Miles Davis, Ascenseur pour l'échafaud (M. Davis, Fontana Records, 1958)
colonna sonora di Ascensore per l'inferno, di Louis Malle, 1958

 

cinema e spie


1932 - 2025
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Cinema e spie qui non è solo una raccolta di film di spionaggio in senso stretto, perché spesso i segreti si nascondono in storie ordinarie, o, al contrario, in situazioni ambigue, segnate dagli interessi più vari, politici e personali. In ogni caso si sono volutamente ignorati i tanti, troppi, prodotti a base di improbabili o propagandistiche 'squadre speciali' made in USA e dintorni.


Mata Hari
(Id., USA, 1932)
di George Fitzmaurice. Con Greta Garbo, Ramon Novarro, Lionel Barrymore, Lewis Stone

Durante la prima guerra mondiale una celebre danzatrice fa la spia per i tedeschi, ma l'amore per un ufficiale sarà la sua rovina. Molto liberamente tratto dalla vera storia di Mata Hari (ovviamente assai più complicata e contraddittoria), il film fece conoscere questa affascinante figura, tanto che il suo nome divenne sinonimo di donna-spia, ma non fu che un polpettone melodrammatico, pur con qualche scena ardita per i tempi. La voce di T. Lattanzi accentuò la sensualità, altrimenti algida, della Garbo. Buona ricostruzione in uno sceneggiato RAI (1967).

L'uomo che sapeva troppo
(The Man Who Knew Too Much, GB, 1934)
di Alfred Hitchcock. Con Peter Lorre, Leslie Banks, Edna Best, Frank Vosper, Hugh Wakefield

Due coniugi inglesi, in vacanza sulla Costa Azzurra con la figlioletta, assistono casualmente a un omicidio, e i killer, per farli tacere, rapiscono la bambina e volano a Londra, dove avevano progettato di assassinare un ambasciatore durante un concerto. Solo dopo una ricerca disperata i genitori riusciranno a salvare figlia e diplomatico. Il rifacimento del 1956 è sicuramente migliore (anche perché disponeva di un budget ben diverso), ma già qui Hitch rivela tutto il proprio inimitabile talento.
Il club dei trentanove
(The 39 Steps, GB, 1935)
di Alfred Hitchcock. Con Robert Donat, Madelaine Carroll

Hitchcock aveva esordito dieci anni prima con Il giardino del piacere, ma sarà con questo bellissimo film che si affermerà definitivamente: il tema, ricorrente nel regista inglese, è quello dell'uomo accusato ingiustamente. Il protagonista, ricercato dalla polizia per un omicidio che non ha commesso, si ritrova a fuggire... ammanettato a una bella ragazza: grande equilibrio fra l'angoscia della fuga e la leggerezza della situazione. Tra i propri film, uno di quelli che Hitchcock, giustamente, amava di più. Liberamente tratto da un romanzo di John Buchan. Fiacchi i remake ('59, '78).

Sabotaggio
(Sabotage, GB, 1936)
di Alfred Hitchcock. Con Oscar Homolka, Sylvia Sidney, John Loder, Desmond Tester

Nella Londra degli anni '30 un agente straniero, che ha come copertura quella di gestore di un cinema, organizza un attentato: il suo diabolico piano prevede che la bomba sarà fatta esplodere, inconsapevolmente, dal fratellino della moglie. Costei nel frattempo ha una relazione con un commerciante, che in realtà è un agente del controspionaggio. Liberamente ispirato a L'agente segreto di Conrad, il film ne rispetta l'atmosfera cupa e l'evoluzione verso un finale tragico e amaro.

L'agente segreto
(Secret Agent, GB, 1936)
di Alfred Hitchcock. Con John Gielgud, Madeleine Carroll, Peter Lorre, Robert Young, Percy Marmont

Durante la prima guerra mondiale uno scrittore inglese viene arruolato dai servizi e inviato in Svizzera per scovare e uccidere una pericolosa spia tedesca. Dopo un primo e drammatico fallimento, l'agente, aiutato dalla solita bella e innamorata fanciulla, si ostina a proseguire la missione, che verrà completata dopo non poche vicissitudini. Da Somerset Maugham, un Hitchcock diligente, ma fin troppo tradizionale: nelle trame di spionaggio il grande mago non riesce a staccarsi dal proprio conservatorismo.

Secret Agent X-9
(Id., USA, 1937)
di Ford Beebe. Con Scott Kolk, Jean Rogers, Monte Blue, Harry Hunter

Un agente segreto americano (dell'FBI, la CIA era di là da venire) implacabile contro spie e gangster: in effetti si tratta quasi di una novità, perché se lo spionaggio era già stato abbondantemente sfruttato al cinema, è una delle prime volte che si punta all'identità di un singolo personaggio. In questo caso attingendo a un fumetto di enorme successo creato dal grande Alex Raymond e nelle prime storie addirittura sceneggiato da Hammett e Charteris. Film a episodi come il successivo del 1945, ed entrambi decisamente modesti e stereotipati.

La signora scompare
(The Lady Vanishes, GB, 1938)
di Alfred Hitchcock. Con Margaret Lockwood, Michael Redgrave, Paul Lukas, Dame May Whitty

1938: una ragazza, durante un viaggio in treno Germania-Svizzera, fa amicizia con una signora, che all'improvviso svanisce nel nulla. La giovane vuole a tutti i costi capire cosa è accaduto, ma si scontra con gli altri passeggeri che sostengono di non aver visto nulla e l'accusano di essersi inventata tutto. Un bel giovanotto, però, l'aiuterà a venire a capo del mistero. I toni da commedia gialla (dalla trama tortuosa e improbabile) lasciano gradatamente il posto a un'atmosfera cupa, in cui si avvertono i segni dell'incombente conflitto mondiale. Modesto remake nel 1979.

Il prigioniero di Amsterdam
(Foreign Correspondent, USA, 1940)
di Alfred Hitchcock. Con Joel McCrea, George Sanders, Laraine Day, Albert Bassermann, Herbert Marshall

1940: un giornalista americano va in Europa per capire meglio la delicatissima situazione internazionale, dominata da venti di guerra: si troverà nel bel mezzo di un complotto ordito dai servizi segreti tedeschi che rapiscono un anziano diplomatico, depositario di oscuri segreti. A complicare tutto c'è un abile doppiogiochista. C'è anche un risvolto amoroso, che però non attenua minimamente l'atmosfera cupa e angosciosa (il film fu girato a guerra iniziata). Ombrelli, vertigini, spari e mulini a vento fanno la loro parte.

Duello mortale
(Man Hunt, USA, 1941)
di Fritz Lang. Con Walter Pidgeon, John Carradine, George Sanders, Joan Bennett

I servizi britannici convincono un gentiluomo inglese, celebre per la sua abilità di tiratore, a farsi paracadutare in Germania: dovrà uccidere Hitler sparandogli a distanza. L'uomo viene catturato dalla Gestapo, riesce a scappare, ma i nazisti non gli danno tregua. Però ci riproverà. Film tutto giocato sulla suspense: non manca un robusto impianto d'azione, ma l'essenza sono i particolari: il mirino telescopico è un occhio freddo e al tempo stesso sconvolto dalla mostruosità che deve osservare.

Casablanca
(Id., USA, 1942)
di Michael Curtiz. Con Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, Claude Rains, Paul Henreid, Peter Lorre

Nel 1941 Casablanca è sotto la Francia di Vichy ed è luogo di spie, viltà e coraggio. E il cinico Rick saprà rinunciare alla donna amata. A differenza dell'insopportabile Via col Vento, questo film è giustamente diventato una leggenda, con scene tra le più celebri della storia del cinema. Melodramma costruito con intelligenza (il finale struggente viene quasi scalzato dalla sommessa ironia dei due uomini nella nebbia), dove l'equilibrio fra i generi si catalizza nei due momenti in cui la musica è protagonista: la Marseillaise e As time goes by.

Sabotatori
(Saboteur o Danger, USA, 1942)
di Alfred Hitchcock. Con Robert Cummings, Priscilla Lane, Alan Baxter, Otto Kruger

Nel clima angoscioso che precede la 2ª guerra mondiale il dipendente di una fabbrica di munizioni viene ingiustamente accusato di sabotaggio e solo con l'aiuto di una coraggiosa ragazza riuscirà a discolparsi e a far scoprire i veri responsabili del complotto nazista. Gli intenti propagandistici non intaccano la solidità di un film che riprende uno dei classici temi di Hitchcock: l'individuo solo al centro di un meccanismo che lo stritola. Celebre la tesissima sequenza della statua della libertà.

Terrore sul Mar Nero
(Journey into Fear, USA, 1942)
di Norman Foster. Con Joseph Cotten, Orson Welles, Dolores Del Rio, Ruth Warrick

A Istanbul un ingegnere americano, che in realtà è un agente segreto dell'OSS, è braccato dalle spie naziste, che cercano in tutti i modi di eliminarlo. Un alto ufficiale turco (che sembra Stalin) si muove ambiguamente e lo aiuta. Donne misteriose complicano la vicenda. Welles fu il vero deus ex machina del film, partecipando sia alla sceneggiatura (da un romanzo di Ambler) sia intervenendo in fase di realizzazione. E il suo intervento è ben evidente, anche se poi la produzione RKO, con cui era in rotta, non gli accreditò questi ruoli.

Quando il giorno verrà
(Watch on the Rhine, USA, 1943)
di Herman Shumlin. Con Paul Lukas, Bette Davis, Geraldine Fitzgerald, George Coulouris

Un ingegnere tedesco, antinazista, vive precariamente a Washington con la moglie americana. Ricattato da un losco individuo, che minaccia di denunciarlo all'ambasciata tedesca, lo uccide e poi torna in Europa per continuare la sua attività politica antifascista. Malgrado sia tratto da una pièce di L. Hellman e sia stato sceneggiato da D. Hammett, il film risente di una regia eccessivamente statica ed è sbilanciato sul piano propagandistico, dovendo fare i conti con le potenti lobby filonaziste che cercavano di sabotare lo sforzo bellico USA.

Il prigioniero del terrore
(Ministry of Fear, USA, 1944)
di Fritz Lang. Con Ray Milland, Marjorie Reynolds, Carl Esmond, Alan Napier

Un uomo accusato di eutanasia per aver lasciato morire la moglie gravemente ammalata sconta alcuni anni in un manicomio criminale inglese. Quando esce si ritrova coinvolto in una ingarbugliata e violenta storia, che scoprirà essere uno scontro senza esclusione di colpi fra spie. Difficile riconoscere Lang in un film certamente dignitoso ma tutto basato sui colpi di scena e sull'azione, e privo dell'abituale incisività nel caratterizzare i personaggi e le atmosfere. Da Quinta colonna di Graham Greene. Nel 1966 uno scenegggiato RAI.

La maschera di Dimitrios
(The Mask of Dimitrios, USA, 1944)
di Jean Negulesco. Con Peter Lorre, Sidney Greenstreet, Zachary Scott, Faye Emerson

A Istanbul uno scrittore è affascinato dall'enigmatica figura di Dimitrios, un avventuriero internazionale al centro di molti traffici e misteriosamente assassinato. Per ricostruire la vicenda lo scrittore viene a contatto con un insieme di strani personaggi - ufficiali turchi corrotti, trafficanti di vario genere, diplomatici, spie - che ben rappresentano il clima torbido e pericoloso dei Balcani dell'epoca. Un noir asciutto che non ricorre a luoghi comuni, piuttosto fedele al bel romanzo di Eric Ambler.

Un'ora prima dell'alba
(The Hour Before the Dawn, USA, 1944)
di Frank Tuttle. Con John Sutton, Veronica Lake, Franchot Tone

Allo scoppio della guerra tanti si arruolano, ma c'è anche chi sceglie l'obiezione di coscienza. La storia d'amore con un'affascinante donna sconvolge tutto, perché lei si rivela una spia dei tedeschi. Lui la ucciderà e poi decide di arruolarsi nella RAF. Da Somerset Maugham, il film ne riprende - non senza qualche eccesso di mélo - le atmosfere ambigue, ma, dovendo in qualche modo contribuire alla propaganda antinazista, semplifica notevolmente l'intreccio, che tuttavia resta ben impostato.

La casa della 92ª strada
(The House on 92nd St., USA, 1945)
di Henry Hathaway. Con William Eythe, Lloyd Nolan, Signe Hasso, Gene Lockhart

Nella fase cruciale della seconda guerra mondiale il Reich tenta in tutti i modi di recuperare il gap tecnologico con gli angloamericani e sguinzaglia le proprie spie, avendo soprattutto come obiettivo i segretissimi progetti della bomba atomica. L'FBI svolge un'intensa attività di controspionaggio ed evita la catastrofe. Anche qui l'intento propagandistico è evidente, accentuato dalla tecnica quasi documentaristica, ma Hathaway mescola sapientemente realismo e spettacolarità e ne fa un film avvincente.

Missione di morte
(Cornered, USA, 1945)
di Edward Dmytryk. Con Dick Powell, Walter Slezak, Jack Larue, Micheline Cheirel

Un pilota canadese di stanza in Francia s'innamora di una ragazza che fa parte del Maquis, ma viene catturato e internato in un campo di prigionia. Alla fine della guerra viene a sapere che la fidanzata è stata uccisa dai nazisti dopo esser stata denunciata da un funzionario di Vichy, e quindi inizia una caccia spietata, lungo la Rat Line, al collaborazionista. Film teso e ritmato che rende con grande efficacia le ambiguità e le tremende ferite legate alla guerra, all'onestà, all'amore.

Notorius - L'amante perduta
(Notorious, USA, 1946)
di Alfred Hitchcock. Con Cary Grant, Ingrid Bergman, Claude Rains, Leopoldine Konstantin, Louis Calhern

Lei non ha un passato irreprensibile e lo spionaggio americano la costringe a sposare, per spiarlo, un uomo d'affari a capo di un'organizzazione nazista a Rio. Lui sospetta ma un vecchio amante aiuterà la donna ad uscire dalla pericolosa situazione. Una spy story in cui però è la suspense a dominare, con momenti che rimangono tra i più tesi della storia del cinema e sequenze memorabili (a partire da quella dello scambio della chiave durante il party). Bergman alcolica e drammatica. "La quintessenza di Hitchcock" (Truffaut).

Lo straniero
(The Stranger, USA, 1946)
di Orson Welles. Con Edward G. Robinson, Orson Welles, Loretta Young

Nell'immediato dopoguerra un criminale nazista scappato dall'Europa cerca di sfuggire alla giustizia e s'inserisce abilmente in una cittadina della provincia americana, addirittura sposando la figlia di un giudice. Ma un tenace detective governativo è sulle sue tracce. Forse non è tra i capolavori assoluti di Welles, ma tutta la vicenda è condotta con la consueta maestria: sospetti, ambiguità, doppiezza. Memorabili la sequenza dell'assassinio nel bosco e quella finale sul campanile.

Maschere e pugnali
(Cloak and Dagger, USA, 1946)
di Fritz Lang. Con Gary Cooper, Lilli Palmer, Robert Alda

Durante la guerra un mite scienziato viene arruolato dai servizi segreti alleati per essere paracadutato in Germania e strappare ai nazisti un importante fisico che lavora alla bomba atomica. La missione fallisce ma prosegue in Italia con un obiettivo analogo. Il film non è tra i migliori di Lang, anche perché appesantito da un'improbabile vicenda sentimentale, però mantiene una dignitosa cifra stilistica: in realtà la produzione intervenne per moderare i toni pacifisti e polemici rispetto all'arma nucleare.

Il 13 non risponde
(13 rue Madeleine, USA, 1946)
di Henry Hathaway. Con James Cagney, Frank Latimore, Annabella, Richard Conte

Durante la 2a guerra mondiale un nucleo dei servizi d'intelligence statunitense operante in Francia collabora con il maquis, ma un ufficiale dell'Abwehr (lo spionaggio militare tedesco) s'infiltra nel gruppo. Tutto si svolge come una partita a scacchi: mosse e contromosse per ingannare il nemico. Dalle praterie del West alla claustrofobia della clandestinità, Hathaway cambia pelle ma non perde la propria capacità di raccontare una storia avvincente, addirittura permettendosi il lusso di sperimentare una tecnica di taglio semidocumentaristico.

Fuggiasco
(Odd Man out, GB, 1947)
di Carol Reed. Con James Mason, Fay Compton, Kathleen Ryan

In una livida Belfast invernale il capo di un nucleo armato clandestino (evidentemente dell'IRA, che però non viene mai nominata esplicitamente), dopo un'azione tenta di sfuggire alla spietata caccia della polizia. La fuga lo porterà nei vicoli bui e insidiosi di una città ferita, oltraggiata, indifferente, fra persone le più diverse: ambigue, eroiche, avide, ostili, solidali. Fino a un porto delle nebbie che sarà la drammatica metafora di un'esistenza dura e in cui il tradimento morale non lascia vie d'uscita. Un Reed eccellente per un noir umano, affascinante, crudele.

Atto di violenza
(Act of Violence, USA, 1948)
di Fred Zinnemann. Con Robert Ryan, Van Heflin, Janet Leigh, Mary Astor

Durante la guerra un gruppo di prigionieri americani organizza una fuga da un lager ma uno di loro fa la spia. L'unico sopravvissuto, tornato in patria, vuole vendicarsi del traditore, che nel frattempo è felicemente tornato dalla famiglia. Il dramma si avvita su se stesso e poi precipita verso un esito inevitabilmente cupo. Naturalmente il cuore del film non è tanto la caccia all'uomo quanto il complesso rapporto fra carnefice e vittima, e, nella sua evoluzione, il cammino di espiazione.

II terzo uomo
(The Third Man, GB - USA, 1949)
di Carol Reed. Con Orson Welles, Joseph Cotten, Alida Valli, Trevor Howard

Nella Vienna dell'immediato dopoguerra Holly è in cerca dell'amico Harry (di cui si parla continuamente ma che non si vede quasi mai), però scoprirà che egli è coinvolto in loschi traffici. Nulla è come sembra e quella città maestosa e decadente nasconde una realtà torbida, nelle sue ombre e nei suoi sotterranei. La vicenda si complica e assume via via un ritmo sempre più allucinato, fino all'epilogo, da antologia, nelle fogne della città. Scritto da Graham Greene e interpretato da un Orson Welles assolutamente straordinario.

Alto tradimento
(Conspirator, GB, 1949)
di Victor Saville. Con Elizabeth Taylor, Robert Taylor, Robert Flemyng

Fanciulla di buona famiglia non resiste al fascino della divisa, oltre a tutto di Sua Maestà Britannica. Nozze felici, ma il bel marito nasconde qualcosa e lei scoprirà la terribile verità: lui è segretamente comunista e fa la spia per l'Unione Sovietica. Lui scopre che lei ha scoperto tutto: vincerà l'amore o l'amor di patria (naturale o adottiva)? Una trama che vorrebbe essere hitchcockiana e invece riprende tutti i luoghi comuni del mélo e dei film da guerra fredda, con l'aggravante che la bellezza dei protagonisti rende ancora più improbabile il tutto.

Stanotte sorgerà il sole
(We Were Strangers, USA, 1949)
di John Huston. Con John Garfield, Jennifer Jones, Pedro Armendariz, Gilbert Roland, Ramòn Novarro

Cuba, 1933: un nucleo di rivoluzionari in azione contro la dittatura di Gerardo Machado progetta di uccidere un alto funzionario e poi di far esplodere un ordigno durante i funerali a cui parteciperanno i più importanti esponenti del regime. Le cose prendono una piega imprevista, ma la lotta continuerà. Un film politico (che ovviamente negli USA ebbe poca fortuna) che tuttavia si svolge come un thriller, quasi che si trattasse della preparazione di una rapina. Gli aspetti spettacolari sono un po' ridondanti e i personaggi statunitensi abbastanza incongrui.

Kim
(Id., USA, 1950)
di Victor Saville. Con Dean Stockwell, Errol Flynn, Paul Lukas, Robert Douglas

India britannica, metà '800: un ragazzino bianco, orfano, vive come un indigeno e campa di espedienti; quando deruba un gentiluomo, che in realtà è un agente segreto di Sua Maestà, costui, colpito dalla vivace intelligenza di Kim lo "arruola" per fargli compiere missioni in cui un ragazzo, appunto, passa inosservato. Kim vivrà anche un viaggio di iniziazione. Dignitoso film per ragazzi, che solo in minima parte riprende il capolavoro di Kipling, in cui viene usata l'espressione "grande gioco" per definire lo spionaggio. E non a caso Kim Philby...

Un uomo perduto
(Der Verlorene, D, 1951)
di Peter
Lorre. Con Peter Lorre, Karl John, Renate Mannhardt, Helmut Rudolph, Lotte Rauch

Nel 1943 il dottor Rothe, sconvolto dalla rivelazione (falsa) che la sua fidanzata era una spia al servizio degli inglesi, l'aveva uccisa, ma subito dopo la guerra, in un campo profughi, ritrova il nazista che lo aveva ingannato, spingendolo al delitto. Tutta la sua vita, già compromessa, viene annientata, e uccidere ancora sarà inevitabile. Unica regia del grande attore ungherese, questo capolavoro espressionista ebbe poco successo, forse perché troppo cupo, o eccessivamente lucido rispetto alla vera natura del nazismo.

Operazione Cicero
(5 Fingers, USA, 1952)
di Joseph L. Mankiewicz. Con James Mason, Danielle Darrieux, Walter Hampden, Michael Rennie

Un cameriere albanese si trova a lavorare nell'ambasciata britannica ad Ankara durante la 2a guerra mondiale e approfittando della poca considerazione che hanno di lui inizia a fotografare documenti top secret, vendendoli allo spionaggio tedesco. La storia, complicata da un altro doppio gioco e da una beffa, è vera (nome in codice della spia: Cicero) ed il film, pur romanzando, è molto attento a non cadere nel fumetto, grazie anche ad attori misurati, a partire dal bravissimo J. Mason. Sulla vicenda uno sceneggiato RAI nel 1979.

La spia
(The Thief, USA, 1952)
di Russell Rouse. Con Ray Milland, Rita Gam, Martin Gabel, Harry Bronson

Uno scienziato americano si lascia irretire da agenti segreti di una potenza straniera e consegna loro documenti top secret. Il rimorso per aver tradito la patria lo tormenta. "È un film sonoro, ma senza una parola di dialogo. Sul piano formale è tutt'altro che disprezzabile e riesce a raggiungere una innegabile tensione drammatica in più di una sequenza. R. Milland è bravissimo nella sua interpretazione di nevrotico. Ha i limiti di ogni narrazione imperniata su una scommessa stilistica. " (Morandini) (grazie a Giovanni Tavoschi per la segnalazione)

Accadde a Berlino
(The Man Between, GB, 1953)
di Carol Reed. Con James Mason, Claire Bloom, Hildegard Knef, Geoffrey Toone, Ernst Schroeder

Subito dopo la guerra Berlino è una città disperata, a pezzi, divisa fra est e ovest. Un ex ufficiale nazista, più o meno collegato coi servizi sovietici, decide di riscattarsi e aiuta una giovane donna a sfuggire alle grinfie dei cattivi. Reed non dimentica le cupe atmosfere de Il terzo uomo, ma si guarda bene dal farne una ripetizione: qui la situazione è assai meno rarefatta, e anzi forse la storia è un po' troppo densa di intrighi, sparatorie e misteri, pur svolgendosi con fluidità e tensione.

Stalag 17 - L'inferno dei vivi
(Stalag 17, USA, 1953)
di Billy Wilder. Con William Holden, Robert Strauss, Don Taylor, Otto Preminger, Sig Ruman

In un campo di concentramento tra i prigionieri alleati si è infiltrato un agente nazista, allo scopo di sventare eventuali tentativi di fuga: i detenuti lo sanno e cercano di scoprire chi sia. Sarà proprio colui che viene accusato ingiustamente a risolvere la cosa. L'ambientazione bellica consente a Wilder di impostare una suspense del tutto originale, claustrofobica e angosciosa, e a giocare con maestria sul contrasto fra la rudezza della situazione e le sfumature che porteranno al drammatico epilogo.

Uomini ombra
(I, 1954)
di Francesco De Robertis. Con Paolo Stoppa, Mara Lane, Giorgio Albertazzi, Corrado Annicelli

Seconda guerra mondiale: la forza armata italiana più efficiente e pericolosa è la Marina e gli inglesi cercano in tutti i modi di venire a conoscenza dei piani di battaglia. Il controspionaggio navale non si fa ingannare, ritorce sul nemico una trappola e smantella la rete di spie. Film modesto, ma con una sua dignità: in ogni caso è uno dei pochi prodotti della cinematografia italiana che ha osato misurarsi con un genere appannaggio degli americani senza ricorrere al fumetto o alla parodia, anche perché il regista era un ex ufficiale di Marina.

L'uomo che non è mai esistito
(The Man Who Never Was, USA, 1956)
di Ronald Neame. Con Clifton Webb, Gloria Grahame, Robert Flemyng, Josephine Griffin

Geniale trovata dei servizi segreti britannici: nel 1943 fanno in modo che i tedeschi recuperino il cadavere di un ufficiale alleato con addosso i piani (falsi) dello sbarco in Sicilia. L'operazione di disinformatja è molto complessa, ma riesce egregiamente. Ispirato ad un fatto vero, il film, nonostante qualche divagazione, si regge su un ottimo equilibrio tra verosimiglianza ed efficacia spettacolare, suspense e realismo, cinismo e humour, patriottismo e distacco documentaristico. Discreto remake nel 2022.

L'uomo che sapeva troppo
(The Man Who Knew Too Much, USA, 1956)
di Alfred Hitchcock. Con James Stewart, Doris Day, Bernard Miles, Daniel Gélin

Due coniugi inglesi, in vacanza in Marocco con la figlioletta, assistono casualmente a un omicidio, e i killer, per farli tacere, rapiscono la bambina e volano a Londra, dove avevano progettato di assassinare un ambasciatore durante un concerto. Solo dopo una ricerca disperata i genitori riusciranno a salvare figlia e diplomatico, in una sequenza finale dominata dalla musica, dell'orchestra e di Que sera, sera. Remake di un film girato dallo stesso Hitchcock nel '34 e migliore dell'originale.

Le spie
(Les espions, F, 1957)
di Henri-Georges Clouzot. Con Peter Ustinov, Curd Jürgens, Paul Carpenter, Vera Clouzot

Un funzionario dei servizi segreti militari americani deve nascondere un proprio agente e individua come luogo sicuro una clinica psichiatrica: convince il direttore e tutto sembra a posto. Ma l'espediente viene scoperto, la clinica è messa sotto stretta sorveglianza, e s'innesca un pericoloso e oscuro gioco di spie. In bilico tra banalità e acutezza, Clouzot allestisce un teatrino delle marionette dominato dal sospetto e dalla paranoia: lo spionaggio nella sua forma meno spettacolare, governato dall'ambiguità.

Un americano tranquillo
(The Quiet American, USA, 1958)
di Joseph L. Mankiewicz. Con Michael Redgrave, Audie Murphy, Georgia Moll, Bruce Cabot, Jean-Claude Dauphin

Saigon, 1952: durante la guerra franco-indocinese, due anni prima d Dien Bien Phu, la vita di un cinico e scafato giornalista viene sconvolta dall'arrivo di un giovane americano che gli frega la bella amante ed è un acceso sostenitore di una "terza forza", sganciata dal Viet Minh e dagli USA. Da G. Greene, che però stroncò il film, dato che il pur bravo regista si era dovuto piegare alla produzione che aveva rovesciato in anticomunismo lo spirito del libro, assai critico nei confronti dell'imperialismo. Un thriller di atmosfere più che di colpi di scena.

Scacco Matto
(Checkmate, USA, TV 1960 - 1962)
ideato da Eric Ambler. Con Sebastian Cabot, Tony George, Doug McClure

Ambler, uno dei grandi maestri del thriller, rivitalizza una formula allora inconsueta: invece di un poliziotto o di un detective privato, al centro delle storie vi è un gruppo di persone, i membri di un'agenzia investigativa di San Francisco, la Checkmate Inc.: la mente del team è il criminologo Carl Hyatt, accanto al quale operano in modo decisamente brillante quello che pare il capo dell'agenzia, Dan Corey ed il giovane Jed Sills. Da notare: spesso l'agenzia s'impegnava in una vicenda in cui il crimine non era ancora stato commesso, con l'insolito obiettivo di prevenirlo.

Sono un agente FBI
(The FBI Story, USA, 1959)
di Mervyn LeRoy. Con James Stewart, Vera Miles, Murray Hamilton, Larry Pennell, Nick Adams

Tipico film di regime in cui si esaltano le magnifiche sorti e progressive dell'american way of life: lui s'innamora di una bella bibliotecaria, la sposa, e costruisce una famigliola come si deve. Nel frattempo entra in una nuova agenzia governativa, l'FBI appunto, baluardo della civiltà e delle persone perbene contro gangster e comunisti (che sono più o meno la stessa cosa). Ovvero: come conciliare alla perfezione casa e lavoro, perché una delle prime iniziative dell'FBI fu di schedare accuratamente tutti gli utenti delle biblioteche. Si sa, i libri sono pericolosi.

Intrigo internazionale
(North by Northwest, USA, 1959)
di Alfred
Hitchcock. Con Cary Grant, Eva Marie Saint, James Mason, Leo G. Carroll, Martin Landau

Un pubblicitario si trova all'improvviso al centro di un turbine di disavventure: la polizia lo ritiene un assassino, un'organizzazione di spie lo crede un agente del controspionaggio e cerca di farlo fuori. Soltanto dopo una serie interminabile di inseguimenti tutto sarà chiarito. Virtuosismi di alta classe del grande Hitch, con la celebre sequenza dell'aereo che attacca il protagonista in mezzo ai campi e un gran finale sulle rocce del monte Rushmore (quello su cui sono scolpiti i volti di Washington, Jefferson, Lincoln e T. Roosevelt).

Il nostro agente all'Avana
(Our Man in Havana, GB, 1960)
di Carol Reed. Con Alec Guinness, Maureen O'Hara, Ernie Kovacs, Burl Ives, Noel Coward

Nella corrotta Cuba del dittatore Batista la situazione politica è in fermento ed il governo britannico è in cerca di informazioni. Un modesto venditore di aspirapolveri riesce a farsi assumere come agente e dato che le sterline di Sua Maestà gli fanno molto comodo s'inventa un sacco di balle, via via sempre più elaborate. Guinness è grandissimo in questo film tratto dallo splendido romanzo di G. Greene: con la sua candida ironia è certamente una spia più credibile e realistica dei futuri agenti in smoking e Aston Martin.

La spia del secolo
(Qui êtes-vous Monsieur Sorge?, F, 1961)
di Yves Ciampi. Con Thomas Holtzmann, Keiko Kishi, Hans Otto Meissner

Il tedesco Richard Sorge fu davvero la spia del secolo: trasferitosi in Giappone a metà anni '30, fingendosi fervente nazista frequenta i circoli diplomatici più esclusivi di Tokyo e acquisisce informazioni importantissime che trasmette alla sua patria ideale, l'URSS (la madre era russa e Sorge era comunista): dal quadro completo delle forze armate nipponiche fino ai dettagli (che Stalin ignorò) dell'Operazione Barbarossa. Purtroppo il film deforma la storia per scopi spettacolari, quando invece la realtà era molto più affascinante e misteriosa.

Agente 007, licenza di uccidere
(Dr. No, GB, 1962)
di Terence Young. Con Sean Connery, Ursula Andress, Joseph Wiseman, Jack Lord, Bernard Lee

Abbiamo già detto che spy story e giallo... Dunque ecco il primo dell'interminabile serie 007: Connery resta il migliore, e solo Brosnan è altrettanto credibile; un velo pietoso sui vari orsacchiotti, Moore in primis; Craig è molto bravo, ma i suoi film in genere sono mediocri. Comunque Fleming è stato l'inventore della spy story moderna, quindi lode a lui. Questo film non solo apre una saga, ma riforma un genere (peraltro innescando una frenesia di pessime imitazioni). E per chi all'epoca era ragazzino vedere Ursula Andress uscire dall'acqua...

Va' e uccidi
(The Manchurian Candidate, USA, 1962)
di John Frankenheimer. Con Frank Sinatra, Lawrence Harvey, Angela Lansbury, Janet Leigh, Henry Silva

Durante la guerra di Corea alcuni soldati americani, prigionieri al nord, subiscono un lavaggio del cervello mirato a un diabolico complotto: dovranno descrivere come un eroe un sergente che in realtà diventerà inconsapevolmente un killer; così, tornato in patria trionfalmente, potrà proseguire la già ben avviata carriera politica candidandosi alla vicepresidenza, uccidere il candidato presidente e subentrargli. Ma uno degli altri lentamente comincerà a ricordare... Avvincente thriller fantapolitico che avrà un buon remake (J. Demme, 2004).

Il falso traditore
(The Counterfeit Traitor, USA, 1962)
di George Seaton. Con William Holden, Hugh Griffith, Lili Palmer, Eva Dahlbeck

Un cinico uomo d'affari americano ha stretti rapporti commerciali con la Germania di Hitler, ma quando si rende conto della mostruosità dei crimini nazisti decide di collaborare con i servizi segreti britannici. Lo aiuterà una donna, di cui ovviamente s'innamora, anch'essa avversa al regime. Gli sviluppi saranno particolarmente drammatici. Onesto film che riprende con una certa originalità il cliché dell'uomo senza ideali che fa i conti con la propria coscienza e ne paga crudelmente il prezzo.

Fu Manchu - A.S. 3 Operazione tigre
(The Face of Fu Manchu, GB - D, 1963)
di Don Sharp. Con Christopher Lee, Nigel Green, Joachim Fuchsberger, Karin Dor, Howard Marion Crawford

Sir Nayland Smith, di Scotland Yard, l'irriducibile nemico di Fu Manchu, aveva assistito alla sua esecuzione, ma il succedersi di orribili delitti che portano il marchio della setta di Fu Manchu fa pensare che egli sia riuscito a sopravvivere. E ora minaccia Londra con un gas letale che può sterminare la città. Godibile mix di horror, poliziesco e fantascienza, il film rilancia il personaggio già impersonato da B. Karloff, e questa Spectre asiatica evoca paure che prenderanno corpo negli anni '90. Lee, al solito, bravissimo e cattivissimo. Mediocri i seguiti.

A 007, dalla Russia con amore
(From Russia With Love, GB, 1963)
di Terence Young. Con Sean Connery, Daniela Bianchi, Pedro Armendáriz, Lotte Lenya, Robert Shaw

007 deve sottrarre ai sovietici una macchina di decodificazione e si fa aiutare da una bella doppiogiochista, che però è in realtà al servizio (inconsapevole) della Spectre. Dopo ci sarà Goldfinger, e dopo ancora la deriva verso film sempre più improbabili, e lontani da I. Fleming. Questo è il migliore della serie, ed il più innovativo malgrado l'impianto tradizionale (peraltro non fedelissimo al libro), con pezzi memorabili: dal prologo alla lotta in treno, alla valigetta. Un po' troppo folklore, ma From Russia With Love è una colonna sonora perfetta...
Sciarada
(Charade, USA, 1963)
di Stanley Donen. Con Cary Grant, Audrey Hepburn, Walter Matthau, James Coburn

Una bella americana vive a Parigi con il marito. Lui viene ucciso e lei inizia a fare strani e pericolosi incontri, ma un affascinante connazionale si offre di aiutarla. Quando scopre che costui non è chi dice di essere, il panico è totale, ma... Per fortuna poi i cattivi si sbranano tra loro. Quasi tutto perfetto in questo gioiello che sembra Hitchcock e che si svolge con ottimo equilibrio fra thriller e commedia brillante: l'unico neo è una Parigi stereotipata, proprio come gli americani la vogliono. Musica (di H. Mancini) che fece epoca.

Sette giorni a maggio
(Seven Days in May, USA, 1964)
di John Frankenheimer. Con Burt Lancaster, Kirk Douglas, Fredric March, Edmond O'Brien, Ava Gardner

Distensione o no? Il Presidente dice di sì, ma il Capo di Stato Maggiore della Difesa non ne vuol sapere e prepara un colpo di stato. Il suo più stretto collaboratore, però, non ci sta e parla con la Casa Bianca. Forse il più bel thriller fantapolitico mai realizzato, in cui si mescolano i temi allora attualissimi dello scontro tra i due blocchi e quelli antichi della lealtà e del tradimento. Lancaster e Douglas fanno a gara a chi è più bravo e si muovono stupendamente in un'atmosfera angosciosa e tesissima.

Agente 007, missione Goldfinger
(Goldfinger, GB, 1964)
di Guy Hamilton. Con Sean Connery, Gert Fröbe, Honor Blackman, Harold Sakata, Desmond Llewelyn

Diabolico piano per mettere le mani nientemeno che sulla riserva d'oro degli USA custodita a Fort Knox e controllare così il mercato mondiale. Riuscirà 007 a sventare il crimine del secolo? Terzo (e ultimo per fascino) film della saga, in cui esplodono le diavolerie tecnologiche di Q e le invenzioni scenografiche, che poi diventeranno ridicolmente esagerate e stucchevoli. Ma qui furono davvero geniali (solo accennate nel libro) e, insieme alle musiche, hanno definitivamente consolidato il mito di Bond, James Bond.

Organizzazione U.N.C.L.E.
(The Man from U.N.C.L.E. USA, TV 1964 - 1968)
di Sam Rolfe. Con Robert Vaughn, David McCallum, Leo G. Carroll

United Network Command for Law and Enforcement: un'improbabile agenzia controterrorismo che combatte, appunto, i cattivi cattivi. Non semplicemente uno dei tanti cloni da 007, ma una serie piuttosto originale e brillante, che addirittura va oltre la guerra fredda (i protagonisti sono un sovietico ed un americano, amici ed alleati) e propone situazioni, anche avveniristiche, che saranno poi ampiamente saccheggiate altrove. Dopo 50 anni (!) Ritchie ne ricaverà un film, che dicono divertente ma in realtà mediocre.

Thunderball: Operazione tuono
(Thunderball, USA - GB, 1965)
di Terence Young. Con Sean Connery, Adolfo Celi, Claudine Auger, Luciana Paluzzi, Anthony Dawson, Bernard Lee

Il n. 2 della Spectre prepara un'estorsione colossale: impadronitosi clamorosamente di un velivolo NATO armato di bombe atomiche, minaccia di farle esplodere su due metropoli se i governi occidentali non verseranno un adeguato riscatto. Con l'aiuto dell'amante, infelice, del cattivone, riuscirà 007 a sventare il crimine del secolo? Malgrado alcune ingegnose trovate scenografiche, il 4° film della serie infinita avvia la parabola discendente, anche perché alle robuste trame di Fleming si preferirà la spettacolarità, a volte pacchiana. Mediocre remake nel 1983.

Ipcress
(The Ipcress File, GB, 1965)
di Sidney J. Furie. Con Michael Caine, Guy Doleman, Nigel Green, Sue Lloyd

Uno scienziato viene rapito e i servizi britannici affidano l'incarico di ritrovarlo all'agente Palmer: non è proprio un esempio di diligenza, ma conosce il mestiere e dovrà addirittura fare i conti col lavaggio del cervello a cui lo sottopongono i cattivi. Da The Ipcress File (1962) di Len Deighton, un bel film di spionaggio che si discosta nettamente dal modello Bond e, senza rinunciare a un solido meccanismo spettacolare, offre un ritratto intenso e realistico del complesso mondo delle spie.

La spia che venne dal freddo
(The Spy Who Came In from the Cold, GB, 1965)
di Martin Ritt. Con Richard Burton, Oskar Werner, Claire Bloom, Peter Van Eyck, Robert Hardy

Un agente segreto britannico va in missione nella Germania dell'Est: l'obiettivo è mettere fuori gioco un pericoloso avversario, ma le cose sono più complicate e, come sempre nello spionaggio, niente è come sembra. Realizzato contemporaneamente a Ipcress, un altro film che contrasta egregiamente il filone spionistico di taglio meramente spettacolare, sottolineando l'ambiguità del "grande gioco" e rinunciando al facile manicheismo. Dal bellissimo romanzo (1963) di John le Carré.

Mata Hari, agente segreto H 21
(Mata Hari - Agent H21, F, 1965)
di Jean-Louis Richard. Con Jeanne Moreau, Claude Rich, Frank Villard

Durante la prima guerra mondiale, a Parigi, una celebre danzatrice fa la spia per i tedeschi, ma l'amore per un ufficiale sarà la sua rovina. Liberamente tratto dalla vera, e assai più complicata, storia di Mata Hari, il film è decisamente più bello di quello con G. Garbo (1932): pur non rinunciando agli effetti spettacolari e all'inevitabile melodramma, riesce a dare un quadro piuttosto realistico della vicenda spionistica e del suo intrecciarsi con i destini personali. Moreau tutt'altro che glaciale. Una buona ricostruzione in uno sceneggiato RAI (1967).

Agente Lemmy Caution: missione Alphaville
(Alphaville, une étrange aventure de Lemmy Caution, F - I, 1965)
di Jean-Luc Godard. Con Eddie Constantine, Akim Tamiroff, Anna Karina, Howard Vernon, Jean-Pierre Léaud

Missione difficilissima per L. Caution: addirittura su Alphaville, capitale di un altro pianeta, governata rigidamente da un supercomputer che proibisce nel modo più assoluto, pena la morte, l'espressione di qualsiasi sentimento. Riprendendo il personaggio di P. Cheney, già portato mediocremente sullo schermo, Godard affronta con esplicita ironia, mescolandoli, due generi pulp: sì, ci sono la città senz'anima, l'individuo umiliato, e molti hanno apprezzato questo gelido sarcasmo, condito da innumerevoli citazioni, ma il risultato pare un divertissement pasticciato.

Mirage
(Id., USA, 1965)
di Edward Dmytryk. Con Gregory Peck, Walter Matthau, Diane Baker, Kevin McCarthy, Leif Erickson

Uno scienziato che ha fatto una clamorosa scoperta perde la memoria e cerca in tutti i modi di ricomporre la propria esistenza: si ritroverà al centro di un complicato e violento intrigo e l'intervento di un investigatore privato sarà decisivo. Una New York completamente al buio in seguito ad un black out è la cornice cupa e minacciosa di una vicenda tesa, dominata da una suspense di sapore inconfondibilmente hitchcockiano. Peck e Matthau in un'accoppiata insolita ed efficacissima.

Una storia americana
(Made in USA, F, 1966)
di Jean-Luc Godard. Con Anna Karina, Jean-Pierre Léaud, Marianne Faithfull, Laszló Szábó, Yves Afonso

Il fidanzato di Paula è scomparso e forse è stato ucciso. Lei lo cerca disperatamente e si troverà in mezzo a un groviglio di spie: vendetta. Vagamente ispirato alla vicenda di Ben Barka, il leader della sinistra marocchina rapito a Parigi con la complicità dei servizi francesi, il film è volutamente criptico e "straripa di citazioni letterarie e filmiche hollywoodiane, usate per dire che ormai tutto è stato colonizzato dagli Stati Uniti. Caoticamente sperimentale, s'inabissa nelle spirali del linguaggio." (Morandini)

Quiller memorandum
(The Quiller Memorandum, GB, 1966)
di Michael Anderson. Con George Segal, Alec Guinness, Max von Sydow, George Sanders, Senta Berger

In piena guerra fredda, in una Germania ubriacata da un travolgente sviluppo, s'intrecciano interessi economici e nostalgia per Hitler ed i servizi britannici cercano di far luce su una pericolosa organizzazione neonazista. Un agente si troverà in mezzo ad una storia complicata, con un'affascinante donna che forse lo aiuta o forse no. L'acuta sceneggiatura di Harold Pinter evita accuratamente i cliché e porta la storia - interpretata da attori in gran forma - su un registro quasi surreale.

Il sipario strappato
(Torn Curtain, USA, 1966)
di Alfred Hitchcock. Con Paul Newman, Julie Andrews, Lila Kedrova, Günter Strack, David Opatoshu

Uno scienziato americano finge di passare "dall'altra parte" e va a Berlino Est, accolto trionfalmente: il suo scopo è scoprire certi segreti missilistici. Il film riprende gli stereotipi sulla guerra fredda e non sembrerebbe neanche Hitchcock, se non fosse per le solite zampate geniali. Un angoscioso pedinamento in un museo labirintico, e l'uccisione di una spia: una scena interminabile, cruenta, complicata, grottesca. Hitch rivelò a Truffaut di aver voluto dimostrare quanto in realtà sia difficile uccidere se non si è del mestiere...

Funerale a Berlino
(Funeral in Berlin, GB, 1966)
di Guy Hamilton. Con Michael Caine, Oscar Homolka, Eva Renzi, Paul Hubschmid

Quello che nel libro di Deighton è l'agente senza nome, qui, come in Ipcress, è Harry Palmer: che deve organizzare la defezione di un alto ufficiale del KGB. Ma ci sono di mezzo il muro di Berlino, un agente doppiogiochista, il Mossad e pure la malavita. Se nel romanzo la complessità della trama ha modo di dipanarsi in modo convincente qui la carne al fuoco è davvero troppa. Ma Caine è perfetto nel ruolo dell'agente capace e indisciplinato, e i suoi duetti con Homolka sono da vero cinema.

Modesty Blaise, la bellissima che uccide
(Modesty Blaise, GB, 1966)
di Joseph Losey. Con Monica Vitti, Dirk Bogarde, Terence Stamp, Alexander Knox, Rossella Falk, Scilla Gabel

Bella, ricca, abile, spericolata, offresi a servizi segreti per missione difficilissima. Astenersi perditempo. Peccato che un'opera del grande Losey possa riassumersi così, ma qui siamo davvero a livelli imbarazzanti: un film che vorrebbe essere una parodia del cinema spionistico anni '60 tutto azione, cade poi nell'imitazione e ne viene fuori un fumettaccio. Mentre il fumetto di P. O'Donnell una sua fisionomia ce l'aveva. E M. Vitti sembra che stia recitando una mediocre commedia all'italiana, senza nemmeno la procacità della Modesty originale.

Quinta colonna
(I, TV 1966)
di Vittorio Cottafavi. Con Raoul Grassilli, Giulia Lazzarini, Tino Schirinzi, Renato De Carmine, Tino Carraro, Siria Betti

Il signor Rowe è coinvolto nelle trame dello spionaggio nazista degli anni '40. Nel tentativo di capire il proprio ruolo nella vicenda, l'uomo finirà al centro di una complicata storia che, partendo da un presagio annunciatogli da una zingara, finirà col vederlo protagonista di una struggente storia d'amore, di una perdita della memoria e di un conseguente ricovero in un ospedale psichiatrico. Solo al termine della storia il protagonista, giungerà ad un parziale chiarimento della sua posizione. Da un romanzo di G. Greene già portato sullo schermo da F. Lang (1944).

Dossier Mata Hari
(I, TV 1967)
di Mario Landi. Con Cosetta Greco, Gabriele Ferzetti, Paolo Carlini, Antonio Pierfederici, Riccardo Cucciolla

Durante la prima guerra mondiale i servizi segreti francesi scoprono che la celebre danzatrice Mata Hari era in realtà una spia dei tedeschi: circuisce alti ufficiali per venire a conoscenza di segreti militari. Una storia complicata che al processo venne chiarita, e la spia fu giustiziata. Lo sceneggiato si sviluppa sotto forma di ricostruzione degli avvenimenti e fu più fedele alla realtà dei vari film ispirati alla vicenda con protagoniste Greta Garbo (1932) e Jeanne Moreau (1965), e altre da dimenticare.

Agente 007 - Si vive solo due volte
(You Only Live Twice, USA - GB, 1967)
di Lewis Gilbert. Con Sean Connery, Donald Pleasence, Akiko Wakabayashi, Bernard Lee

Una navicella spaziale americana scompare misteriosamente e i sovietici sono naturalmente sotto accusa: Londra però sospetta che dietro ci sia la famigerata Spectre, che vuole far esplodere la tensione internazionale e scatenare il caos. Individuata la base dei criminali, in Giappone, 007 con l'aiuto dei servizi nipponici risolve la faccenda. Sempre meno fedele ai bei libri di Fleming, la Bond saga prosegue banalizzando le trame e puntando sugli effetti speciali. Ma per la prima volta si vede in faccia il n. 1, Stavro Blofeld.

James Bond 007 - Casino Royale
(Casino Royale, GB, 1967)
di V. Guest, K. Hughes, J. Huston, J. McGrath, R. Parrish. Con D. Niven, P. Sellers, W. Allen, U. Andress, O. Welles

Il mondo dello spionaggio internazionale è devastato dalle azioni di una misteriosa organizzazione ed i capi dei vari servizi si rivolgono al vecchio J. Bond, in pensione, perché risolva le cose. E poi la trama impazzisce. I produttori che hanno acquisito i diritti sui libri di Fleming non sono riusciti ad accaparrarseli tutti e questo film è fuori serie: un tentativo malriuscito di parodia che puntava alla sovrabbondanza (di attori, di registi, di trovate, di colpi di scena, di ironia) per rivaleggiare maliziosamente con il "canone" bondiano. Un'occasione persa.

Il cervello da un miliardo di dollari
(Billion Dollar Brain, GB, 1967)
di Ken Russell. Con Michael Caine, Karl Malden, Ed Begley, Oscar Homolka, Françoise Dorléac

Un miliardario texano leggermente anticomunista investe una fortuna in un folle progetto: l'intervento di un proprio esercito privato nelle repubbliche baltiche per provocare la reazione dell'URSS e scatenare la guerra mondiale. L'agente Palmer si troverà a collaborare con un vecchio nemico del KGB per scongiurare la catastrofe. Il talento visionario di Russell vira troppo sul surreale e tradisce senza uno scopo preciso il quadro angoscioso e (a posteriori) non del tutto assurdo del libro di Deighton.

Agli ordini del Führer e al servizio di Sua Maestà
(Triple Cross, GB, 1967)
di Terence Young. Con Christopher Plummer, Romy Schneider, Trevor Howard, Yul Brinner, Gert Fröbe

Eddie Chapman è uno scassinatore coi fiocchi ma viene preso da Scotland Yard, e quando esce, allo scoppio della guerra, comincia a lavorare per i servizi segreti del Reich. Poi va all'Intelligence Service e si offre di fare il doppio gioco. Le cose stanno davvero così o si tratta di un triplo gioco? Ispirato a una storia vera, il film punta soprattuto a soddisfare le esigenze spettacolari, sfiorando soltanto l'idea di rappresentare compiutamente l'ambiguità del mondo dello spionaggio. Resta comunque una robusta storia di spie.

Chiamata per il morto
(The Deadly Affair, GB, 1967)
di Sidney Lumet. Con James Mason, Harriet Andersson, Maximilian Schell, Simone Signoret

Un alto funzionario dello spionaggio britannico viene trovato morto: pare un suicidio ma un suo collega, George Smiley, ha l'incarico di indagare, anche perché pare che il morto avesse, in gioventù, pericolose simpatie di sinistra. Varie circostanze portano Smiley a dubitare fortemente del suicidio e infatti... Tratto dal primo libro di le Carré, il film è in bilico tra poliziesco e spy story, e rispecchia abbastanza fedelmente il mondo ambiguo e antieroico creato dal grande scrittore. James Mason è bravo, ma poi verrà sir Alec...

Lo specchio delle spie
(The Looking Glass War, GB, 1969)
di Frank Pierson. Con Anthony Hopkins, Christopher Jones, Pia Degermark, Ralph Richardson

Guerra fredda: gli inglesi sospettano che nella DDR vi siano missili puntati su Londra e per saperne di più reclutano un ex agente polacco, desideroso di rientrare nel giro ma, soprattutto, di acquisire la cittadinanza britannica. Questi si ritroverà in un gioco assai più grande di lui, dove tutto va visto attraverso the looking glass, uno specchio segreto. E tutto si svolge, amaramente, in quest'ottica distorta. Da un libro di le Carré un film che ne riprende, dignitosamente ma senza particolari lodi, le atmosfere prive di enfasi spettacolare.

Z - L'orgia del potere
(Z, F, 1969)
di Constantin Costa Gavras. Con Jean-Louis Trintignant, Yves Montand, Irene Papas, Charles Denner

Nel 1963 il deputato socialista Lambrakis viene assassinato. Le autorità greche cercano di insabbiare ma un coraggioso magistrato riesce a ricostruire la verità: sono stati sicari fascisti manovrati dalla polizia. Girato due anni dopo il golpe dei colonnelli (1967), il film riesce ad abbinare splendidamente denuncia politica e impianto thriller, con Trintignant in una delle sue prove migliori. Alla sceneggiatura collaborò lo scrittore Jorge Semprún. Musiche di M. Theodorakis. Oscar e numerosi altri premi. (Z = è vivo, in greco antico)

Una pistola in vendita
(I, TV 1970)
di Vittorio Cottafavi. Con Corrado Pani, Ilaria Occhini, Mario Colli, Sandro Tuminelli, Mario Piave

Raven, un sicario, viene assoldato per uccidere un tale e rubargli dei documenti, ma il mandante, una spia, lo paga con banconote segnate, per metterlo nei guai. Raven giura di vendicarsi, riesce a sfuggire alla polizia e nella fuga incontra una donna che lo aiuta. Lei, però, è legata ad un agente del controspionaggio, e alla fine cerca di convincere l'uomo a costituirsi. Tratto da un romanzo di Graham Greene, si tratta di un lavoro ben impostato, che tuttavia, come altri sceneggiati dell'epoca, risentiva di una scarsità di mezzi produttivi.

La vita privata di Sherlock Holmes
(The Private Life of Sherlock Holmes, GB - USA, 1970)
di Billy Wilder. Con Robert Stephens, Colin Blakely, Christopher Lee, Geneviève Page

Abituati a Rathbone e a Cushing, questo SH è un po' sconcertante: è così misogino da far supporre una possibile omosessualità; nei momenti di noia suona sì il violino ma ci dà dentro con la cocaina, ancorché diluita al 7%; e poi la sua quotidianità non è fatta solo delle abitudini note e molto british, ma anche di squarci di vera e propria intimità. E c'è pure Mycroft, il fratello maggiore. Il grande Wilder ci offre tutto questo in una robusta e scintillante cornice avventurosa, e ci regala un giallo atipico, malinconico, seducente.

Il conformista
(I, 1970)
di Bernardo Bertolucci. Con Jean-Louis Trintignant, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, E. Tarascio, G. Moschin

Ossessionato da un trauma adolescenziale (con omicidio?) e dal bisogno di essere "normale", durante il fascismo Marcello diventa un agente dell'OVRA e prende contatto con un suo vecchio professore, fuggito in Francia: avrà un ruolo decisivo nella sua uccisione. Naturalmente il delitto è solo il momento culminante di un itinerario esistenziale complesso e senza speranza che il film (da Moravia) descrive con una leggerezza raffinata e stilisticamente perfetta (colori, suoni, sguardi). Protagonisti eccellenti.

Agente 007 Una cascata di diamanti
(Diamonds Are Forever, GB, 1971)
di Guy Hamilton. Con Sean Connery, Charles Gray, Jimmy Dean, Bernard Lee, Jilli St. John

007 indaga su un traffico internazionale di diamanti e scopre che chi tiene le fila è il redivivo Stavro Blofeld, n. 1 della Spectre: la copertura inconsapevole è una grande multinazionale e l'obiettivo è usare i diamanti per far funzionare un potentissimo laser con cui minacciare alcune metropoli e ricattare i governi. Sempre meno fedele ai bei libri di Fleming, la Bond saga prosegue banalizzando le trame e puntando sugli effetti speciali. E anche Connery fatica a mantenere il ruolo.

Il caso Mattei
(I, 1972)
di Francesco Rosi. Con Gian Maria Volonté, Luigi Squarzina, Furio Colombo, Peter Baldwin, Aldo Barberito

1962: Enrico Mattei, presidente dell'ENI, muore in un misterioso incidente aereo. Le indagini confermeranno questa tesi ma è assai più probabile che si sia trattato di un attentato ad opera di chi voleva stroncare il tentativo di Mattei di affrancare l'Italia dallo strapotere delle sette sorelle, cioè le grandi compagnie petrolifere che dominavano il mercato energetico. Con il suo proverbiale stile asciutto Rosi racconta una delle pagine più oscure (poi verrà la strategia della tensione) della storia italiana e Volonté è come sempre un interprete straordinario.

L'attentato
(L'attentat, F, 1972)
di Yves Boisset. Con Gian Maria Volonté, Jean-Louis Trintignant, Michel Piccoli, Jean Seberg, Philippe Noiret

Il capo dell'opposizione di un regime autoritario nordafricano è in esilio in Svizzera, ma i suoi nemici lo vogliono morto: con la complicità involontaria di un giornalista e con l'aiuto dei servizi segreti francesi lo attirano a Parigi e lo sequestrano. Le autorità insabbiano tutto. Il film ricostruisce il clamoroso affaire Ben Barka (1965): la Francia usava tutti i mezzi per mantenere la propria influenza postcoloniale. Un'opera (che fu a lungo boicottata) di forte denuncia: il rigore però non toglie nulla a un thriller politico fra i migliori.

Il guardone
(Extreme Close-up, USA, 1972)
di Jeannot Szwarc. Con Jim McMullan, Kate Woodville, Bara Byrnes

Due giornalisti televisivi si buttano in un'inchiesta sulle violazioni della privacy dei cittadini, per mezzo di sofisticatissime apparecchiature, da parte di agenzie private e governative, ma uno dei due si farà irretire dal fascino del voyeurismo ultratecnologico. Naturalmente ciò gli procurerà non pochi guai. Da un libro di Michael Crichton un film che ne riprende solo parzialmente l'acutezza nel cogliere la pervasività dei sistemi di controllo e tende invece a focalizzarsi sugli aspetti piccanti.

Rapina record a New York
(The Anderson Tapes, USA, 1972)
di Sidney Lumet. Con Sean Connery, Ralph Meeker, Dyan Cannon, Martin Balsam, Christopher Walken

L'idea è quella di svaligiare in un sol colpo tutti gli appartamenti di un palazzo di lusso: un esperto del ramo mette su la banda e si fa finanziare da un boss mafioso. Ma c'è di mezzo un complesso apparato di sorveglianza elettronica da parte di polizia e dintorni. Il libro di Lawrence Sanders era centrato soprattutto sul quadro davvero inquietante delle attività di intelligence capillare e particolarmente intrusiva svolte dalle varie agenzie statunitensi, ma il pur ottimo film è più prudente, e punta soprattutto sulla suspense.

Il giorno dello sciacallo
(The Day of the Jackal, USA, 1973)
di Fred Zinnemann. Con Edward Fox, Michel Auclair, Terence Alexander, Delphine Seyrig

L'OAS (Organisation Armée Secrète) è stato un potente gruppo paramilitare fascista che ha cercato in tutti i modi di contrastare l'abbandono delle colonie francesi, in particolare l'Algeria. Il film immagina che essa abbia assoldato il miglior killer internazionale per uccidere il presidente De Gaulle: il thriller fantapolitico si snoda come un giallo dal meccanismo perfetto, senza troppe preoccupazioni psicologiche ma badando a creare un crescendo di suspense, fino al momento in cui le Général è inquadrato nel mirino... Da un libro di F. Forsyth.

Il serpente
(Le serpent, F, 1973)
di Henri Verneuil. Con Henry Fonda, Yul Brynner, Philippe Noiret, Dirk Bogarde, Virna Lisi, Michel Bouquet

Un colonnello del KGB passa all'Ovest (dal celebre Check Point Charlie) e offre la propria collaborazione, ma i servizi occidentali - peraltro in feroce competizione fra loro - non si fidano e lo sottopongono ad ogni genere di prova per verificarne l'affidabilità. Alla fine tutto si risolverà in virtù di un piccolo dettaglio. Negli anni in cui impazzano spie e intrighi inverosimili, un film non manicheo e abilmente giocato sulle atmosfere e sul confronto spietato, ancorché incruento, fra i vari soggetti. E gli attori sono perfettamente all'altezza.

L'agente speciale Mackintosh
(The Mackintosh Man, USA, 1973)
di John Huston. Con Paul Newman, James Mason, Dominique Sanda, Harry Andrews

Un agente speciale è costretto a farsi rinchiudere in carcere al fine di stabilire i contatti necessari per indagare su un traffico di diamanti con oscuri risvolti spionistici: ovvviamente correrà notevoli rischi e arriverà a risolvere il caso solo dopo aver smascherato un abile doppiogiochista. Pare che il grande Huston sia stato convinto a girare il film, che non lo attirava, per motivi finanziari: in ogni caso la storia, piuttosto improbabile, si dipana in modo farraginoso e si salva solo per le ottime interpretazioni e per un finale abbastanza teso.

L'amerikano
(Etat de siège, F, 1973)
di Constantin Costa Gavras. Con Yves Montand, Renato Salvatori, Otto Eduard Hasse, Jean-Luc Bideau

Uruguay, primi anni '70: come in quasi tutti i paesi del Sud America, a governare col pugno di ferro sono militari fascisti, contro cui combatte la guerriglia. I Tupamaros sequestrano un agente della CIA coinvolto nel Piano Condor e la situazione dell'aguzzino prigioniero offre un originale rovesciamento della prospettiva. Un bravissimo Montand rende molto bene l'ambiguità e al tempo stesso la coerenza di chi serve lucidamente il potere. Girato nel Cile di Allende il film conferma come anche il cinema politico possa raggiungere il grande pubblico.

Dossier Odessa
(The Odessa File, GB, 1974)
di Ronald Neame. Con Jon Voight, Maximilian Schell, Maria Schell, Peter Jeffrey, Derek Jacobi, Hannes Messemer

Un giornalista free lance di Amburgo viene in possesso del diario di un ebreo ex internato, in cui fra l'altro si parla di un ufficiale nazista, criminale di guerra, membro di Odessa. Si mette a indagare, non senza rischi, e, con l'aiuto del Mossad e di S. Wiesenthal, riuscirà addirittura a infiltrarsi nell'organizzazione: che è ancora attiva e ha lugubri progetti. Film non privo di schematismi ma con una sua tensione, e che in ogni caso ebbe il merito di far conoscere al grande pubblico la pericolosità del neonazismo. Da un libro di F. Forsyth.

Il caso Drabble
(The Black Windmill, USA, 1974)
di Don Siegel. Con Michael Caine, Donald Pleasence, Delphine Seyrig, John Rhys-Davies

Un agente dei servizi segreti britannici è nei guai fino al collo: viene rapita sua figlia, egli stesso è sospettato di tradimento ed anche sua moglie sembra non fidarsi più di lui. La vicenda, tesissima, è costruita con l'abilità di chi sa maneggiare perfettamente le scatole cinesi, e il ritmo frenetico è sempre bilanciato da una cura magistrale verso i particolari, le sfumature di carattere. Caine ricorda inevitabilmente "l'agente senza nome" ma, come sempre, è un interprete lontano dagli stereotipi e dalla consuetudine.

La conversazione
(The Conversation, USA, 1974)
di Francis Ford Coppola. Con Gene Hackman, Robert Duvall, Frederic Forrest, Harrison Ford, Cindy Williams

Harry, uno specialista di intercettazioni, viene assunto per quello che sembra essere il solito problema di corna, ma scoprirà di essere stato usato per qualcosa di ben più oscuro: e loro sanno che lui sa, e lo sorvegliano. Indimenticabile il finale, quando Harry smonta completamente il proprio loft alla ricerca delle cimici con cui lo spiano. Hackman è superlativo (lo ritroveremo nel 1998 in un ruolo in qualche modo simile: Nemico pubblico) e Coppola, nel torbido clima del Watergate, anticipa temi che diventeranno tristemente cruciali.

I tre giorni del Condor
(Three Days of the Condor, USA, 1975)
di Sydney Pollack. Con Robert Redford, Max von Sydow, Faye Dunaway, Cliff Robertson, Addison Powell

La CIA non è solo quella che spia e spara, ma ricerca, progetta, studia. Proprio un analista si ritrova, in piena New York, con tutta la sua innocua sezione sterminata da killer professionisti. Scappa, ma pur non essendo un agente operativo cerca di scoprire la verità. Chi è stato? La CIA stessa. Ma perché? Una bella fotografa si vede costretta ad aiutarlo e molti gli danno la caccia, anche un sicario abilissimo e imprevedibile (un von Sydow strepitoso). In assoluto uno dei migliori film di spionaggio, ed il sommesso finale un capolavoro di cinema. Da Grady.

Killer Élite
(The Killer Elite, USA, 1975)
di Sam Peckinpah. Con Robert Duvall, James Caan, Bo Hopkins

La CIA, come tutti i servizi, ha una propria sezione che si occupa degli affari particolarmente sporchi, ma talvolta, quando la faccenda è proprio impresentabile, ricorre a killer esterni: uno di questi si trova in mezzo ad un intrigo molto più schifoso del solito ed avrà il suo da fare non tanto per venirne a capo quanto per salvare la pelle. Come suo costume, Peckinpah si diverte ad andare sopra le righe, spiazzando lo spettatore con improvvisi cambi di registro, dialoghi crudi, montaggio serratissimo.

Cadaveri eccellenti
(I, 1975)
di Francesco Rosi. Con L. Ventura, M. Von Sydow, R. Salvadori, A. Cuny, F. Rey, T. Carraro, A. Proclemer

Nell'arco di pochi giorni in Sicilia e a Roma vengono uccisi alcuni alti magistrati e l'ispettore Rogas nel corso delle indagini si convince che i delitti siano collegati ad un piano eversivo. Negli anni più duri della strategia della tensione, un film coraggioso che punta a svelare i meccanismi oscuri del potere al di là delle apparenze rassicuranti che la DC tentava di accreditare. Le polemiche furono feroci: la DC si sentiva processata. E già. Dal romanzo Il contesto (1971) di Leonardo Sciascia.

Tutti gli uomini del presidente
(All the President's Men, USA, 1976)
di Alan J. Pakula. Con Robert Redford, Dustin Hoffman, Jason Robarts, Martin Balsam, Jack Warden

Non ci sono cadaveri e poliziotti, ma è uno dei gialli (veri) più straordinari. 1972: all'hotel Watergate spionaggio ai danni dei Democratici ordito dalla Casa Bianca, ma Nixon nega tutto. Due giovani giornalisti del Washington Post (prenderanno il Pulitzer) indagano e, anche grazie a "Gola profonda" (anni dopo si saprà: il n. 2 dell'FBI), sbugiardano il Presidente, che si dimetterà. Film che non concede nulla alla spettacolarità, perchè la suspense è intrinseca ad ogni istante di una vicenda che è storia. La coppia funziona a meraviglia.

Il maratoneta
(Marathon Man, USA, 1976)
di John Schlesinger. Con Dustin Hoffman, Laurence Olivier, Roy Scheider

Un giovane ebreo newyorkese, grande appassionato di jogging, cerca di scoprire la verità sulla morte del fratello poliziotto e si ritrova a indagare sui criminali di guerra nazisti rifugiatisi negli Stati Uniti: in uno di essi, un anziano dentista, individua il responsabile e cerca di smascherarlo. Ma questi non ha nessuna intenzione di rinunciare alla sua vita rispettabile e agiata. Lotta mortale. Agghiacciante la scena della tortura col trapano, con un L. Olivier che è pura malvagità.

Il caso Philby
(I, TV 1977)
di Gian Pietro Calasso. Con Luigi PIstilli, Massimo Serato, Ferruccio De Ceresa, Gianni Garko, Claudine Augier

Harold "Kim" Philby dal 1936 al 1963 lavorò nei servizi segreti britannici, ma in realtà era un agente dell'NKVD sovietico. Ricoprì incarichi molto importanti, arrivando quasi al vertice dell'MI6, e solo nel 1963, ormai scoperto, fuggì in URSS. Il suo doppio gioco nasce dal suo essere diventato comunista già dai tempi dell'università. Insieme a Richard Sorge è sicuramente la spia più abile e importante del XX secolo. Il film RAI ricostruisce abbastanza fedelmente la sua storia e gli interpreti sono convincenti.

I Professionals
(The Professionals, UK, TV 1977 - 1983)
di Brian Clemens. Con Gordon Jackson, Martin Shaw, Lewis Collins

Il Criminal Intelligence 5 (ovvio il riferimento al MI5) è un immaginario servizio segreto britannico che si occupa di contrastare gravi crimini (terrorismo di vario genere, spionaggio, ecc.) che non rientrano nei compiti della polizia. Lo dirige un esperto veterano che si affida soprattutto a due agenti particolarmente capaci. L'enorme successo che la serie ebbe nel Regno Unito è dovuto più che alle trame (spesso prevedibili) al fatto che finalmente - James Bond docet - i buoni che salvano il mondo dal comunismo e dintorni non sono americani.

Black Sunday
(Id., USA, 1977)
di John Frankenheimer. Con Robert Shaw, Marthe Keller, Fritz Weaver, Bruce Dern

In un momento di forte scontro fra isareliani e palestinesi, un gruppo terrorista progetta un micidiale attentato: sorvolare con un dirigibile lo stadio di Miami durante la finale del Super Bowl e sganciare un ordigno sulla folla. Previsione: qualche decina di migliaia di morti. FBI e servizi israeliani sono all'erta e tentano in tutti i modi di evitare la strage. La tensione è buona, ma l'idea è un po' inverosimile e la contrapposizione fra "buoni" e "cattivi" ricalca cliché abusati. Dal romanzo (1975) di Thomas Harris.

Goodbye e amen
(I, 1977)
di Damiano Damiani. Con Tony Musante, Claudia Cardinale, John Steiner, John Forsythe, Renzo Palmer

La CIA organizza un intricato complotto per uccidere un leader progressista africano, ma contemporaneamente, a Roma, l'ambasciatore USA viene sequestrato e tenuto in ostaggio: come sono collegate le due vicende? Tentativo, abbastanza riuscito, di intrecciare denuncia politica e atmosfere tipiche del thriller, in un periodo in cui si avevano le prime rivelazioni sul ruolo nefasto avuto dai servizi segreti nella vita italiana. La presenza di una splendida C. Cardinale fornisce il pretesto per inserire qualche inutile complicazione sentimentale.

Ultimi bagliori di un crepuscolo
(Twilight's Last Gleaming, USA, 1977)
di Robert Aldrich. Con Richard Widmark, Burt Lancaster, Charles Durning, Joseph Cotten, William Marshall

Un ex generale USA evade da un carcere militare insieme ad altri detenuti: s'impadronisce di una base atomica e minaccia di lanciare i missili se il governo non paga un enorme riscatto e, soprattutto, se non rivela la vera natura dell'intervento in Vietnam. Un thriller fantapolitico con una trama apparentemente scontata che però focalizza assai bene l'angoscia della catastrofe nucleare e demolisce la retorica patriottica: industriali e militari usano senza vergogna morti e bandiera per fare affari.

Telefon
(Id., USA, 1977)
di Don Siegel. Con Charles Bronson, Donald Pleasence, Lee Remick, Tyne Daly, Alan Badel

Agenti "in sonno": non svolgono alcuna attività di intelligence ma conducono una vita normale in un paese straniero, in attesa di raggiungere una posizione che gli consenta di agire efficacemente. In questo caso sono stati condizionati con l'ipnosi e non sono consapevoli della propria origine. Un dirigente del KGB li riattiva per mezzo di un messaggio telefonico, mentre un'altra fazione del servizio sovietico, favorevole alla distensione, cerca di neutralizzarli. La forzatura è evidente, ma Siegel riesce a dare credibilità e il thriller funziona.

La gatta
(I, TV 1978)
di Leandrao Castellani. Con Catherine Spaak, Mario Valdemarin, Nino Castelnuovo, Orso Maria Guerrini, S. Fiorentini

1940, nella Francia occupata un ufficiale polacco, d'intesa con l'intelligence britannnica, recluta una giovane infermiera e con lei organizza un piccolo nucleo che raccoglie informazioni utili alla Resistenza, gruppo che poi si allargherà. Ma le cose si complicano drammaticamente e ci sono sorprese e tradimenti. E alla fine della guerra l'inevitabile e dolorosa resa dei conti. Discreta ricostruzione, forse un po melodrammatica; buoni attori e Spaak in un ruolo insolito, che sa svolgere con professionalità.

La talpa
(Tinker, Tailor, Soldier, Spy, GB, TV 1979)
di John Irvin. Con Alec Guinness, Ian Richardson, Michael Jayston, Anthony Bate, George Sewel

Uno spettro si aggira per l'MI6: una talpa, ed il vecchio Smiley è incaricato di trovarla: il fatto che sia un funzionario ad alto livello rende l'inchiesta dolorosa e scottante. La chiave di tutto sarà in una vecchia storia. Il grande Guinness è perfetto per il personaggio creato da John le Carré: "Un uomo come Smiley, che era vissuto per anni tra i nemici del suo paese, impara una sola preghiera: Dio mio, fai che nessuno si accorga di me.” Spy story, certo, e una delle più belle mai raccontate, ma soprattutto un'indagine poliziesca. Ottimo remake nel 2011.

Il fattore umano
(The Human Factor, GB, 1979)
di Otto Preminger. Con Richard Attenborough, Robert Morley, Nicol Williamson

Un anziano funzionario dei servizi segreti britannici è disgustato dalla politica estera del suo paese, soprattutto rispetto all'apartheid (anche perché ha una moglie sudafricana). Così fa filtrare verso l'URSS varie informazioni segrete, finchè il meccanismo s'inceppa ed è costretto a prendere misure drastiche. Il film davvero non rende onore al bellissimo romanzo di Graham Greene da cui è tratto, e Attenborough non riesce a salvare questo incomprensibile scivolone di un grande regista come Preminger.

Il mistero della signora scomparsa
(The Lady Vanishes, GB, 1979)
di Anthony Page. Con Elliott Gould, Angela Lansbury, Cybill Shepherd, Herbert Lom

1938: una ragazza, durante un viaggio in treno Germania-Svizzera, fa amicizia con una signora, che all'improvviso svanisce nel nulla. La giovane vuole a tutti i costi capire cosa è accaduto, ma si scontra con gli altri passeggeri che sostengono di non aver visto nulla e l'accusano di essersi inventata tutta la storia. Un bel giovanotto, però, l'aiuterà a venire a capo del mistero. I toni da commedia gialla (dalla trama tortuosa e improbabile) sono lontani dal film di Hitchcock del 1938 e l'insieme è decisamente modesto.

Accadde ad Ankara
(I, TV 1979)
di Mario Landi. Con Stefano Satta Flores, Walter Maestosi, Ruggero De Danios, M. Laszlo, R. Silva, L. Melani

Un cameriere albanese molto intraprendente: dopo vari impieghi nel 1942 trova lavoro all'ambasciata britannica di Ankara e inizia a fotografare documenti top secret, vendendoli ai tedeschi, che gli diedero il nome in codice Cicero e, ops, lo pagarono con banconote false. Il mancato introito lo portò, dopo la guerra, a fare vari mestieri, e svanì il suo sogno di diventare ricco. Una storia vera, già egregiamente portata al cinema nel 1951, e qui resa in modo più approssimativo, soprattutto rispetto ai complessi meccanismi dello spionaggio.

Due sotto il divano
(Hopscotch, USA, 1980)
di Ronald Neame. Con Walter Matthau, Glenda Jackson, Herbert Lom, Lucy Saroyan

Un ex agente della CIA ha qualche conto da regolare con i suoi vecchi datori di lavoro: come altri faranno nella realtà (v. Victor Marchetti), decide di pubblicare un libro mettendo in piazza un po' di peccatucci della "ditta". Che ovviamente non gradisce e cerca di farlo fuori. Dovrà vedersela sia con loro che col KGB. Uno dei pochi film di spionaggio che riesce a reggersi sul registro della commedia brillante, anche grazie ai due eccellenti protagonisti. Deliziosa la cornice mozartiana.

La cruna dell'ago
(Eye of the Needle, GB, 1981)
di Richard Marquand. Con Donald Sutherland, Kate Nelligan, Ian Bannen, Christopher Cazenove

1944: gli Alleati stanno preparando lo sbarco sulle coste francesi e un'abilissima spia nazista cerca di scoprire dove e quando. Si ritroverà su un'isoletta della Scozia, dove vive una coppia che lo accoglie amichevolmente: le complicazioni sentimentali non lo aiutano. Sutherland è bravissimo nel dare credibilità a un personaggio negativo che pure suscita simpatia, solo com'è di fronte a un'intera nazione armata. Suspense e ricostruzione storica convincenti, in una riuscita miscela di generi. Da un libro di Ken Follett.

La salamandra
(The Salamander, USA, 1981)
di Peter Zinner. Con Franco Nero, Anthony Quinn, Eli Wallach, Claudia Cardinale, Christopher Lee, Martin Balsam

Un ufficiale dei carabinieri indaga su una serie di omicidi che hanno sconvolto la Roma-bene: una salamandra pare essere al centro del mistero, dato che un suo disegno viene trovato sul luogo dei delitti. Ma la faccenda è assai più complicata, perchè lentamente affiorano inquietanti indizi che fanno pensare ad un complotto politico ad alto livello, forse addirittura ad un colpo di stato. Da un bel libro di Morris West, un dignitoso giallo che riprende, ma in modo troppo prudente, certo cinema politico-poliziesco degli anni '70.

Accadde a Zurigo
(I, TV 1981)
di Davide Montemurri. Con Giovanni Vettorazzo, Gianni Garko, Mario Valdemarin, Toni Ucci, Angela Goodwin

Prima guerra mondiale: in una cassaforte del consolato austriaco di Zurigo sono conservati documenti segretissimi ritenuti di particolare importanza e il neonato servizio segreto italiano, con poche risorse, è costretto a ricorrere ad un "esperto" esterno: un giovane scassinatore talmente abile che si è guadagnato il soprannome di Passpartout. Con qualche peripezia il colpo riuscirà ma ci sarà gloria per il nostro eroe? Liberamente ispirato a una vera operazione del Servizio Informazioni della Regia Marina.

Una tranquilla coppia di killer
(I, TV 1982)
di Gianfranco Albano. Con Ray Lovelock, Francesca De Sapio, Rita Savagnone, Paolo Poiret

Sì, una coppia normale e tranquilla, ma che in realtà, dopo il golpe militare dell'11 settembre 1973, collabora con i servizi segreti cileni per uccidere espponenti politici antifascisti ancora in libertà o in clandestinità. In vare occasioni sono proprio questi due agenti americani a progettare i sequestri e gli attentati. Uno dei pochi film che affronta le pesantissime ingerenze USA nella politica del Sud America e il tentativo di far luce su questo terrorismo. Liberamente ispirato alla vera storia di un agente.

Tutti gli uomini di Smiley
(Smiley's People, GB, TV 1982)
di Simon Langton. Con Alec Guinness, Michael Lonsdale, Curd Jürgens, Vass Anderson, Eileen Atkins

Dopo una vita passata a "non dormire mai", il vecchio agente George Smiley non riesce, o non vuole, godersi la pensione: per aiutare un amico rientra nel giro, ma il "Circus" (l'MI6) sembra travolto dagli intrighi politici, quasi più devastanti dei servizi sovietici. Che però sono più che mai attivi e pericolosi. In questo film per la tv il solito magistrale Guinness interpreta nuovamente il personaggio centrale di le Carrè e l'atmosfera tipica - sottintesi, ambiguità, veleni - qui è ancora più nebbiosa e rarefatta.

La signora è di passaggio
(La passante du Sans-souci, F - D, 1982)
di Jacques Rouffio. Con Michel Piccoli, Romy Schneider, Maria Schell, Wendelin Werner, Mathieu Carrière

L'avvenimento è clamoroso: un rispettabile signore, presidente di un'associazione umanitaria, durante un incontro pubblico uccide freddamente l'ambasciatore del Paraguay a Parigi. Al processo emergerà l'agghiacciante verità: il diplomatico era un ex ufficiale nazista, responsabile fra l'altro dello sterminio della famiglia dell'omicida. Intenso film civile che riporta alla luce la realtà delle complicità ignobili che hanno salvato tanti criminali di guerra. Nei flashback la scena è tutta di Schneider, tristemente incantevole nel suo ultimo (doppio) ruolo.

Gorky Park
(Id., USA, 1983)
di Michael Apted. Con William Hurt, Lee Marvin, Brian Dennehy, Ian Bannen, Joanna Pacula

Pochi delitti nella Mosca sovietica. Troppo pochi, forse, tant'è che Arkady Renko, capo della Squadra omicidi, si trova un po' spiazzato quando nel cuore della città, proprio nel parco più amato, trova tre morti ammazzati. Quasi quasi, dice, anzi, pensa Renko, è meglio che se ne occupi il KGB visto che i tre cadaveri, probabilmente non tutti sovietici, hanno mica l'aria di essere tali per i soliti motivi di vodka o di gelosia. La faccenda si complica (altri omicidi, uno strano uomo d'affari americano, intercettazioni, il KGB sempre lì): che fare? Ottimo, da M. C. Smith.

Osterman Weekend
(The Osterman Weekend, USA, 1983)
di Sam Peckinpah. Con Burt Lancaster, John Hurt, Rutger Hauer, Craig T. Nelson, Dennis Hopper

Un agente della CIA confida ad un amico, noto giornalista, che alcuni suoi colleghi sono in realtà al soldo del KGB: per smascherarli si ritrovano a casa di uno di loro per uno dei tradizionali fine settimana fra amici. Le cose stanno in tutt'altro modo, ma le verità che emergono - in una drammatica e complicata sequenza di violenze e rivelazioni - non sono che schermi di altre verità, anch'esse, forse, non credibili. Un film fin troppo elaborato, sul potere della menzogna e sulla menzogna del potere.

Daniel
(Id., USA, 1983)
di Sidney Lumet. Con Timothy Hutton, Mandy Patinkin, Amanda Plummer, Edward Asner

In USA, nel 1953 Julius Rosenberg, ingegnere nucleare, e sua moglie Ethel, entrambi ebrei e comunisti, furono accusati di spionaggio (segreti atomici) al servizio dell'URSS e giustiziati malgrado la forte campagna internazionale a loro favore. Molti anni dopo il loro figlio Daniel cerca faticosamente di ricostruire la verità. Dal libro di Edgar L. Doctorow The Book of Daniel (1971), il film affronta coraggiosamente uno degli episodi più drammatici e controversi del maccartismo.

Il console onorario
(The Honorary Consul o Beyond The Limit, GB, 1983)
di John Mackenzie. Con Michael Caine, Richard Gere, Bob Hoskins, Elpidia Carrillo, Domingo Ambriz

Durante la dittatura fascista in Argentina (1976-1983), un giovane medico è affascinato da una ragazza, che poi ritroverà moglie del console onorario britannico. Quando un nucleo guerrigliero rapisce il diplomatico, per il dottore si aprono diverse alternative: fra dignità e passione, prima di tutto. Dal bellissimo libro Graham Greene, un film che ne riprende solo in minima parte la complessa struttura, ricca di sfumature e ambiguità, rischiando spesso di scivolare nella banalità del triangolo, nella suspense scontata, nello schematismo ideologico.

Nucleo zero
(I, TV 1984)
di Carlo Lizzani. Con Patrick Bauchau, Antonella Murgia, Paolo Graziosi, Giacomo Piperno, Mirella Banti

Nucleo Zero è una formazione terrorista che effettua rapine per finanziare le future attività. Membro del gruppo è il figlio di un noto avvocato, ed entrambi saranno coinvolti in una drammatica e ambigua situazione allorché il Nucleo verrà neutralizzato. Da un bel libro di Luce D'Eramo, il film è un coraggioso tentativo di raccontare un pezzo della recente storia italiana, gli anni di piombo, rinunciando a formulare tesi o giudizi e puntando invece a porre domande: dove nasce il terrorismo? Che effetti, anche a lungo termine, pruò produrre nella società?

Another Country - La scelta
(Another Country, GB, 1984)
di Marek Kanievska. Con Rupert Everett, Colin Firth, Michael Jenn, Anna Massey, Betsy Brantley

Una giornalista americana va a Mosca per intervistare un anziano inglese che fu uno dei "magnifici cinque", il gruppo di brillanti studenti di Cambridge divenuti, negli anni '30, spie sovietiche. Finalmente un film che ricostruisce con acutezza e senza manicheismi la vera storia di quello che fu lo scontro di spie fra Est e Ovest, perlomeno nella realtà britannica. La libertà intellettuale e l'omosessualità come cardini di una scelta contro il conformismo di una società immobile e conservatrice. Regista e Everett si ritroveranno nel Codice Homer.

La tamburina
(The Little Drummer Girl, USA, 1984)
di George Roy Hill. Con Diane Keaton, Klaus Kinski, Yorgo Voyagis, Bill Nighy

Un'attrice americana, stanca della solidarietà a parole, decide di impegnarsi concretamente a favore della causa palestinese, ma si ritroverà pedina di un complesso gioco orchestrato dai servizi israeliani al fine di catturare un capo guerrigliero. Tentativo sfortunato di affrontare un tema assai controverso in modo equidistante: la cornice politica è disegnata grossolanamente e i personaggi, malgrado l'ottima interpretazione di Keaton, risultano rigidi e artificiosi. Del resto anche il romanzo di le Carrè non era travolgente.

Il gioco del falco
(The Falcon and the Snowman, USA, 1985)
di John Schlesinger. Con Timothy Hutton, Sean Penn, Pat Hingle

Un giovane appassionato di falconeria, ed ex seminarista, trova lavoro in un'azienda che produce satelliti-spia per la CIA e viene a scoprire inquietanti segreti. Decide allora, di lavorare per "l'altra parte" ed avvia i contatti con lo spionaggio sovietico. E ha la pessima idea di farsi aiutare da un vecchio amico, tossico perso. Ma la faccenda è più grande di loro. Film non convenzionale in cui lo spionaggio è visto con l'ottica non delle potenti agenzie ma di persone comuni. Colonna sonora del grande Pat Metheny.

Blunt il quarto uomo
(Blunt, GB, 1986)
di John Glenister. Con Ian Richardson, Anthony Hopkins, Michael McStay, Michael Williams

I "magnifici cinque": i brillanti studenti di Cambridge reclutati negli anni '30 dall'NKVD e diventati talpe nei servizi britannici, arrivando a ruoli di grande importanza. Kilby, Burgess e McLean furono scoperti, ma a lungo si pensò all'esistenza di un "quarto uomo" (e poi a un quinto), che negli anni '50 divenne addirittura il consigliere artistico della Regina e poi nominato baronetto: e così, quando venne scoperto, si mise tutto a tacere e Sir Anthony Blunt potè godersi tranquillamente la vecchiaia. Richardson e Hopkins bravi, ma il film è piatto e confuso.

Investigazione letale
(The Whistle Blower, GB, 1986)
di Simon Langton. Con Michael Caine, Nigel Havers, James Fox, John Gielgud, Gordon Jackson

Un funzionario del GCHQ muore a causa di un incidente, ma non è così: è stato eliminato perché sospettato, peraltro ingiustamente, di essere una talpa sovietica. Prima di morire, però, l'agente aveva confidato le proprie preoccupazioni al padre, e costui si metterà alla ricerca della verità. Da un bel romanzo di John Hale, una vicenda che riporta lo spionaggio alla sua vera realtà, fatta di segreti e intrighi politici più che di sparatorie e inseguimenti. Caine, al solito, eccellente.

Senza via di scampo
(No Way Out, USA, 1987)
di Roger Donaldson. Con Kevin Costner, Gene Hackman, Sean Young, Will Patton, George Dzundza

Lei ha due amanti, e uno è il Segretario alla Difesa USA, che ne provoca la morte. Le indagini vengono affidate all'altro, possibile colpevole (un evidente ricalco di Il tempo si è fermato, di John Farrow, 1948), ufficiale del Pentagono che forse è pure una spia sovietica. Le ricerche di talpa e assassino s'intrecciano vertiginosamente, scandite dai tempi di una laboriosa ricostruzione al computer (siamo ancora agli inizi dell'era informatica) del volto del colpevole. Suspense gestita egregiamente.

Quarto protocollo
(The Fourth Protocol, USA, 1987)
di John Mackenzie. Con Pierce Brosnan, Michael Caine, Joanna Cassidy

In tempi di distensione c'è sempre chi rema contro: in questo caso una fazione guerrafondaia del KGB, che incarica un suo uomo di far esplodere una bomba atomica nei pressi di una centrale nucleare in Inghilterra, facendone ricadere la colpa sulla NATO. Ma un agente del MI5 scopre il complotto. Il futuro 007 stavolta è dall'altra parte ed è proprio cattivo, mentre Caine fa rimpiangere l'agente senza nome di Deighton. Il film alterna situazioni tese e ben congegnate a momenti di noia mortale. Da un libro di F. Forsyth.

Labirinto mortale
(The House on Carroll Street, USA, 1988)
di Peter Yates. Con Kelly McGillis, Jeff Daniels, Mandy Patinkin, James Rebhorn

Durante la caccia alle streghe una giornalista perde il lavoro perché si è rifiutata di collaborare con la commissione McCarthy. Poi per caso scopre una rat line: un'organizzazione fa entrare negli USA ex nazisti con la falsa identità di ebrei morti nei lager. La donna è in grave pericolo, ma un agente FBI, che in realtà doveva sorvegliarla, l'aiuterà. Certe forzature nello svolgersi dei fatti non compromettono un thriller che abbina piuttosto sobriamente spettacolo e memoria civile. Grande interpretazione della Grand Central Station di New York.

Il decimo uomo
(The Tenth Man, USA, 1988)
di Jack Gold. Con Anthony Hopkins, Kristin Scott Thomas, Derek Jacobi

Francia, 2a guerra mondiale: dopo una retata un gruppo di prigionieri sta per essere fucilato dai nazisti: la rappresaglia riguarda però solo alcuni di essi e così un ricco avvocato convince un giovane a sostituirlo, promettendo di lasciare ai suoi eredi tutti i propri beni. Così avviene e dopo il conflitto il superstite torna in incognito nel suo paese. Perdono e redenzione avranno un alto prezzo. Tragedia greca con alcune forzature, ma che riesce ad avere una propria dignità, anche sul piano filmico. Hopkins decisivo.

L'Orchestra Rossa
(L'Orchestre rouge, F - I, 1989)
di Jacques Rouffio. Con Claude Brasseur, Adalberto Maria Merli, Barbara De Rossi, David Warrilow

Leopold Trepper, ebreo polacco emigrato in URSS, nel 1932 entra nell'Accademia dell'Armata Rossa, dove segue i corsi del gen. Orlov, teorico di spionaggio. Trasferitosi in Belgio poco prima dello scoppio della guerra, organizza una rete di spie che sarà una spina nel fianco dei nazisti, i quali riusciranno poi a scoprirla. Una storia vera, quella della Rote Kapelle, che nel film, come al solito, viene inutilmente caricata di elementi spettacolari, quando poi la banale realtà era assai più affascinante.

Nikita
(Id., F, 1990)
di Luc Besson. Con Anne Parillaud, Jean Reno, Tchéky Kary, Jeanne Moreau, Philippe Leroy

Balorda, pazza, violenta, micidiale, e condannata all'ergastolo per quadruplice omicidio: ottime qualità per diventare un sicario comme il faut: e la DGSE (lo spionaggio francese) recluta la ragazza offrendole una sorta di impunità e la trasferisce in un centro di addestramento. Ci va, impara (senza rinunciare a qualche numero strepitoso), e poi lavora con spietata efficienza. Ma le cose prendono una strana piega... Una felicissima combinazione di noir raffinato e film d'azione. Inutili remake e tortuosa serie tv (97-01).

La casa Russia
(The Russia House, USA, 1990)
di Fred Schepisi. Con Sean Connery, Michelle Pfeiffer, Roy Scheider, Klaus Maria Brandauer, James Fox

Un editore inglese va in URSS per organizzare segretamente la pubblicazione di un libro sulle centrali nucleari sovietiche, sicure più o meno come quella di Černobyl. Lo aiuta una russa affascinante e tra i due... La storia d'amore, non particolarmente interessante malgrado i due magnifici protagonisti, si svolge nella cornice di una Mosca da cartolina e purtroppo prende il sopravvento sul resto della vicenda. Del resto il romanzo di le Carré non era certo dei suoi migliori: un po' di smarrimento (poi risolto) dopo la perestrojka.

Caccia a Ottobre Rosso
(The Hunt for Red October, USA, 1990)
di John McTiernan. Con Sean Connery, Alec Baldwin, Scott Glenn, Sam Neill, James E. Jones, Stellan Skarsgard

1984: Ottobre Rosso è un sottomarino sovietico di ultima generazione e sta effettuando un collaudo dei nuovi sistemi di propulsione, ma il suo comandante intende disertare e condurre l'unità negli USA: quindi la marina russa cerca in tutti i modi di bloccarlo e questo spiegamento di forze allarma gli americani, convinti di essere sotto attacco. Ryan, analista della CIA, pensa invece di aver capito le intenzioni del sottomarino. La vicenda, seppur vagamente ispirata a un fatto del 1975, è improbabile ma il film intreccia molto bene mare, spionaggio e destini personali. Da Tom Clancy.

A Murder of Quality
(UK, 1991)
di Gavin Millar. Con Denholm Elliott, Glenda Jackson, Ronald Pickup, Joss Ackland, Christian Bale

Per aiutare una vecchia amica George Smiley, in pensione (ma in quello che è il 2° libro, 1962, di le Carré, era giovane), indaga su un omicidio avvenuto in un college: disciplina e distinzione celano rancori, veleni, sordide complicità: e chi voleva fare il furbo, ricattando, ci ha lasciato la pelle. Pare quasi che il nido di vipere in cui si forma l'establishement britannico sia peggio degli intrighi internazionali. Malgrado l'astuzia di differenziarsi dalla trama originale in modo da sfruttare il successo della Talpa, questo film per la tv è buono. Che bravi attori, ma Sir Alec...

JFK - Un caso ancora aperto
(JFK, USA, 1991)
di Oliver Stone. Con Kevin Costner, Kevin Bacon, Jack Lemmon, Donald Sutherland, Sissy Spacek, Gary Oldman

Molti non credono alla tesi ufficiale secondo cui J. F. Kennedy sia stato ucciso solo da L. Oswald ed è opinione diffusa che dietro ci fossero gli interessi dei grandi petrolieri, che hanno usato la mafia come strumento e apparati governativi come protezione. In questa direzione indaga tenacemente un Procuratore, ma... Ma il giallo del secolo rimane di fatto irrisolto, ed il film ha il merito (messo in discussione da M. Polidoro) di spettacolarizzare un capitolo davvero inquietante della storia americana. Bravi attori, trama a tesi ma ben gestita.

Il muro di gomma
(I, 1991)
di Marco Risi. Con Corso Salani, Angela Finocchiaro, Antonello Fassari, Ivo Garrani, Johnny Dorelli

Giugno 1980: sul cielo di Ustica un DC9 di linea esplode in volo, muoiono 81 persone. Un incidente, si dirà subito. Ma un giornalista indaga con tenacia e puntigliosità, scontrandosi con quel muro di gomma rappresentato dalle autorità militari italiane e NATO. Nel 2011 il tribunale di Palermo ha sentenziato che il DC9 fu abbattuto nel corso di un'azione di guerra poi occultata dalle autorià. Un film che riprende la coraggiosa tradizione del cinema civile degli anni '60-'70 e che ha contribuito a mantenere viva l'attenzione sui tanti, troppi misteri d'Italia.

Giochi di potere
(Patriot Games, USA, 1992)
di Phillip Noyce. Con Harrison Ford, Anne Archer, Sean Bean, Richard Harris, James E. Jones, Samuel L. Jackson

A Londra un funzionario della CIA sventa un attentato dell'IRA e uccide un terrorista. Che però ha un fratello che vuole vendicarsi a tutti i costi: seguirà il nemico negli USA e lo colpirà anche negli affetti familiari. Tratto da un romanzo di Tom Clancy, ne riproduce vizi e virtù: schematismo ideologico e grande attenzione agli sviluppi tecnologici delle tradizionali guerre di intelligence: allora venne considerata inverosimile la precisione spionistica dei satelliti, e invece era solo l'inizio...

White Sands - Tracce nella sabbia
(White Sands, USA, 1993)
di Roger Donaldson. Con Willem Dafoe, Mickey Rourke, Mary E. Mastrantonio, Samuel L. Jackson, M. Emmet Walsh

New Mexico, una tranquilla città: nel deserto lo sceriffo trova un uomo morto, e fin qui niente di strano: ma accanto al cadavere c'è una sacca con mezzo milione di dollari. Un caso ordinario diventa esplosivo, perché di mezzo ci sono la mafia, la CIA, i trafficanti d'armi, e chissà chi altro. E il poliziotto di provincia dovrà mettercela tutta. Trama un po' troppo ingarbugliata, appesantita da rivalità e gelosie, ma il thriller tutto sommato funziona, soprattutto per il contrasto fra la sabbia rovente e la freddezza dei protagonisti.

Nel centro del mirino
(In the Line of Fire, USA, 1993)
di Wolfgang Petersen. Con Clint Eastwood, John Malkovich, René Russo

Un vecchio agente del Secret Service da trent'anni è tormentato dal senso di colpa per non essere riuscito a proteggere John F. Kennedy quel giorno a Dallas. Quando un maniaco paranoico si prepara ad uccidere il nuovo presidente degli Stati Uniti, l'agente ritorna in pista: stavolta non può sbagliare, e, malgrado la diffidenza dei colleghi, riuscirà a riscattarsi e a far fallire l'attentato. La trama è fin troppo artificiosa, ma il film è molto teso, grazie soprattutto alla potente e ironica contrapposizione Eastwood - Malkovich.

Sol levante
(Rising Sun, USA, 1993)
di Philip Kaufman. Con Sean Connery, Wesley Snipes, Harvey Keitel

Un delitto provoca ovviamente delle indagini, ma se è avvenuto nel quartier generale delle truppe nipponiche che stanno invadendo (economicamente) gli States i due agenti che indagano avranno vita dura: per fortuna il più anziano sa molto di cose orientali e sa come muoversi. Una storia complicata da un libro "politicamente scorretto" di Michael Crichton, il quale mette in guardia, appunto, dalla penetrazione silenziosa sui mercati occidentali di potenze finanziarie e tecnologiche ostili. Perchè, le multinazionali "occidentali" non lo sono?

Il rapporto Pelican
(The Pelican Brief, USA, 1993)
di Alan J. Pakula. Con Julia Roberts, Denzel Washington, Sam Shepard, John Lithgow

Una studentessa di legge sospetta che la morte violenta di due giudici liberal della Corte suprema sia stata voluta da una grossa azienda in attesa di un'importante sentenza; l'industria, oltre a tutto, aveva finanziato la campagna elettorale del presidente in carica degli Stati Uniti, quindi i cattivi sono tanti, e proprio cattivi. L'aiuto di un giornalista nero consentirà alla ragazza di salvare la pelle. La verità trionfa anche grazie ad un improbabile intervento onestissimo dell'FBI. Dal romanzo di John Grisham.

Fatherland
(Id., USA, 1994)
di Christopher Menaul. Con Rutger Hauer, Miranda Richardson, Peter Vaughan, Michael Kitchen

Ucronia: dal greco ou = non e chrònos = tempo, cioè una vicenda ambientata in un mondo nel quale la storia ha preso una strada completamente diversa da quella reale. In questo caso (riprendendo l'idea di Philip K. Dick nel suo straordinario La svastica sul sole) s'immagina che la Germania abbia vinto la seconda guerra mondiale, ed in questa cornice un ufficiale della Kriminal Polizei si trova ad indagare sull'omicidio di un gerarca nazista: con imprevedibili sviluppi, perché sullo sfondo emergono gli inquietanti segni dello sterminio negato. Da R. Harris.

Sotto il segno del pericolo
(Clear and Present Danger, USA, 1994)
di Phillip Noyce. Con Harrison Ford, Anne Archer, James Earl Jones, Willem Dafoe, Benjamin Bratt

Jack Ryan, il personaggio creato da Tom Clancy, è diventato vicedirettore della CIA e si occupa di narcotraffico. Scoprirà un intrigo ad alto livello fatto di corruzione e tradimenti, e nella più nobile tradizione democratica americana sgominerà i cattivi. Questi elementi retorici, abbinati a un tot di populismo, rovinano una storia congegnata anche bene ma che non riesce ad uscire dagli stereotipi. Ford decisamente sopra le righe e ripetitivo nei panni dell'eroe senza macchia e senza paura.

Quando il gioco si fa duro. Voglia di potere
(The Enemy Within, USA, 1994)
di Jonathan Darby. Con Forest Whitaker, Jason Robards, Sam Waterston, Dana Delany, Josef Sommer

il Presidente USA rifiuta di aumentare le spese militari ed il capo di stato maggiore, convinto che si tratti di una pericolosa decisione antipatriottica, ordisce un complotto per destituirlo: di fatto un colpo di stato. Un alto ufficiale scopre il piano e riesce a sventare il golpe. Remake del magnifico Sette giorni a maggio (1964), attualizza mediocremente la vicenda, smorzandone la tensione politica e morale. I pur bravi attori non eguagliano le interpretazioni di Lancaster, Douglas e March.

All'inseguimento della morte rossa
(Bullet to Beijing, CDN-UK-RU, 1995)
di George Mihalka. Con Michael Caine, Jason Connery, Michael Gambon, Mia Sara, Michael Sarrazin

La guerra fredda è finita e le spie sono disoccupate. Ma i traffici d'armi ci sono sempre e così Harry Palmer viene mandato a cercare una micidiale arma segreta, la "morte rossa", in grado di distruggere intere popolazioni. La partita vede coinvolte vecchie e nuove spie, con l'aggravante che non si sa bene chi sta con chi. Caine è sempre bravissimo, ma è patetico il ritorno del personaggio di Deighton, in una storia pasticciata e palesemente inverosimile. Lontanissimi i tempi degli splendidi Ipcress e Funerale a Berlino.

Confessione finale
(Mother of Night, USA, 1996)
di Keith
Gordon. Con Nick Nolte, Alan Arkin, John Goodman, Bernard Behrens, Sheryl Lee, Arye Gross

Un americano che vive in Germania fin da bambino allo scoppio della guerra accetta di fare la spia per gli americani: da Berlino terrà una trasmissione radio accesamente antisemita e nelle sue parole si celeranno informazioni preziose. Nel 1945 torna in America, sconosciuto, e anni dopo viene scoperto: si consegna agli israeliani per farsi processare. La storia è più intricata, perché il thriller affonda nell'anima del protagonista, diviso fra il male, la realtà apparente, e il bene, la realtà reale. Un Nolte diverso dal solito, e davvero bravo. Dal romanzo di Kurt Vonnegut.

Mission: Impossible
(Id., USA, 1996)
di Brian De Palma. Con Tom Cruise, Jon Voight, Jean Reno, Emmanuelle Béart, Henry Czerny

Qualche imbecille ha messo su un floppy disk la lista di tutti gli agenti segreti americani in Europa e si scatena la bagarre per venirne in possesso. De Palma gioca un po' troppo (e senza un briciolo d'ironia) con le inverosimili scene d'azione e l'eccesso di doppi e tripli giochi, ed è davvero irritante l'infantile divisione fra buoni e cattivi. Ma è pur sempre De Palma e si fa fatica a non divertirsi. Dalla celebre serie televisiva degli anni '60 (ma, appunto, si era 30 anni fa), avrà ben cinque seguiti (ma non finirà qui) sulla stessa sgangherata falsariga.

Potere assoluto
(Absolute Power, USA, 1997)
di Clint Eastwood. Con Gene Hackman, Clint Eastwood, Ed Harris, Laura Linney, Scott Glenn, E.G. Marshall

Mica male l'idea che il colpevole sia... il Presidente degli Stati Uniti: durante un incontro con la sua amante, agenti del Secret Service uccidono per errore la donna e poi fanno sparire ogni prova. Ma si accorgono che un ladro ha visto tutto e parte la caccia al testimone. Che troverà un inaspettato alleato nel marito della vittima, un vecchio senatore. Un'altra prova eccellente di Eastwood, che nel descrivere l'abilità artigianale del ladro parla forse della propria capacità di rubare con semplcità certe essenze di vita e trasportarle in un racconto.

Face/Off - Due facce di un assassino
(Face/Off, USA, 1997)
di John Woo. Con Nicolas Cage, John Travolta, Joan Allen, Gina Gershon, Dominique Swain

Un pazzo criminale ha collocato una bomba batteriologica a Los Angeles, e mentre è in ospedale un agente FBI si fa trapiantare la sua faccia per sventare il piano. Ma il cattivo esce dal coma, evade e ricambia la cortesia, così i due si ritrovano a combattersi in un brutale gioco di specchi. Il meccanismo (dr. Jekyll e Mr. Hyde, Bene e Male speculari) è plateale e solo l'abilità e l'ironia di Woo lo rendono accettabile, e, anzi, avvincente. Bravi i protagonisti a introdurre le sfumature giuste per avvertire le differenze tra i due.

The Informant
(Id., USA-IRL, 1997)
di Jim McBride. Con Timothy Dalton, Cary Elwes, Anthony Brophy, Maria Lennon, John Kavanagh

Militante dell'IRA esce dal carcere dopo vari anni e riprende la sua attività clandestina; ma, catturato dagli inglesi, viene costretto a collaborare e farà nomi e cognomi. Apparentemente il film si pone in posizione neutra rispetto allo storico conflitto fra Londra e i repubblicani, in realtà sembra scritto da qualche furbetto dei servizi britannici, perché la storia è tutta intrisa di leggeri e pesantissimi dubbi sulle ragioni del'iRA e sui suoi modi di agire, e il fatto stesso che il protagonista sia un "pentito" rivela l'impianto centrale della storia.

The General
(Id., USA, 1998)
di John Boorman. Con Brendan Gleeson, Jon Voight, Adrian Dunbar, Sean McGinley, Angeline Ball

Martin Cahill fu un celebre ladro irlandese, autore di colpi clamorosi, e per anni ricercato inutilmente dalla polizia. Il soprannome rientra nella leggenda creatasi intorno a lui, e che egli stesso contribuì ad alimentare. In realtà non era propriamente Robin Hood, perché rubava soprattutto per sè, tanto che quando l'IRA gli chiede un "contributo" egli rifiuterà, pagandone il prezzo. Un film ironico, avventuroso, cinico e al tempo stesso romantico, con uno sguardo insolitamente beffardo su un'Irlanda quasi surreale.

Nemico pubblico
(Enemy of the State, USA, 1998)
di Tony Scott. Con Will Smith, Gene Hackman, Jon Voight, Jason Robards, Regina King

Per caso un tale filma l'assassinio di un uomo politico da parte di un alto funzionario dell'NSA ed il nastro capita fra le mani di un avvocato: che sarà braccato dai servizi e se la caverà solo grazie all'aiuto di un vecchio ex agente. Il classico tema dell'individuo schiacciato dal sistema qui viene esasperato dalle modalità della caccia: sofisticatissimi sistemi di spionaggio elettronico che paiono fantascienza e invece fanno parte di Echelon, la quasi sconosciuta rete mondiale di sorveglianza. Il thriller non la nomina, ma è sempre lì. Bello e possibile.

Codice Mercury
(Mercury Rising, USA, 1998)
di Harold Becker. Con Bruce Willis, Alec Baldwin, Miko Hughes

Un bambino autistico decifra per caso (ma in virtù della sua formidabile abilità coi numeri) un codice segretIssimo dell'NSA: la sezione del servizio che ha elaborato il codice decide di provvedere: elimina i genitori ma il bambino si salva, e verrà braccato. Un agente dell'FBI lo protegge contro i suoi stessi colleghi. La trama è un po' improbabile ma non è male l'incontro tra i segreti del potere e quelli della mente. Willis come al solito, bravissimo invece Miko Hughes nella parte del bambino.

Omicidio in diretta
(Snake Eyes, USA, 1998)
di Brian De Palma. Con Nicolas Cage, Gary Sinise, John Heard, Carla Gugino, Luis Guzmán

Il Segretario alla Difesa USA viene assassinato da un terrorista, poi immediatamente ucciso da un agente del Servizio Segreto. Nella vicenda si trova coinvolto un poliziotto decisamente antipatico, che però si rivela tutt'altro che incompetente, infatti ci regalerà il colpo di scena finale. Thriller dignitoso ma quasi convenzionale in cui si fa fatica a riconoscere il grande De Palma, che tuttavia non fa mancare alcuni tocchi da maestro, a partire dal lunghissimo piano sequenza iniziale e dalle scene conclusive.

Ronin
(Id., UK-F-USA, 1998)
di John Frankenheimer. Con Robert De Niro, Jean Reno, Stellan Skarsgard, Jonathan Price

Ronin erano i samurai senza più padrone e tali, dopo la fine della guerra fredda, sono rimasti tanti agenti segreti: un variegato gruppetto di questi viene ingaggiato da un'ambigua ragazza per recuperare una valigetta misteriosa, contesa sia da mafiosi russi che da terroristi irlandesi. La vicenda, in varie parti di Francia, si complica, tra inseguimenti e ricche sparatorie. Il finale è amaro e malinconico. Un thriller forse troppo pieno di azione ma diretto da un vecchio leone, resuscitato, e affidato alla classe di De Niro e Reno.

West Wing - Tutti gli uomini del Presidente
(West Wing, USA, TV 1999 - 2006)
di Aron Sorkin. Con Martin Sheen, Rob Lowe, Allison Janney, Richard Schiff, John Spencer, Dulé Hill

Nell'ala ovest (West Wing) della Casa Bianca, dove si trova anche lo Studio Ovale, si svolgono tutte le principali attività della Presidenza e del suo staff, dall'ordinaria amministrazione ai momenti di gravi crisi. Questo complesso e anche misterioso lavoro è al centro di una serie che ebbe enorme successo negli USA: veniva svelato (quasi) ogni aspetto del centro di potere più importante del mondo. Un thriller che non ha bisogno di sparatorie o altri espedienti spettacolari, perché gli intrighi e i segreti sono sempre all'ordine del giorno.

Spy Game
(Id., USA, 2001)
di Tony Scott. Con Robert Redford, Brad Pitt, Catherine McCormack, David Hemmings, Stephen Dillane

Un agente della CIA, dopo una missione fallita, è rinchiuso in una prigione cinese ed il suo mentore, ormai alle soglie della pensione, decide di liberarlo malgrado il palese ostruzionismo dei superiori, impegnati in giochi politici di alto livello. Ma il vecchio Condor non si lascia intimorire e non rinuncia anche a un generoso coup de théatre. C'è pure una storia d'amore, che però, stranamente, s'infiltra con intelligenza. Una spy story robusta e raffinata, allo stesso tempo "classica" e al passo coi tempi. Protagonisti in ottima forma.

Il sarto di Panama
(The Tailor of Panama, UK, 2001)
di John Boorman. Con Geoffrey Rush, Jamie Lee Curtis, Pierce Brosnan, Harold Pinter, Catherine McCormack

Un inglese con qualche scheletro nell'armadio fa il sarto di lusso a Panama. Ma la situazione politica è molto instabile e Sua Maestà vuol tenere le cose sotto controllo, così l'agente incaricato, abile e fascinoso, individua nel sarto un ottimo informatore, lo ricatta e lo fa collaborare. Il malcapitato gestisce la faccenda inventandosi un sacco di balle. Divertente e ben costruita, una spy story che spariglia i canoni del genere, se non fosse che la storia (da le Carré, accidenti!) è un clamoroso déja vu: il magnifico Il nostro agente all'Avana, da G. Greene.

Enigma
(Id., USA-D-UK, 2001)
di Michael Apted. Con Kate Winslet, Dougray Scott, Saffron Burrows, Martin Glyn Murray, Tom Hollander

2a guerra mondiale: i codici segreti nazisti sembravano impenetrabili, e ciò grazie alla celebre macchina Enigma: gli inglesi allestiscono un formidabile apparato (che diverrà poi il GCHQ), composto da centinaia di matematici, filologi, logici, ecc., per decifrare. Il film ricostruisce abbastanza bene l'ambiente (senza però far cenno ad A. Turing, il vero cervello dell'operazione, che poi sarà perseguitato in quanto omosessuale e morirà suicida), ma elabora inutilmente, e con ridicole divagazioni amorose, una vicenda di per sè affascinante e narrata assai meglio nel 2014.

Alias
(Id., USA, TV 2001 - 2006)
di J. J.
Abrams. Con Jennifer Garner, Victor Graber, Ron Rifkin, Michael Vartan, Bradley Cooper, Lena Olin

Prendete Nikita, Mission impossible, 007, Gina Carano, Codice da Vinci, CIA che salva il mondo da un paio di Spectre, ex KGB cattivissimo: frullate e avrete questa superspia che sa fare tutto (tecnologie, motocicletta, armi, crittografia, roccia, letteratura, travestimenti, ecc.). Qualche buona ideuzza c'è, ma è insopportabile la furberia di pescare senza pudore dallo sterminato serbatoio cinematografico e i suoi infiniti imbrogli e cliché, arrivando ai confini della realtà pur di far proseguire, fra mille ripetizioni, una serie che peraltro ha avuto un gran successo.

24
(Id., USA, TV 2001 - 2010)
di J.
Surnow & R. Cochran. Con Kiefer Sutherland, Kim Bauer, Nina Meyers, Gavid Palmer, Michelle Dessler

Los Angeles: un agente dell'Unità Antiterrorismo, di cui poi diverrà capo, indaga su attentati e altri complotti contro la sicurezza nazionale. L'espediente narrativo è raccontare in tempo reale gli eventi, che si svolgono, appunto, nell'arco di 24 ore. Eroismo e improbabilità qualche volta funzionano, altre no. Talvolta gli episodi sono davvero ben gestiti, ma spesso la retorica patriottarda (che riscuoterà molto successo negli USA) prende il sopravvento, e comunque è poca cosa rispolverare il cliché dell'uomo solo che periodicamente salva il mondo.

Bad Company - Protocollo Praga
(Bad Company, USA-CZ, 2002)
di Joel Schumacher. Con Anthony Hopkins, Chris Rock, Peter Stormare, Gabriel Macht, Kerry Washington

I soliti cattivi ex KGB stanno per mettere le mani su un ordigno nucleare, e usarlo, ma per fortuna che c'è la CIA. L'agente in missione a Praga muore, ma per fortuna che c'è suo fratello gemello, opportunamente scoppiato ma per fortuna rapido nell'imparare il mestiere. Il tutto gestito da un Sir Anthony Philip Hopkins in palesi difficoltà finanziarie: perchè da uno dei più grandi attori viventi una marchetta così non si spiega altrimenti, essendo il film imbarazzante nella sua volgare esuberanza di luoghi comuni e trovatine da un soldo.

The Quiet American
(Id., USA, 2002)
di Phillip Noyce. Con Michael Caine, Brendan Fraser, Do Thi Hai Yen, Rade Serbedzija, Tzi Ma

Saigon, 1952: durante la guerra franco-indocinese, due anni prima di Dien Bien Phu, la vita di un cinico e scafato giornalista viene sconvolta dall'arrivo di un giovane americano che gli frega la bella amante ed è un acceso sostenitore di una "terza forza", sganciata dal Viet Minh e dagli USA. Da G. Greene, che non aveva apprezzato il primo film del '58, in cui l'antiamericanismo del libro veniva rovesciato in anticomunismo. Qui c'è maggior fedeltà ed il thriller psicologico ruota intorno all'innocenza che non è più di nessuno.

The Bourne Identity
(Id., USA, 2002)
di Doug Liman. Con Matt Damon, Franka Potente, Chris Cooper, Julia Stiles, Orso Maria Guerrini

Un naufrago salvato da dei pescatori non ricorda più nulla del suo passato e quando cerca di fare luce le cose si complicano ancora di più: capisce di essere un agente della CIA ma non perché sono proprio i suoi a cercare a tutti i costi di ucciderlo. Aiutato da una strana ragazza riuscirà a risolvere il mistero. Dal romanzo L'uomo senza volto di R. Ludlum, un thriller ben costruito, di gran ritmo, con alcuni risvolti insoliti, ma un po' troppo appiattito sullo stereotipo dell'uomo in fuga. Inizio della saga.

Al vertice della tensione
(The Sum of All Fears, USA, 2002)
di Phil Alden Robinson. Con Ben Affleck, Morgan Freeman, James Cromwell, Alan Bates, Ciarán Hinds

Jack Ryan, analista della CIA esperto della nomenclatura post-sovietica, diventa il braccio destro del capo della CIA e riesce a scoprire un mostruoso complotto mirante a sfruttare le tensioni fra USA e Russia e far scoppiare una guerra nucleare. Da un romanzo di Tom Clancy un film che sa troppo di déja vu: un'organizzazione internazionale che pare cugina della Spectre, situazioni simili al più inverosimile 007, fanatici guerrafondai, ecc. Peccato, perché il dopo Muro di Berlino potrebbe offrire davvero molti spunti originali.

The Statement - La sentenza
(The Statement, UK - CA - F, 2003)
di Norman Jewison. Con Michael Caine, Tilda Swinton, Jeremy Northam, Charlotte Rampling, Alan Bates

Durante il regime di Vichy, numerosi furono i francesi che aiutarono i nazisti nella deportazione di ebrei e partigiani: molti di questi collaborazionisti rimasero poi impuniti grazie all'aiuto di prelati, funzionari e organizzazioni anticomuniste. Il film racconta la caccia, molti anni dopo, ad uno di essi, un abile ex poliziotto, che userà ogni mezzo per proteggersi. Una storia insolita, disturbante, amara, senza scorciaroie, che tiene aperta una pagina vergognosa troppo spesso occultata o deformata.

Segreti di Stato
(I, 2003)
di Paolo Benvenuti. Con Antonio Catania, David Coco, Sergio Graziani, Aldo Puglisi, Francesco Guzzo

Gaspare Pisciotta era il braccio destro di Salvatore Giuliano nella strage di Portella della Ginestra, e dopo la sua morte il suo avvocato cerca di far luce sulla vicenda, inquinata da depistaggi e intrighi, delinenado un quadro ben lontano dalla false verità di Stato e che si rivela come l'inizio della strategia della tensione. Un film lucidissimo che ricorda la grande stagione del cinema civile degli anni '60 e '70 e ne riprende la sapienza narrativa, imperniata sul delicato equilibrio fra rigore politico e divulgazione spettacolare.

La regola del sospetto
(The Recruit, USA, 2003)
di Roger Donaldson. Con Al Pacino, Colin Farrell, Bridget Moynahan, Gabriel Macht, Mike Realba

Un giovane con un talento naturale per il mestiere di spia viene reclutato ed allevato da un esperto funzionario della CIA, e la prima regola è: non fidarsi mai. Soprattutto se si tratta di scoprire una talpa nell'agenzia. Il solito meccanismo edipico-avventuroso vecchia volpe-apprendista stregone funziona, e la cornice (modalità di addestramento, cos'è davvero il mondo dello spionaggio) è credibile, ma l'impressione è che Langley non abbia svolto solo il ruolo di consulenza...

Agente speciale
(Triple Agent, F, 2004)
di Eric Rohmer. Con Serge Renko, Katerina Didaskalu, Amanda Langlet, Emmanuel Salinger

Nella Parigi del Fronte Popolare un ex generale zarista lavora in un'organizzazione di reduci "bianchi": osserva, ascolta, riflette. E spia, ma per conto di chi? Sullo sfondo la Storia (con bellissimi spezzoni di filmati d'epoca), Hitler e Stalin. Un film di spionaggio decisamente insolito, perché tutto è sotto traccia, filtrato da una struggente storia d'amore che s'intreccia coerentemente con le vicende collettive. Una volta tanto il futile intimismo di Rohmer acquista concretezza e logica, ma realtà e ideologia sono in bilico tra neutralità e ambiguità.

Spartan
(Id., USA, 2004)
di David Mamet. Con Val Kilmer, William H. Macy, Derek Luke, Tia Texada, Kristen Bell

Il Secret Service negli USA ha soprattutto il compito di proteggere il Presidente ed il governo, e quando viene rapita la figlia di un membro dell'esecutivo l'intera struttura si mobilita. Ma al suo interno c'è qualcuno che complotta. Senza concedere troppo al costume di infarcire i thriller di effetti speciali e quintali di pallottole, Mamet offre una ricostruzione intelligente di un certo mondo, al tempo stesso lineare e ambiguo, e anche un tipico esponente del cinema action, V. Kilmer, sembra essere un attore.

The Manchurian Candidate
(Id., USA, 2004)
di Jonathan Demme. Con Denzel Washington, Meryl Streep, Liev Schreiber, Kimberly Elise, Jon Voight

Guerra del Golfo: un capitano viene salvato dall'eroismo di un sergente: che tornato in patria trionfalmente potrà proseguire l'avviata carriera politica correndo per la vicepresidenza (salvo poi uccidere il candidato presidente e subentrargli). Ma l'ufficiale ha disturbi mentali e comincia a ricordare: le cose sono andate in modo assai diverso, qualcuno ha barato. Il remake è teso e ben gestito, e l'atmosfera fantapolitica di Frankenheimer (1962) viene attualizzata concentrandosi su un complotto interno ordito da una piovra finanziaria.

Codice Homer
(A different loyalty, CDN - UK, 2004)
di Marek Kanievska. Con Sharon Stone, Rupert Everett, Julian Wadham, Michael Cochrane, Ann Lambton

Anni '50, Beirut: il legame tra una giornalista americana ed un collega britannico è perfetto, ma quando lui scompare lei scopre che in realtà è una spia del KGB: però farà di tutto per ritrovarlo. ll film non è un capolavoro tuttavia ha il merito di raccontare una storia che non è quella tipica dei film occidentali, con l'infantile divisione tra "buoni" e "cattivi". Il titolo A different loyalty riprende un'espressione in uso nei servizi britannici che, appunto, non liquidava le spie rosse come semplici traditori, ma riconosceva loro una dignità etica. Ispirato alla storia di Kim Philby.

Archangel
(Id., UK, 2005)
di Jon Jones. Con Daniel Craig, Anna Gerasimova, Kaspars Zvigulis, Valery Chernyak

Un professore americano è alla ricerca di uno scottante documento legato alla vita privata di Stalin e si trova in mezzo ad un complotto teso a riesumare il potere di un tempo, addirittura utilizzando un figlio misterioso del dittatore. Thriller fantapolitico che in buona misura è un'occasione sprecata, sia per l'approssimazione della cornice storica (non priva dei soliti luoghi comuni) sia per la spigolosità della sceneggiatura. Si sfiora il ridicolo quando l'accademico, che si suppone essere un esperto, deve ricorrere alla traduzione della solita bella ragazza.

The Constant Gardener - La cospirazione
(The Constant Gardener, UK, 2005)
di Fernando Meirelles. Con Ralph Fiennes, Rachel Weisz, Pete Postlethwaite, Hubert Koundé, Bill Nighy

In Kenya una donna indaga su sperimentazioni illegali condotte da alcune multinazionali farmaceutiche. Quando viene assassinata, il marito si mette disperatamente alla ricerca della verità e scoprirà una realtà che non avrebbe mai immaginato. Da un romanzo di le Carré, un discreto tentativo di abbinare il dramma psicologico al racconto delle situazioni-limite create da un capitalismo sempre più vorace e privo di quell'etica che invece cerca quotidianamente di propagandare come propria natura.

The Interpreter
(Id., USA, 2005)
di Sydney Pollack. Con Nicole Kidman, Sean Penn, Yvan Attal, Tsai Chin

C'è chi si caccia nei guai volutamente, chi (L'uomo che sapeva troppo) per caso: come un'interprete dell'ONU che per sbaglio ascolta una conversazione di chi complotta di uccidere un capo di stato africano. L'FBI la protegge ma le cose sono complicate: il leader è un despota feroce e la donna ha stretti legami con l'Africa, dove è nata. Difficile che Pollack sbagli bersaglio: la denuncia politica è efficace, la storia funziona, la suspense non manca, ed il rapporto fra l'agente e l'interprete è reso in modo non banale.

Icon - Sfida al Potere
(Icon, USA, 2005)
di Charles Martin Smith. Con Patrick Swayze, Patrick Bergin, Michael York, Annika Peterson, Ben Cross

In una Russia devastata dal caos postsovietico un esponente di estrema destra si candida alle presidenziali con un programma militarista, liberticida e xenofobo, in sintonia con le frange più oltranziste dell'ex KGB: si prospetta una crisi internazionale gravissima, che naturalmente viene sventata dal solito impavido agente americano. Ma la fedeltà all'ingegnoso libro di Forsyth consente di andare al di là di gran parte dei luoghi comuni ed il film procede con ritmo e intelligente spettacolarità.

Munich
(Id., USA, 2005)
di Steven Spielberg. Con Eric Bana, Daniel Craig, Mathieu Kassovitz, Geoffrey Rush, Hanns Zischle

Dopo la strage delle Olimpiadi di Monaco (undici atleti israeliani uccisi da Settembre Nero, 1972), il governo d'Israele incarica alcuni suoi agenti di individuare ed eliminare i terroristi. Finalmente un film che affronta con onestà (Spielberg è ebreo) la terribile complessità della questione mediorientale, senza ricorrere all'abituale cliché sul "terrorismo" origine di ogni male. I protagonisti di ambo le parti sono descritti come in una tragedia greca: morte, amicizia, dolore, vendetta, l'incertezza del futuro.

Le vite degli altri
(Das Leben der Anderen, D, 2006)
di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Ulrich Mühe, Martina Gedeck, Sebastian Koch, Ulrich Tukur

DDR, 1984: un rigido ufficiale della STASI organizza la sorveglianza di un drammaturgo, non solo per motivi "ideologici" (come accadeva per centinaia di migliaia di persone) ma anche perchè un ministro vuole incastrare lo scrittore e rubargli la donna. Lentamente nel poliziotto affiora un ripensamento profondo. Un film bellissimo, non certo divertente come Goodbye Lenin, anzi, raggelante e intimo, e con una tensione hitchcockiana, ma che ugualmente rivela senza luoghi comuni il clima umano e politico del grande inganno. Mühe straordinario.

Intrigo a Berlino
(The Good German, USA, 2006)
di Steven Soderbergh. Con George Clooney, Cate Blanchett, Tobey Maguire, Beau Bridges

Giornalista americano torna nella Berlino dell'immediato dopoguerra e ritrova la donna della sua vita: lei è coinvolta in una brutta storia e lui cerca di aiutarla, in un complicato quadro fatto di guerra fredda e di intrighi. Criticato da molti come un freddo esercizio di stile, il film è tutto giocato sulla doppia finzione: quella "naturale" del cinema e quella di un racconto totalmente immerso negli anni '40: tutto (dalla recitazione impostata ai colori, alla scenografia) è esattamente come un noir d'epoca. E forse lo è davvero.

Syriana
(Id., USA, 2006)
di Stephen Gaghan. Con George Clooney, Matt Damon, Jeffrey Wright, Chris Cooper, William Hurt

Sì, sempre il petrolio: tra Medio Oriente e Kazakistan si svolge una complicatissima partita geopolitica, e le vite dei protagonisti sono immerse in questo "grande gioco" le cui regole sono spesso oscure ma sempre spietate, perché gli interessi in gioco sono colossali. E così la ragionevolezza viene travolta. Le storie parallele narrate (a volte in modo troppo confuso) nel film danno concretezza, quotidianità, a questi complessi scenari, e le tragedie personali sembrano umiliate da sistemi incontrollabili. Clooney bravissimo.

Agente 007 - Casino Royale
(Casino Royale, USA - UK - D - CK, 2006)
di Martin Campbell. Con Daniel Craig, Eva Green, Mads Mikkelsen, Judi Dench, Giancarlo Giannini, Jeffrey Wright

Il ricco e malvagio Le Chiffre, finanziatore di organizzazioni criminali, ha la passione per il gioco, e l'idea è quella di sbancarlo, in modo da renderlo innocuo. Chi, se non 007, può batterlo al grande torneo di poker che si svolge al Casino Royale? Il 21°, ma non ultimo, film su 007 continua a far rimpiangere la serie con Connery, malgrado l'interpretazione gelida e intensa di Craig; il noioso e dispersivo svolgimento della trama si discosta troppo da quella immaginata da Fleming in quello che fu il suo primo libro (1952!).

Death of a President - Morte di un Presidente
(Death of a President, USA, 2007)
di Gabriel Range. Con Hend Ayoub, Brian Boland, Becky Ann Baker

19 ottobre 2007: George W. Bush Jr. viene ucciso allo Sheraton Hotel di Chicago. L'attentatore non sarà scoperto, e allora se ne troverà uno politicamente adeguato. Tutta finzione, naturalmente, in un film - documentario che usa vere immagini di repertorio, manipolate, e scene reali, montandole insieme perfettamente con sofisticate tecniche digitali. Una provocatoria beffa sulle paure dell'America, sulla retorica e la menzogna, sulla verità verosimile che si sostituisce alla verità vera, e che è ancora più vera.

Michael Clayton
(Id., USA, 2007)
di Tony Gilroy. Con George Clooney, Sydney Pollack, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, Austin Williams

Non faccio miracoli. Faccio le pulizie” sostiene Clayton, avvocato che si occupa degli affari sporchi di un grande studio legale newyorkese: clienti colpevoli di micidiali frodi industriali, colleghi che per gonfiare la parcella sono pronti anche all'omicidio, ecc.. Un film d'impronta civile che ricorda il cinema politico americano degli anni '70, e infatti tra i produttori ritroviamo tre registi impegnati (Pollack, Soderbergh, Minghella). Clooney proprio bravo. T. Gilroy è stato un ottimo sceneggiatore (D. Claiborne, Bourne, L'avvocato del diavolo).

L'ombra del potere - The Good Shepherd
(The Good Shepherd, USA, 2007)
di Robert De Niro. Con Matt Damon, Angelina Jolie, Robert De Niro, Alec Baldwin, Keir Dullea, William Hurt

La CIA, com'è nata e come per anni ha segretamente influenzato il destino del mondo: una storia oscura, violenta, senza effetti speciali, l'altra faccia della realtà. Il protagonista "si rinchiude, attraverso un movimento a spirale, in uno spazio solo in superficie portatore di protezione. Nei fatti, diviene complice della sua stessa ambiguità. De Niro riesce a non forzare emotivamente la sua figura e a caricare la suspense non con colpi di pistola ma con bisbigli e occhiate furtive." (Morandini)

Breach - L'infiltrato
(Breach, USA, 2007)
di Billy Ray. Con Chris Cooper, Ryan Phillippe, Laura Linney, Dennis Haysbert, Kathleen Quinlan

La vera storia della pegggior talpa nell'FBI, Robert Hanssen, che per ventidue anni ha venduto segreti all'URSS: un agente doppio non per ragioni ideologiche (è infatti un cristiano integralista) ma per denaro. Il Bureau lo sospetta e gli mette a fianco un giovane che lo incastri. Niente sparatorie, ma tutto un gioco di fiducia e sospetti basato sull'ambiguità del rapporto quasi edipico tra i due: una chiave di lettura affidata, giustamente, alla realtà e non alle furberie spettacolari, che tuttavia non sempre riesce a mantenere vivo l'equilibrio narrativo.

The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo
(The Bourne Ultimatum, USA, 2007)
di Paul Greengrass. Con Matt Damon, Julia Stiles, David Strathairn, Scott Glenn, Paddy Considine

Agente della CIA alle prese col proprio passato di killer e con gli ex datori di lavoro che vogliono eliminarlo. Terzo capitolo della trilogia sul personaggio creato da R. Ludlum, è il migliore: tutto è basato sulla fuga e l'intero film si svolge a un ritmo frenetico, con un montaggio "sporco" e adrenalinico. Riprendendo Nemico pubblico (1998), il cuore del film è la potenza della sorveglianza elettronica attiva, resa qui con incredibile efficacia, contro l'individuo, che nella fattispecie è tosto (pure troppo). Echelon e dintorni: nessuno è solo. Poi la saga prosegue malamente.

Nessuna verità
(Body of Lies, USA, 2008)
di Ridley Scott. Con Leonardo DiCaprio, Russell Crowe, Mark Strong, Golshifteh Farahani

CIA e Medio Oriente: il trionfo delle menzogne, e i tre protagonisti - il funzionario USA responsabile dell'area, l'agente operativo, il capo dei servizi giordani - agiscono e ingannano con cinismo differente (strepitosa la leggerezza letale con cui da Washington il capo ordina le cose più infami mentre accompagna i figli a scuola o gioca con loro). E diversi sono i corpi, gli sguardi. Mancano (a eccezione di una coraggiosa donna iraniana) quelli delle vere vittime, schiacciate dai signori della guerra, ma il bravo R. Scott non poteva fare troppo l'antiamericano.

Una sola verità
(Nothing But the Truth, USA, 2008)
di Rod Lurie. Con Kate Beckinsale, Matt Dillon, Alan Alda, David Schwimmer, Noah Wyle, Angela Bassett, C. B. Vance

Attentato al Presidente USA organizzato dal Venezuela: una giornalista scopre che la CIA ha tutt'altra versione, ma non vuole rivelare la propria fonte e così viene messa in galera. Debole tentativo di riproporre il tema della libertà di stampa, perorata da una scontata arringa difensiva, che si dilunga inutilmente sul cliché della donna ingiustamente incarcerata. Alcuni guizzi (il buon colpo di scena finale) non salvano un film tanto ambizioso quanto lontano dalla grande stagione del cinema civile americano.

Burn After Reading - A prova di spia
(Burn After Reading, USA, 2008)
di Ethan e Joel Coen. Con George Clooney, Frances McDormand, John Malkovich, Brad Pitt, Tilda Swinton

Un ex agente della CIA scrive un libro di memorie in cui rivela parecchi particolari assai sconvenienti sull'attività della ditta. Una coppia di balordi tenta di ricattarlo, e inizia la sarabanda di equivoci, morti ammazzati, situazioni surreali. Come sempre (ma stavolta il risultato è deludente) i geniali Coen mescolano grottesco e realismo, umorismo irresistibile e amarezza, ferocia e tenerezza, in cui si muovono fluidi e imbarazzati personaggi inevitabilmente sconfitti, ma a volte capaci di un guizzo intelligente che (forse) non li farà morire tristi.

Fuori Controllo
(Edge of Darkness, USA - UK, 2009)
di Martin Campbell. Con Mel Gibson, Ray Winstone, Danny Huston, Bojana Novakovic, Shawn Roberts

La figlia di un detective viene uccisa e subito si pensa che il vero obiettivo fosse il padre. Che però, indagando, scopre tuttì'altra storia: traffici di armi nucleari, corruzione, complotti, agenzie di intelligence deviate. La vendetta porterà inevitabilmente al massacro. Film che funziona perchè costruito su una robusta sceneggiatura, che tuttavia non manca di difetti: luoghi comuni, soprattutto, nel rapporto padre vedovo - figlia, nel profilo violento di certa industria. Gibson è bravo, ma è meglio Winstone, che ricorda il von Sidow di Tre giorni del condor.

La Regina dei Castelli di carta
(Luftslottet som sprängdes, S - D - DK, 2009)
di Daniel Alfredson. Con Noomi Rapace, Michael Nyqvist, Annika Hallin, Per Oscarsson, Lena Endre

Si delinea finalmente la cornice dell'intrigo di cui Lisbeth Salander è stata la principale ma non unica vittima: le trame di una sezione deviata dei servizi segreti svedesi. Ma l'incauto spettatore che non avesse visto i due film precedenti non ci capirebbe nulla. E anche chi ha letto la bella trilogia si troverà in difficoltà a seguire una trama confusa e raffazzonata. Rapace è davvero brava nel suo ruolo, ma non basta un'ottima interprete per salvare un film palesemente nato con lo scopo di sfruttare un clamoroso successo editoriale.

State of Play
(Id., USA, 2009)
di Kevin Macdonald. Con Russell Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams, Helen Mirren, Wendy Makkena

Un giornalista cerca di far luce sulla gestione dei fondi per la difesa USA: negli illeciti è coinvolto anche un suo vecchio amico, importante membro del Congresso, ma l'inchiesta è complicata anche dalla morte - incidente? - dell'assistente del deputato. La parte migliore del film riguarda però l'intreccio fra il vecchio modo di fare giornalismo (Tutti gli uomini del Presidente), a cui è affezionato il protagonista, e l'uso intensivo del web, da parte di una sua giovane collega. Una svolta nel tradizionale filone americano sui giornali. Ma questa è la stampa, bellezza.

The Informant
(Id., USA, 2009)
di Steven Soderbergh. Con Matt Damon, Scott Bakula, Joel McHale, Melanie Lynskey, Frank Welker

Un giovane biochimico che lavora in una multinazionale dell'industria agroalimentare viene convinto dall'FBI a rivelare segretamente le porcherie dell'azienda: attività che procurerà all'informatore molti soldi e molte ansie. E infatti il film - che parte da una vicenda reale - si basa sulla denuncia di certe marachelle capitalistiche, ma in realtà è quasi più rivolto alla personalità del protagonista, una sorta di modello a rovescio (?) dell'american way of life: carrierismo, limitatezza dei valori, frustrazioni, doppiezza. Il regista, al solito, è attento e acuto.

L'affaire Farewell
(Id., F, 2009)
di Christian Carion. Con Emir Kusturica, Guillaume Canet, Alexandra M. Lara, Ingeborga Dapkunaite, Willem Dafoe

URSS, primi anni '80: un colonnello del KGB avvia la propria personale perestrojka e decide di minare il formidabile apparato di spionaggio su cui si regge l'opprimente regime sovietico: per far passare le informazioni contatta un ingegnere francese che lavora a Mosca, e Parigi è entusiasta di essere in prima linea nel "grande gioco". Ispirato ad una storia vera, ancorché poco nota, il film rinuncia a qualsiasi espediente spettacolare e ricostruisce metodicamente i meccanismi lenti e oscuri del vero spionaggio.

The International
(id. USA - D - UK, 2009)
di Tom Tykwer. Con Clive Owen, Naomi Watts, Armin Mueller-Stahl, Ulrich Thomsen, James Rebhorn

Una grande banca è il nucleo finanziario di un groviglio di attività criminali e terroristiche, ma indagare su queste potenti strutture è complicato e rischioso: ci provano un agente dell'Interpol e una magistrata, con Milano al centro della vicenda. Film che ricorda il cinema civile italiano degli anni '60 e '70, con qualcosa in più e in meno: la spettacolarità (grazie a quattrini ed effetti speciali) e il realismo. Tykwer è serio nel raccontare intrighi e corruzione, ma talvolta scivola su ingenuità irritanti (ad es. i soliti carabinieri tonti).

L'altra verità
(Route Irish, UK - F - I - B - E, 2010)
di Ken Loach. Con Mark Womack, Jack Fortune, Andrea Lowe, John Bishop, Geoff Bell

Fergus vuole vederci chiaro sulla morte in Iraq di un caro amico, anch'egli contractor (termine che suona meglio di mercenario), ma i capi della loro compagnia privata cercano in tutti i modi, anche facendo uccidere un testimone scomodo, di insabbiare la cosa. E la verità sarà davvero sconvolgente. Il meccanismo poliziesco è del tutto funzionale a una narrazione che affronta crudamente la realtà delle guerre che americani ed europei continuano a spacciare come "difesa della libertà". Un caso raro rispetto a una generale filmografia bellica becera e al servizio del potere.

The American
(Id., USA, 2010)
di Anton Corbijn. Con George Clooney, Violante Placido, Thekla Reuten, Paolo Bonacelli, Bruce Altman

Un killer decide di ritirarsi a vita privata ma prima deve svolgere un ultimo incarico: costruire un fucile ad alta precisione per un collega (ignorando di essere lui stesso il bersaglio). Ma nel paesino abruzzese dove si era rifugiato (e dove s'innamorerà) è sorvegliato da misteriosi nemici, che cercheranno di ucciderlo. Finale inconcludente, come il resto del film, soporifero, privo di sceneggiatura, tanto presuntuoso quanto intriso di banalità. E Clooney più che enigmatico e sofferto pare rincoglionito.

L'uomo nell'ombra
(The Ghost Writer, USA - D - F, 2010)
di Roman Polanski. Con Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Olivia Williams, Kim Cattrall, Timothy Hutton

L'ex Premier britannico (evidente calco di Blair) assume un ghost writer che scriva la sua autobiografia: il giovanotto scopre che il proprio predecessore non è affatto morto in un incidente, dato che aveva portato alla luce particolari molto scottanti sulla vita del politico ed i suoi rapporti con gli USA. Il grande Polanski ritorna al thriller, con forti richiami a Htchcock ma in un'atmosfera angosciosa che spesso risulta forzata. Dei due colpi di scena finali uno è troppo meccanico ma l'altro è reso in modo strepitoso. Da Robert Harris.

The Conspirator
(Id., USA, 2010)
di Robert Redford. Con James McAvoy, Robin Wright, Kevin Kline, Evan Rachel Wood, Justin Long

1865: la guerra civile si è conclusa da poche settimane, ma un gruppo di irriducibili sudisti tenta di ribaltare la situazione e il presidente Lincoln viene ucciso a teatro dall'attore John W. Booth. È solo una parte di un vasto complotto che il governo deve stroncare: gli accusati devono morire e per chi li difende il compito è drammatico. La cornice storica, la scenografia, i riferimenti alla paura dopo l'11 settembre, danno respiro e anima a un grande film americano, che comunque è un avvincente thrilller.

Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma
(Di renjie, CN, 2010)
di Tsui Hark. Con Andy Lau, Carina Lau, BinUKing Li, Tony Leung Ka Fai, Chao Deng

Cina, 690 d.C.: prima donna nella storia cinese, la reggente Wu sta per essere incoronata imperatrice ed in suo onore viene costruita un'immensa statua del Buddha; ma c'è chi cospira e uccide, così Wu chiede aiuto al detective Dee, già suo avversario. (Troppo) liberamente tratto dal personaggio di R. van Gulik. "Una messa in scena di febbrile bellezza ... riflessione allegorica sugli arcana imperii: veste di sontuose immagini avventurose una meditazione sul potere." (Placereani) Dopo i filmetti con Van Damme, Tsui Hark torna ai fasti di Once Upon.... Prequel nel 2014.

Strike Back
(Id. UK - USA, TV 2010 - 2020)
di Daniel Percival. Con Richard Armitage, Philip Winchester, Sullivam Stapleton, Robson Green

Come in tanti (troppi) film e serie c'è una qualche unità di élite, ovviamente supersegreta, dell'intelligence che compie missioni riservatissime e fondamentali per salvare il "mondo libero" da terroristi, spie ed altri pericoli mortali. Qui una sezione dei servizi segreti militari britannici che va dovunque ci siano brutti ceffi da eliminare. La serie in realtà è costruita piuttosto bene, con scenari e protagonisti plausibili, ma tutto all'insegna dell'insopportabile pensiero unico secondo cui ogni male deriva dall'onnipresente terrorismo.

La talpa
(Tinker, Tailor, Soldier, Spy, UK, TV 2011)
di Tomas Alfredson. Con Gary Oldman, Colin Firth, Tom Hardy, Benedict Cumberbatch, Jared Harris

Lo Stagnaio, il Sarto...: come in quella filastrocca, ma qui sono i nomi in codice di quattro alti funzionari del MI6 (il "Circus") tra cui si annida un agente doppio, una talpa del KGB. Per scoprirlo viene richiamato in servizio il vecchio Smiley. Dal più bel libro di le Carré (già ottimo film per la tv nel 1979), una straordinaria storia di amicizia e di tradimento: situazioni rarefatte, silenzi, ambiguità, ironia leggera e umida: un'atmosfera perfetta. Oldman non imita l'inarrivabile Guinness ed è un protagonista sommesso e micidiale.

Knockout - Resa dei conti
(Haywire, USA, 2011)
di Steven Soderbergh. Con Gina Carano, Ewan McGregor, Michael Fassbender, Michael Douglas, A. Banderas

Mallory, grande esperta di arti marziali, è l'arma letale di una delle tante agenzie di intelligence USA, ma il datore di lavoro decide di mandarla in pensione: definitivamente, e lei non è molto d'accordo. Così gli ex colleghi che le danno la caccia dovranno vedersela con questa ira di dio. Un'idea abusata che però è il pretesto per dare corpo, con intelligenza, alla forza femminile, quasi sempre di contorno rispetto al maschio protagonista. E Carano, thaiboxer e campionessa di lotta, è ideale in questo ruolo che la fa entrare nel club di Gloria, Ripley, Black Mamba, Salander, ecc..

Hanna
(Id. USA - UK - D, 2011)
di Joe Wright. Con Saoirse Ronan, Cate Blanchett, Eric Bana, Jessica Barden, Tom Hollander

Eric, disertore dalla CIA, si rifugia nella foresta finlandese insieme alla figlia, che per anni alleva e istruisce nella caccia, nel combattimento, nella cultura. Ma quando arriva la resa dei conti con l'agenzia, lo scontro è spietato: da ambo le parti, perché la ragazzina, nella sua diversità, lotterà furiosamente. I riferimenti fiabeschi (strega cattiva, lupo, città come bosco malvagio) s'innestano abilmente nella forte tensione del thriller, malgrado fotografia e montaggio siano a volte troppo ricercati. Diversamente dal solito, l'nevitabile serie TV (2019) è più che buona.

J. Edgar
(Id., USA, 2011)
di Clint Eastwood. Con Leonardo DiCaprio, Armie Hammer, Naomi Watts, Judi Dench, Ed Westwick

Un uomo pieno di ossessioni: il crimine, i comunisti, gli intellettuali, i diversi (ma ci saranno sue scabrose foto en travesti), e poi le Pantere nere, i giovani ribelli. Creatore nel 1925 di una nuova e moderna forza di polizia, l'FBI, J. Edgar Hoover ne fu il padrone indiscusso per quasi 50 anni, con un potere spesso maggiore di quello del Presidente. Lo sguardo di C. E. è sempre lucidissimo (e allora come fa a votare Romney - e poi Trump?!) e attraverso la complessa figura di Hoover s'interroga, ambiguamente, sull'America e sull'onestà.

Person of Interest
(Id., USA, TV 2011 - 2016)
di Jonathan Nolan. Con Michael Emerson, James Caviezel, Taraji P. Henson, Kevin Chapman, Sarah Shahi

Un sistema sofisticatissimo di IA che, attraverso tutte le reti (pc, telefonia, elettricità, videosorveglianza, banche dati) controlla tutti: progettato per il governo USA, viene usato da uno dei suoi inventori per prevenire crimini. Il braccio armato è un ex agente CIA molto (troppo) tosto. Thriller- fantascienza, una serie diversa e intelligente, che intreccia, a volte in modo un po' criptico, le indagini normali con mafie, polizia corrotta, servizi deviati, cybercriminali e un'IA antagonista che vuole il mondo. Ritmo, suspense, e una coppia di protagonisti ben disegnata.

Homeland. Caccia alla spia
(Homeland, USA, TV 2011 - 2020)
di Howard Gordon & Alex Gansa. Con Claire Danes, Damian Lewis, Mandy Patinkin, Morena Baccarin

CIA contro terrorismo islamista: un'agente, brava ma con problemi mentali, scova una talpa (segue relazione travagliata) e la faccenda si rivela un pericoloso doppio-triplo complotto. Siamo alle solite: buoni contro terroristi. La serie è molto ben congegnata: aggrovigliata quanto basta, ricca di spunti e di suspense, con ottimi riferimenti ai meccanismi spionistici e geopolitici; se non fosse che finge di non essere manichea quando invece ripropone potentemente (e con grande abilità) la superiorità morale dell'America e dei suoi strenui difensori. Qui una pagina critica.

Safe House - Nessuno è al sicuro
(Safe House, USA, 2012)
di Daniel Espinosa. Con Denzel Washington, Ryan Reynolds, Vera Farmiga, Brendan Gleeson, Sam Shepard

Un ex della CIA, che ha un chip molto compromettente per l'agenzia, viene preso in consegna da un agente e messo in una casa sicura; in cui, però, arrivano dei cattivissimi che vogliono eliminarlo. E allora frenetica fuga dei due, con giochi e doppi giochi. Sempre piacevole vedere i cliché sconquassati da chi sa fare cinema e conduce la danza con la perizia dell'artista che passa fluidamente dall'immobilità al funambolismo. E che sa confondere con lucidità le metafore e le illusioni.

Jack Reacher - La prova decisiva
(Jack Reacher, USA, 2012)
di Christopher McQuarrie. Con Tom Cruise, Rosamund Pike, Werner Herzog, Robert Duvall, David Oyelowo

Reacher, ex ufficiale della polizia militare, vive girando gli States in autostop e si ritrova regolarmente in situazioni difficili, da cui esce grazie alle sue ottime doti in fatto di analisi, armi, lotta, ecc. Qui risolve un intricato caso in cui è coinvolto un cecchino. Dignitoso film d'azione che riprende il personaggio creato da Lee Child, anche se nei libri la caratterizzazione è molto più complessa: il protagonista non è semplicemente un eccezionale combattente, ma un cervello formidabile che valuta con grande lucidità la fisica dei conflitti. Nel 2022 una serie tv.

The Bletchley Circle
(Id., UK, TV 2012 - 2014)
di Guy Burt. Con Anna Maxwell Martin, Rachael Stirling, Sophie Rundle, Julie Graham, Hattie Morahan

A metà anni '50 due ex analiste del GCHQ britannico di Bletchley Park vanno a San Francisco perché hanno capito che lì è all'opera chi a suo tempo uccise una loro amica. Usando le loro notevoli abilità professionali, e con l'aiuto di due colleghe americane, indagano tenacemente. Poi altri misteri. L'idea iniziale (donne detetctive, dilettanti sì ma fino a un certo punto) funziona, e l'ambientazione d'epoca è abbastanza ben ricostruita, ma c'è qualche incongruenza di troppo e l'aria progressista (su razzismo e omosessualità) è inficiata da un anticomunismo d'altri tempi.

007 Skyfall
(Id., UK, 2012)
di Sam Mendes. Con Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes, Naomie Harris

Mala tempora currunt: Bond muore. Sparisce, e ricompare sul web!, un elenco segreto di agenti dell'MI6; M è sospesa fra le dimissioni e un ex agente che la vuole morta a tutti i costi. Ma 007 resuscita e si confronterà col nemico: l'esito è scontato, tuttavia la vicenda non ripropone il Bond invincibie e viveur, ricostruendone un'immagine problematica, dai chiaroscuri sorprendenti, i cui rapporti con M e l'antagonista sono segnati da ambiguità e contraddizioni. Peccato che la sceneggiatura sia grossolana, e con imperdonabili ingenuità.

Zero Dark Thirty
(Id., USA, 2012)
di Kathryn Bigelow. Con Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerton, Jennifer Ehle, James Gandolfini

Alla faccia dei manager maschi della CIA, un'analista tosta e lucidissima, guardata con sufficienza dai suddetti, per dieci anni, ossessivamente, dà la caccia a Osama Bin Laden, e la fine è nota. Pare non esserci anima, ma solo realtà. "In completa opposizione alle regole hollywoodiane, il film non si costruisce come un ordinato processo drammaturgico di avvicinamento al climax - la magnifica pagina della spedizione dei Navy Seals - ma scorre verso di esso come un fiume dalle ampie anse lente." (Plac)

La regola del silenzio - The Company You Keep
(The Company You Keep, USA, 2012)
di Robert Redford. Con R. Redford, Shia LaBeouf, Julie Christie, Susan Sarandon, Richard Jenkins, Nick Nolte

Durante la guerra del Vietnam il membro di un gruppo radicale resta coinvolto in una rapina con omicidio ed è costretto a cambiare identità: diventato un brillante avvocato liberal, dopo trent'anni viene scoperto da un giornalista e dovrà fuggire ancora. Da un bellissimo libro di Neil Gordon, il film può solo parzialmente riprenderne la lucidità e le sfumature, ma è attento a ricostruire psicologie umane e politiche, ben in equilibrio con l'impianto thriller. Un Redford quasi nostalgico di Come eravamo con un film intelligente, acuto, emozionante.

Il quinto potere
(The Fifth Estate, USA, 2013)
di Bill Condon. Con Benedict Cumberbatch, Daniel Brühl, Antony Mackie, David Thewlis, Alicia Vikander

Su Iraq e Afghanistan tutti i governi hanno mentito e continuano a fare disinformazione. Gli USA in primis. Ma c'è una fuga di notizie e (2007) WikiLeaks, col suo fondatore Assange, riesce a diffondere questi segreti. La reazione del potere è durissima e Assange, isolato, deve fuggire e trova rifugio nell'ambasciata a Londra dell'Ecuador (dov'è tuttora). Se fosse un thriller di fantasia il film sarebbe ottimo, ma la storia è vera, e avrebbe richiesto maggior coraggio nell'affrontare e nel denunciare le vere, enormi, storture delle democrazie. Un bel documentario nel 2016.

The Berlin File
(Id., ROK, 2013)
di Ryoo Seung-wan. Con Jung-woo Ha, Gianna Jun, Suk-kyu Han, Seung-beom Ryu, John Keogh, Numan Acar

Dove può fiorire la nostalgia della guerra fredda se non a Berlino, e fra le due Coree? Ma in realtà sono i soldi e il potere alla base di tutto, e i due agenti nemici devono fare i conti con doppi e tripli giochi ad altissimo livello, in cui intervengono a gamba tesa anche CIA, Mossad, arabi, ecc.. Trama decisamente aggrovigliata, anche grazie a un fin troppo elaborato montaggio, che tuttavia rivela la propria essenza - al di là delle migliaia di pallottole - proprio nel rifiuto del manicheismo e nella drammatica storia di due sposi.

The Blacklist
(Id., USA, TV 2013 - 2023)
di Joe Carnahan. Con James Spader, Annet Mahendru, Charles Baker, Diego Klattenhoff, Harry Lennix

Red Reddington, ex agente della CIA, ricercato perché considerato traditore, fornisce all'FBI preziose informazioni su criminali e spie di vario tipo, a condizione che dei casi si una determinata agente, con cui egli ha un particolare e misterioso rapporto. Il legame fra i due si rivelerà estremarmente complesso e doloroso. Red, comunque, dispone di una propria efficientissima organizzazione. Un'ottima serie, con spunti e sviluppi piuttosto originali, anche se con il proseguire delle stagioni la vicenda diventa troppo aggrovigliata. Qui una riflessione.

The Americans
(Id., USA, TV 2013 - 2018)
di Joe Weisberg. Con Keri Russell, Matthew Rhys, Noah Emmerich, Lev Gorn, Margo Martindale

I "dormienti" erano agenti del KGB infiltrati negli USA con false identità e che per molti anni conducevano una normale vita americana, per poi iniziare, insospettabili, la loro attività spionistica. Così una felice coppia con prole, in realtà abilissimi e spietati. E l'FBI inutilmente a cercarli. La serie, molto apprezzata, ci pare invece confusa e inverosimile, con azioni violente distanti dal vero spionaggio (si veda Le Bureau) e troppe ingenuità narrative, che nel mondo reale avrebbero rapidamente compromesso la situazione.

Closed Circuit
(Id., UK - USA, 2013)
di John
Crowley. Con Eric Bana, Rebecca Hall, Ciarán Hinds, Jim Broadbent, Riz Ahmed, Lee Asquith-Coe

Un attentato terroristico sconvolge Londra ed il presunto colpevole è subito individuato. Nel processo, che si svolge con particolari modalità, due avvocati, pur con ruoli diversi si trovano a collaborare: metteranno a fuoco una realtà oscura, in cui la politica ed i servizi segreti agiscono con cinica efficienza. Pur con qualche ingenuità (il ricorso al solito testimone decisivo) non viene perso di vista il nucleo di tante vicende contemporanee, che sfuggono alle facili catalogazioni e in cui davvero niente è come sembra.

Utopia
(Id., UK, TV 2013 - 2014)
di Dennis Kelly. Con Fiona O'Shaughnessy, Alexandra Roach, Nathan Stewart-Jarrett, Adeel Akhtar, Neil Maskell

Possibile che in un graphi novel si celino gli indizi di una gigantesca cospirazione? Ne è convinto un gruppetto di giovani, che si affanna a svelare il mistero e corre grandi rischi dato che l'oscuro Network, nucleo malvagio, fa di tutto per conservare il segreto. E c'è un killer come non si è mai visto. Ai confini della realtà, una scintillante giostra di macabri delitti e giochi di prestigio, manovrata genialmente, che riesce ad evitare luoghi comuni e furberie. Ironie e colpi di scena si susseguono in un formidabile caleidoscopio. Il remake americano (2020) non allo stesso livello.

Young Detective Dee: Il risveglio del drago marino
(Di Renjie: Shen du long wang, CN, 2014)
di Tsui Hark. Con Mark Chao, Angela Baby, Kun Chen, Shaofeng Feng, Dong Hu

Cina, 665 d.C., dinastia Tang: nubi foschissime sull'Impero, che, sconvolto da avvenimenti terribili e misteriosi, rischia di essere travolto da un micidiale complotto. Riuscirà il giovane e talentuoso detective Dee a risolvere le cose? Un prequel davvero interessante, in cui esplode la capacità visionaria di Tsui Hark, buon allievo della scuola pittorica orientale: una certa sovrabbondanza di effetti si fa perdonare per la loro originalissima qualità e la sapienza con cui vengono inseriti nella vicenda. Dai libri di van Gulik.

La Spia - A Most Wanted Man
(A Most Wanted Man, UK - D, 2014)
di Anton Corbijn. Con Philip Seymour Hoffman, Willem Dafoe, Robin Wright, Rachel McAdams, Daniel Brühl

Issa Karpov cerca di recuperare una grossa somma accumulata dal padre: ma il luogo è Amburgo, dove i servizi americani (che vogliono sempre dirigere la partita) e quelli tedeschi sono in allarme rosso. Un bravo e disilluso agente, emarginato dopo l'11 settembre, indaga e cerca di capire se Yssa è coinvolto o meno in attività terroristiche. Seymour è perfetto nell'interpretare il personaggio e tutto il film è permeato delle atmosfere sfumate e atipiche che caratterizzano i magnifici libri di le Carrè.

Jack Ryan - L'iniziazione
(Jack Ryan: Shadow Recruit, USA, 2014)
di Kenneth Branagh. Con Chris Pine, Kevin Costner, Kenneth Branagh, Keira Knightley

Dopo l'11/09 lo studente Jack si arruola nei marines, va in Iraq, e viene reclutato dalla CIA. Scopre un terribile intrigo ordito nientemeno che dai vecchi, cari nemici russi, salva la propria fidanzata e salva pure il mondo. Probabilmente Branagh era a corto di quattrini, perché una marchetta così da lui non ce l'aspettavamo: una storia che riesce a riprendere quasi tutti i peggiori luoghi comuni del periodo della guerra fredda, ma senza l'originalità e l'ironia dei film di 007. Un blockbuster indecente da Tom Clancy.

The Imitation Game
(Id., UK, 2014)
di Morten Tyldum. Con Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong, Rory Kinnear

2a guerra mondiale: Enigma è l'impenetrabile codice nazista che fa impazzire i servizi inglesi. I quali allestiscono il GCHQ, un formidabile apparato di oltre 9000 (!) matematici, linguisti, logici, enigmisti, ecc.: sarà il grande Turing, padre dell'informatica, a portare il gruppo al successo. Per ricompensarlo qualche anno dopo Sua Maestà lo farà arrestare e castrare chimicamente in quanto omosessuale. A Turing non resta che il suicidio. Un'incredibile storia vera (ma qui con varie inesattezze), film imperdibille. Mediocre quello del 2001. Cumberbatch perfetto.

Lucy
(Id., F, 2014)
di Luc Besson. Con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Amr Waked, Choi Min-sik, Pilou Asbæk

Dato che usiamo circa il 10% delle nostre facoltà cerebrali, cosa accadrebbe se arrivassimo al 100%? È quello che capita ad una brillante studentessa, a cui viene iniettata una sostanza che porta al massimo le capacità di conoscenza. Ma lei poi si ritrova in mezzo a un micidiale traffico di droga e meno male che c'è uno scienziato buono. Plot non originalissimo che però Besson plasma a modo suo, con abilità e intelligenza, creando un altro dei suoi interessanti personaggi femminili e avvolgendolo in un'attraente rete filosofica.

Le Bureau - Sotto copertura
(Le Bureau des légendes, F, TV 2015 - 2020)
di Eric Rochant. Con Mathieu Kassovitz, Jean-Pierre Darroussin, Florence Loiret, Mathieu Almaric, Sara Giraudeau

Malotru (Mascalzone) è il nome in codice di un agente della DGSE, lo spionaggio francese. Dopo anni di infiltrazione in Medio Oriente, è l'ottimo vicecapo della sezione che crea e protegge le "leggende", le identità false degli agenti. Si troverà al centro (in modo ambiguo) di azioni legate allo spionaggio internazionale. Un'ottima serie che rinuncia alla spettacolarizzazione dilagante e guarda alla realtà, ai veri meccansmi del mondo dell'intelligence: agenti "normali", pure troppo. Ma non lo diceva anche Cossiga che invece i Servizi francesi sono "spietati"? Qui una riflessione.

Mr. Robot
(Id., USA, TV 2015 - 2019)
di Sam
Esmail. Con Rami Malek, Christian Slater, BD Wong, Carly Chaikin, Portia Doubleday, Martin Wallström

Un ingegnere informatico, e prodigioso hacker, e un tot sociopatico, mette in atto un micidiale attacco ad una gigantesca multinazionale, e ciò innesca una crisi economica mondiale. Il suo mentore è una figura surreale (padre? doppio?). Ma la partita è molto più grande. Ai confini della realtà, la serie cyber thriller si misura non solo con la società globale (lavoro, controllo sociale, tecnologie) ma con il rapporto individuo-altri, e, soprattutto, con l'io di ciascuno. Cliché e grandi invenzioni si combinano in una storia avvincente, strutturata, ben interpretata.

A Good American
(Id., A, 2015)
di Friedrich
Moser. Con William Binney, Thomas Drake, Edward Loomis, Jesselyn Radack, Diane Roark

Thin Thread (Filo sottile) è lo stupefacente programma creato da Bill Binney, geniale crittomatematico della NSA, in grado di intercettare le comunicazioni via internet di tutti gli abitanti del pianeta. Un sistema più efficace di tutti quelli in uso nell'agenzia, e che per incompetenza ed enormi interessi economici è boicottato dal governo. Dopo l'11/9 (che il programma avrebbe potuto prevedere) Bill e i suoi collaboratori, peraltro preoccupati per le pratiche antidemocratiche dell'NSA, sono licenziati e incriminati. Un documentario sconvolgente. Legato a Citizenfour e Snowden.

La regola del gioco
(Kill the Messenger, USA, 2015)
di Michael Cuesta. Con Jeremy Renner, Rosemarie DeWitt, Ray Liotta, Tim Blake Nelson, Barry Pepper

Un giornalista conduce una delicatissima inchiesta sul traffico di droga e faticosamente raccoglie le prove del coinvolgimento dei servizi statunitensi: la CIA fa in modo che i contras (i guerriglieri di destra del Nicaragua) finanzino le loro attività smerciando grandi quantitativi di eroina. E non pochi saranno quelli che reagiranno male. Un bel thriller (basato su fatti reali) che rinuncia agli effetti speciali e riprende la grande tradizione del cinema politico americano, quasi scomparso dopo le aberrazioni del Patriot Act.

Occupied
(Okkupert, N, TV 2015 - )
di Erik Skjoldbjaerg. Con Henrik Mestad, Eldar Skar, Ane Dahl Torp, Vegar Hoel

Il governo verde della Norvegia decide di eliminare l'estrazione del petrolio e ciò mette in crisi la politica energetica dell'UE, che quindi appoggia l'invasione russa di quel paese: Mosca ottiene così il ripristino delle trivellazioni, mentre i norvegesi sono divisi: accettare l'imposizione russa o resistere, con le inevitabili conseguenze? Da un'idea di Jo Nesbø, una serie fantapolitica che non si basa su fantasie apocalittiche o terriibili complotti mondiali, bensì su uno scenario realistico, improbabile (si spera) ma non del tutto campato in aria.

Blackhat
(Id., USA, 2015)
di Michael Mann. Con Chris Hemsworth, Wei Tang, Viola Davis, Ritchie Coster, H. McCallany, Y. van Wageningen

Due micidiali attacchi informatici in USA e in Cina spingono i due governi a collaborare. Nell'indagine viene inserito un detenuto, formidabile blackhat (hacker), che aiuterà in modo decisivo gli investigatori a svelare il grande complotto di una potente mutlinazionale. Malgrado alcuni buoni momenti di tensione, il film si rivela un fumettone in cui il solito gruppo di eroi (in primis il "cattivo" diventato buono) salva il mondo. Il contrasto fra alte tecnologie e mondo "naturale" appare meccanico e pretestuoso. Eppure M. Mann era uno specialista di azione intelligente.

Child 44 - Il bambino n. 44
(Child 44, USA - UK - RO - CZ, 2015)
di Daniel Espinosa. Con Tom Hardy, Noomi Rapace, Gary Oldman, Joel Kinnaman, Vincent Cassel, Charles Dance

URSS, 1953, l'anno della morte di Stalin e di Berija: un agente del MUK in disgrazia si ritrova a indagare sulla morte di vari bambini, probabilmente uccisi dalla stessa persona (riferimento al serial killer di Rostov, che però agì anni dopo). L'inchiesta viene ostacolata perché porterebbe alla conclusione che anche in quel paese felice esistono gravi crimini. Un thriller di per sè ben congegnato che riesce anche a rappresentare con acutezza un periodo storico drammatico e dominato dalla falsità, dei valori, delle persone, delle prove, dei sentimenti.

Il traditore tipo
(Our Kind of Traitor, UK, 2015)
di Susanna White. Con Ewan McGregor, Stellan Skarsgård, Damian Lewis, Naomie Harris, Jeremy Northam

La vacanza a Marrakesh di una coppia diventa l'inizio di un incubo: l'incontro con un russo misterioso induce lui ad aiutare questo enigmatico personaggio a prendere contatto con l'MI6, a cui il russo vorrebbe fornire importanti informazioni sul riciclaggio internazionale. Con qualche omaggio a Hitchcock la storia abbina abilmente storie private e intrighi internazionali, oscurità della coscienza e complessità sociale: da John le Carrè, che, in buona forma, tiene in vita le vicende spionistiche.

Blindspot
(Id., USA, TV 2015 - 2020)
di Martin Gero. Con Jaimie Alexander, Sullivan Stepleton, Rob Brown, Audrey Esparza, Ashley Johnson

L'FBI recluta una donna interamente coperta da tatuaggi che fanno riferimento a gravi e misteriosi crimini. Una squadra speciale indaga faticosamente. L'idea, non nuovissima, produce trame aggrovigliate ma ben gestite, almeno per le prime stagioni: poi, come accade fin troppo spesso, tutto si indebolisce, e, malgrado notevoli colpi di scena, iniziano le irritanti ripetizioni e si alza oltre il dovuto il livello di improbabilità (tradimenti ad altissimo livello, criminali peggiori della Spectre, un attentato terribile dopo l'altro, ecc,). Comunque vale la pena. Qui una riflessione.

Snowden
(Id., USA - D, 2016)
di Oliver Stone. Con Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto,Tom Wilkinson

2013: due giornalisti del Guardian intervistano un uomo in fuga, il più ricercato degli USA: Edward Snowden, brillante informatico consulente dell'NSA, che rivela i particolari della sorveglianza di massa attuata dall'intelligence americana. Non un pericoloso radicale, ma un patriota (già volontario nell'esercito) sconvolto dalle enormi illegalità perpetrate dal proprio governo. La verità, il tema più caro a Stone, al centro di un avvincente thriller che racconta un'incredibile storia vera, che si collega agli ottimi documentari A Good American (2015) e Citizenfour (2014).

Criminal
(Id., USA - UK, 2016)
di Ariel Vromen. Con Kevin Costner, Tommy Lee Jones, Gary Oldman, Alice Eve, Ryan Reynolds

Un prodigioso hacker è riuscito a trovare i codici delle difese nucleari, e un agente CIA lo individua ma viene ucciso. Allora il suo supervisore contatta uno scienziato in grado di trasferire la memoria del morto su un'altra persona, nella fattispecie un detenuto psicopatico condannato a morte. Che si troverà a fare i conti con due diverse, e opposte, personalità. Idea anche interessante, se non fosse che l'impianto scientifico è molto fragile e i travagli di Kevin sono troppo vicini al melodramma.

Allied Un'ombra nascosta
(Allied, USA, 2016)
di Robert Zemeckis. Con Brad Pitt, Marion Cotillard, Jared Harris, Lizzy Caplan, Daniel Betts, Matthew Goode

Un ufficiale dei servizi segreti alleati ed una resistente francese s'incontrano a Casablanca per uccidere l'ambasciatore tedesco. La missione riesce, i due s'innamorano e vanno a vivere a Londra. Ma l'MI5 sospetta che lei faccia il doppio giorco e incarica proprio lui di chiarire le cose. Pitt e Cotillard, un po' ingessati, si lasciano guidare in questo superbo gioco di citazioni e di ironie sul cinema, che però, malgrado la maestria di Zemeckis, talvolta si appiattisce sulla vicenda amorosa.

Il direttore di notte
(The Night Manager, UK, TV 2016 - )
di Susanne Bier. Con Hugh Laurie, Tom Hiddleston, Olivia Colman, Elizabeth Debicki, Tom Hollander

Un ex soldato britannico fa il direttore di notte in un albergo e viene a conoscenza di un grosso traffico internazionale d'armi. Cerca di fare qualcosa, ma inutilmente, e pagherà un alto prezzo. Anni dopo, per caso, è nuovamente coinvolto, e agirà, non senza difficoltà, con grande durezza e abilità. Laurie bravissimo nei panni, insoliti, del ricco cattivo cattivo. Dal bel romanzo di le Carrè, una storia che intreccia con ritmo e perizia i drammi personali, le complesse manovre dei servizi segreti, i privilegi di classe.

La meccanica delle ombre
(La mécanique de l'ombre, F, 2016)
di Thomas Kruithof. Con François Cluzet, Denis Podalydès, Sami Bouajila, Simon Abkarian, Alba Rohrwacher

Un contabile disoccupato accetta uno strano lavoro da un misterioso committente: trascrivere varie intercettazioni telefoniche e non fare domande. Quando capirà che si tratta di un torbido complotto politico sarà troppo tardi e resterà intrappolato in un gioco oscuro e pericoloso. Ritmo lento, inquadrature minuziose, dettagli freddi, parole e persone quasi solo accennate: un insieme calibratissimo, al limite del soporifero, per una vicenda normale e violenta, senza inutili concessioni spettacolari.

Designated Survivor
(Id., USA, TV 2016 - 2019)
ideato da David Guggenheim. Con Kiefer Sutherland, Adan Canto, Natascha McElhone, Kal Penn, Maggie Q, I. Ricci

Sopravvissuto designato: figura prevista dalla Costituzione USA: un ministro di secondo piano destinato al ruolo di Presidente nel caso questi muoia, insieme agli altri membri del governo, ecc.. Così Tom si ritrova a capo di un paese sconvolto dall'attentato che ha distrutto il Campidoglio. Thriller fantapolitico avviatosi discretamente e poi avvittatosi in un crescendo di retorica ultraamericana e di buoni sentimenti, con una ridondante e contorta sceneggiatura poliziesca che fa acqua malgrado le esplicite ambizioni (e che ruba volgarmente l'idea centrale a due bei film...).

Secret City
(Id., AUS, TV 2016 - )
di Emma Freeman et al.. Con Anna Torv, Jacki Weaver, Damon Herriman, Dan Wyllie, Marcus Graham, Sacha Horler

Australia felix? Mica tanto, perché la storica alleanza con gli USA, sempre in tensione con la Cina, provoca nel governo laburista conflitti e intrighi, col rischio di una brutta svolta autoritaria. La solita intrepida giornalista cerca pericolosamente di svelare i misteri occultati dalle varie agenzie di intelligence. Trama un po' troppo ingarbugliata, e con molte incongruenze, che tuttavia ha il merito di far conoscere realtà politiche che spesso gli europei considerano remote o secondarie.

Jack Reacher - Punto di non ritorno
(Jack Reacher: Never Go Back, USA, 2016)
di Edward Zwick. Con Tom Cruise, Cobie Smulders, Aldis Hodge, Danika Yarosh

Reacher, ex ufficiale della polizia militare, gira gli States in autostop e si ritrova regolarmente in situazioni difficili, da cui esce grazie alle sue ottime doti in fatto di analisi, armi, lotta, ecc. Qui indaga sulle accuse ad una sua vecchia compagna di squadra, e addirittura scopre che forse ha una figlia. Seconda trasposizione cinematografica del personaggio di Lee Child, ma nei libri la caratterizzazione è più complessa: il protagonista non è solo un eccezionale combattente, ma un cervello formidabile che valuta con grande lucidità la fisica dei conflitti. Nel 2022 una serie tv.

The Silent Man
(Id., USA, 2017)
di Peter Landesman. Con Liam Neeson, Diane Lane, Kate Walsh, Maika Monroe, Marton Csokas, Ike Barinholtz

1972: quando muore Hoover, capo dell'FBI, il suo vice, Mark Belt, è il naturale successore, ma viene scavalcato da un funzionario con forti legami politici. Da sempre fautore dell'apoliticità del Bureau, Belt capisce che la presidenza Nixon imbavaglierà l'agenzia e allora segretamente (passando alla storia come "Gola profonda") fornisce al Washington Post le informazioni sul Watergate. Come Tutti gli uomini del Presidente, la spettacolarità lascia il posto alla realtà, molto più avvincente. Neeson è perfetto nel ritrarre luci e (molte) ombre dell'FBI.

Babylon Berlin
(Id., D, TV 2017 - )
di Tom Tykwer et al.. Con Volker Bruch, Liv Lisa Fries, Peter Kurth, Lars Eidinger, Matthias Brandt, Leonie Benesch

Berlino, dal 1929: il convulso periodo della fine della democrazia e dell'ascesa di Hitler: è in atto un violento scontro sociale, ci sono complotti, ricatti, corruzione, affari sporchi, antisemitismo, e un commissario di polizia, insieme a una collega triste e birichina, si ritrova a indagare in mezzo a questo drammatico caos. Acuta ricostruzione degli sconvolgimenti politici, suspense eccellente, dotte citazioni (in primis lo splendido Cabaret di B. Fosse, 1972), brillante mix di generi: lontana dagli stereotipi hollywoodiani, la serie si distingue per originalità ed efficacia drammaturgica.

Absentia
(Id., USA, TV 2017 - 2020)
di Gaia Violo. Con Stana Katic, Patrick Heusinger, Cara Theobold, Paul Freeman

Un'agente dell'FBI svanisce nel nulla mentre è alla ricerca di un serial killer e ricompare misteriosamente dopo sei anni. Pur essendo sconvolta da questa esperienza, di cui non ricorda nulla, riprende il proprio lavoro e, assieme ai colleghi, indaga sul rapimento; ma i guai non sono finiti, perché è lei stessa che viene ritenuta responsabile di un omicidio. E poi spunta fuori il solito complotto internazionale. La trama, pur gestita dignitosamente, è decisamente improbabile: ancora una volta i produttori si arrampicano sugli specchi pur di soddisfare la fame seriale.

Atomica bionda
(Atomic Blonde, USA, 2017)
di David Leitch. Con Charlize Theron, James McAvoy, Sofia Boutella, John Goodman, Toby Jones, Daniel Bernhardt

Berlino, novembre 1989: il muro sta per crollare, ma la città è ancora un luogo privilegiato del "grande gioco". Un'agente del MI6 viene torchiata dai suoi in merito alla missione di recupero di una preziosissima lista di spie (ma saranno grulli?!) rubata ad un agente assassinato. Sì, c'è un tot di ambiguità, paranoia, distorsione dei valori, cioè la vera anima dello spionaggio, ma la simil-Nikita è il burattino sparapugni di una storia che non sta in piedi, malgrado le furberie: fotografia di maniera, Berlino in festa, un paio di colpi di scena.

L'angelo
(The Angel, USA, 2018)
di Ariel Vromen. Con Toby Kebbell, Marwan Kenzari, Hannah Ware, Tsahi Halevi, Waleed Zuaiter

Ashraf Marwan era parente del presidente egiziano Nasser e ne divenne consulente per la politica estera; incarico che mantenne anche sotto Sadat. Era anche ricco, stimato, felice. Ed era anche un agente del Mossad. Ma la sua attività non era a senso unico, perché riuscì a contribuire notevolmente a mantenere certi equilibri di pace. Tant'è che la sua figura è molto apprezzata sia in Israele che in Egitto. Film che osserva con cura e intelligenza, e senza spreco di pallottole, la vera realtà dello spionaggio.

Deep State
(Id., UK, TV 2018 - 2019)
di Simon Maxwell. Con Mark Strong, Walton Goggins, Joe Dempsie, Karima McAdams, Kingsley Ben-Adir

Difficile andare in pensione se si lavora nell'intelligence, e così un ex agente dell'MI6 è costretto a tornare in attività, anche per vendicare la morte del figlio. Lo scenario è quello del Medio Oriente e dell'Africa, in cui i giochi sono sempre brutti, sporchi e cattivi. E i soldi contano più di ogni altra cosa. Ottima serie che cerca di offrire una narrazione credibile dell'oscuro mondo dello spionaggio e dei complicati interessi (leggi: contratti favolosi per le aziende che producono armi, equipaggiamenti, carburanti, ecc.) che animano tutte queste torbide vicende.

Red Joan
(Id., UK, 2018)
di Trevor Nunn. Con Judith Dench, Sophie Cookson, Tom Hughes, Ben Miles, Stephen Campbell Moore

Un'anziana, gentile signora inglese, che cura il suo giardino. Grande sconcerto quando viene arrestata con l'accusa di essere stata per cinquant'anni una spia sovietica. E nei lunghi interrogatori affiora la verità: studentessa di fisica a Cambridge si avvicina agli ambienti di sinistra e quando entrerà in un laboratorio di ricerca sulla bomba atomica passerà molti documenti segreti all'NKVD-KGB. Una storia di spionaggio realistica e intima, in cui s'intrecciano con discrezione le scelte personali e quelle politiche. Dench bravissima a reggere un titmo talvolta troppo lento.

Tom Clancy's Jack Ryan
(Id., USA, TV 2018 - 2023)
di Daniel Sackheim et al.. Con John Krasinski, Abbie Cornish, Wendell Pierce, Dina Shihabi

Un analista della CIA scopre un complesso meccanismo finanziario per foraggiare il terrorismo e dovrà affrontare sul campo questa pericolosa minaccia. Lascerà così il comodo lavoro di ufficio e si troverà ad operare in svariati teatri d'azione, sempre per salvare il mondo, o, quel che più conta, gli USA. In specie da terroristi islamici, comunisti, ecc. Dai libri di T. Clancy, gran conoscitore dello spionaggio internazionale ed abile confezionatore di storie improbabili ma non impossibili, l'ennesima serie semper fidelis alla bandiera a stelle e strisce.

Panama Papers
(The Laundromat, USA, 2019)
di Steven Soderbergh. Con Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Jeffrey Wright, Sharon Stone

Una donna perde il marito, scomparso con altri turisti durante una crociera, e si scontra con la compagnia assicurativa. Che ha molto da nascondere, visto che è collegata ad una gigantesca frode e a un enorme giro di riciclaggio. Il centro di tutto è uno studio legale di Panama gestito da due abilissimi furbacchioni. Ispirato alla reale vicenda dei Panama Papers, il film intreccia lucidamente la vicenda personale con l'oscuro mondo dei faccendieri e delle speculazioni finanziarie, ignoto ai più ma in grado di condizionare pesantemente le vite di tutti.

The Spy
(Id. USA, TV 2019)
di Gideon Raff. Con Sacha Baron Cohen, Noah Emmerich, Hadar Ratzon Rotem, Moni Moshonov

La vera storia di Eli Cohen, la celebre spia del Mossad che, fingendosi un importante uomo d'affari, agli inizi degli anni '60 si guadagnò le simpatie dell'establishement siriano, arrivando addirittura ad essere nominato vice-ministro della Difesa. Così potè fornire informazioni preziosissime ad Israele prima della guerra dei 6 giorni (1967). Buona ricostruzione del clima generale e delle difficoltà dell'agente, sottoposto ad un progressivo logoramento, che alla fine lo porterà ad essere scoperto. Fu impiccato nella piazza principale di Damasco..

Traitors
(Id., UK, TV 2019)
di Bathsheba Doran. Con Emma Appleton, Luke Treadaway, Michael Stuhlbarg, Keeley Hawes

Londra, 1945: l'OSS statunitense (che diventerà CIA nel 1947) cerca un proprio spazio nel mondo dell'intelligence dominato da britannici e sovietici, e recluta una funzionaria del Cabinet Office (l'apparato di supporto tecnico al governo) per scovare le talpe russe nel neonato esecutivo laburista. Sullo sfondo la crisi in Palestina e il nuovo fronte della guerra fredda. Sguardo inconsueto, e acuto, sul mondo delle spie: poche pallottole, gli intrighi, il cinismo assoluto, il dubbio, lo scontro sociale e politico, i destini individuali e collettivi.

The Operative - Sotto copertura
(The Operative, D - ISR - F - USA, 2019)
di Yuval Adler. Con Diane Kruger, Martin Freeman, Cas Anvar, Werner Daehn, Liron Levo, Hadi Khanjanpour

Un'agente del Mossad, esperta linguista, viene incaricata di assumere l'identità di insegnante a Theran in modo da reclutare un dirigente industriale iraniano. Non è l'avvenente spia di tante storie improbabili, ma una donna che deve svolgere il suo difficilissimo compito contando solo su sé stessa, consapevole delle proprie capacità ma anche delle proprie contraddizioni. Una spy story, dunque, che si discosta dai moduli spettacolari e gioca abilmente sulle sfumature, sull'importanza del fattore umano (per dirla con Greene) dell'intelligence.

Il caso Collini
(Der Fall Collini, I - D, 2019)
di Marco Kreuzpaintner. Con Franco Nero, Elyas M'Barek, Alexandra Maria Lara, Heiner Lauterbach

Un avvocato alle prime armi deve difendere un uomo che ha ucciso un rispettabile uomo d'affari, ma l'imputato si rfiuta di dire alcunché. Il legale, però, non si arrende, e nelle sue ricerche scopre una inconfessabile cospirazione giudiziaria. Impianto non molto originale, ma che ha il grande merito di riproporre un tema particolarmente scottante: la riluttanza della Germania a giudicare onestamente i crimini di guerra commessi da tanti ufficiali nazisti, che invece hanno potuto godere a lungo di una scandalosa impunità.

Anna
(Id., USA, 2019)
di Luc Besson. Con Sasha Luss, Helen Mirren, Cillian Murphy, Luke Evans

Anna, moscovita, giovane, bella, e fa una vita disperata: dopo una rapina finita male è reclutata dal KGB e in breve diventa un killer spietato: più di Black Mamba e Nikita messe assieme. E poi ci sono la CIA, l'amore, e la voglia matta di smettere ed essere libera. Col suo feticcio per la donna armata, Besson rifa sè stesso, esagerando spudoratamente, alzando a dismisura l'asticella dell'improbabilità ma inserendo un formidabile jeu de miroirs, o di matrioske, che porta ad un finale giocato su un triplo salto mortale. Mirren magnificamente glaciale, e, of course, imprevedibile.

L'ufficiale e la spia
(J'accuse, F - I, 2019)
di Roman Polanski. Con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois, Hervé Pierre

Francia, fine '800: il capitano Alfred Dreyfus, ebreo, viene processato e condannato per spionaggio: la vicenda si protrae per anni e diventa un affaire che sconvolge tutta la nazione. Perchè dietro vi sono sordide manovre politiche, in un clima di acceso antisemitismo. Il titolo richiama la celebre presa di posizione di Zola, ma il film non è solo un attacco al Potere, perché nella figura dell'ufficiale che riesaminò il caso (con successiva riabilitazione di Dreyfus) si rivelano tutte le contraddizioni dell'epoca. Un film "civile", insolito per Polanski, che si dimostra sempre grande.

Hanna
(Id., USA, TV 2019 - 2021)
di David Farr. Con Esme Creed-Miles, Mireille Enos, Joel Kinnaman, Dermot Mulroney, Ray Liotta, Rhianne Barreto

Erik, disertore dalla CIA, si rifugia nella sterminata foresta polacca insieme alla figlia Hanna, che per anni alleva e istruisce nella caccia, nel combattimento, nella cultura. Ma quando arriva la resa dei conti con l'agenzia (che peraltro ha i suoi dissidi interni), lo scontro è spietato: da ambo le parti, perché la ragazza, nella sua micidiale diversità, lotterà furiosamente. Al centro di tutto un complesso e segretissimo progetto di ingegneria genetica volto a creare squadre di supercombattenti. Già film nel 2011.

Hunters
(Id., USA, TV 2020 - 2023)
di Nelson McCormick et al.. Con Al Pacino, James Le Gros, Carol Kane, Jerrika Hinton, Henry Hunter Hall

New York, fine anni '70: un gruppo di cacciatori di nazisti, guidato da un sopravvissuto, sa che da tempo molti ex ufficiali di Hitler si nascondono sotto false identità e addirittura cospirano per creare un quarto Reich. La caccia si sviluppa cruentemente ma non si conclude. In Argentina, intanto... Idea non nuova (I ragazzi venuti dal Brasile), eticamente encomiabile, che tuttavia si sviluppa in modo troppo tortuoso e finisce per appiattirsi sui clichè del thriller a base di prevedibili colpi di scena e azione.

Utopia
(Id., USA, TV 2020)
di Gillian Flynn. Con Sasha Lane, John Cusak, Dan Byrd, Christopher Denham, Jessica Rothe

Possibile che in un graphic novel si celino gli indizi di una gigantesca cospirazione? Ne è convinto un gruppetto di giovani, che si affanna a svelare il mistero e corre grandi rischi dato che l'oscuro Network, nucleo malvagio, fa di tutto per conservare il segreto. E c'è un killer come non si è mai visto. Ai confini della realtà, una scintillante giostra di macabri delitti e giochi di prestigio, manovrata genialmente, che riesce ad evitare luoghi comuni e furberie. Ironie e colpi di scena si susseguono in un formidabile caleidoscopio. Buon remake ma non allo stesso livello dell'originale.

Tehran
(Id., ISR - USA - UK, TV 2020)
di Daniel Syrkin. Con Shaun Toub, Glenn Close, Menashe Noy, Kiraz Charhu

Un'abilissima spia del Mossad s'infiltra a Tehran con l'obiettivo di hackerare i sistemi di sicurezza e sabotare il programma nucleare iraniano. La missione non va a buon fine e l'agente dovrà cercare di sfuggire alla cattura e salvare chi le sta a cuore. Il thriller funziona molto bene e conferma quanto siano bravi statunitensi e israeliani a confezionare prodotti di qualità che veicolano efficacemente la narrazione di quanto siano malefici coloro che non si riconoscono nella cultura occidentale.

Vigil - Indagine a bordo
(Vigil, UK, TV 2021 - )
di Tom Edge. Con Suranne Jones, Rose Leslie, Shaun Evans, Joseph Paterson, Lorne Mac Fadyen

Scozia: un'ispettrice capo viene inviata sul sottomarino Vigil per far luce su una morte sospetta. L'indagine si intreccia con la misteriosa scomparsa di un peschereccio. Successivamente la poliziotta si troverà a investigare sull'uccisione di alcuni soldati durante un'operazione con APR (aeromobile a pilotaggio remoto, cioè un drone), ma il caso è collegato ad una più vasta cospirazione. Interessante l'ambientazione, soprattutto nella prima stagione, e lo sviluppo della trama si discosta dalle solite banalità action.

Slow Horses
(Id., UK - USA, TV 2022 - )
di Morwenna Banks et al.. Con Gary Oldman, Jack Lowden, Kristin Scott Thomas, Saskia Reevs, Sophia Okonedo

"Pantano": un modo assai poco lusinghiero per definire una sezione del MI5 in cui vengono relegati agenti dal curriculum malandato, a partire dal loro capo, volgare, sporco, autoritario, ma con grande fiuto. Questi "ronzini" (Slow Horses), però, non sono proprio incapaci, e anzi si ritrovano ad affrontare, e risolvere, casi intricati e pericolosi, spesso, naturalmente, collegati a intrighi molto sporchi. Una delle poche serie che affrontano realisticamente il complicato mondo dello spionaggio, senza, appunto, spreco di pallottole.

Yosi, the Regretful Spy
(Yosi, el espìa arrepentido, ARG, TV 2022)
di S. Borensztein & D. Burman. Con Gustavo Bassani, Carla Quevedo, Mercedes Moràn, Roly Serrano, C. Troncoso

In America Latina, e soprattutto in Argentina, il diffuso antisemitismo crea inevitabili conflitti. Yosi, un agente dei servizi di Buenos Aires, s'infiltra per molto tempo nella comunità ebraica con lo scopo di tenere la situazione sotto controllo. Ma questa operazione ha delle falle e molte informazioni filtrano all'esterno e verranno usate per due tremendi attentati, nel 1992 e nel 1994, con oltre 120 morti. Il thriller funziona ma in realtà non chiarisce le confuse dinamiche tra le etnie locali e i loro legami con organizzazioni segrete. Purtroppo solo con sottotitoli.

Gaslit
(Id., USA, TV 2022)
di R. Pickering. Con Julia Roberts, Sean Penn, Dan Stevens, Betty Gilpin, Shea Whigham, Allison Tolman

Martha Mitchell è la moglie del Procuratore Generale (Ministro della Giustizia) degli Stati Uniti, che si dimetterà dopo lo scoppio del Watergate (1972) e che verrà incarcerato per le sue responsabilità nella cospirazione ordita da Nixon. Quello della donna è un ruolo secondario rispetto alle illegalità della Casa Bianca, ma è dal suo particolare punto di vista che viene ricostruito il più grande giallo della storia americana. Molti film, a partire dal magnifico Tutti gli uomini del Presidente (1976) hanno affrontato il tema, e questo offre una visione insolita e interessante. Interpreti eccellenti.

Harry Palmer. Il caso Ipcress
(The Ipcress File, UK, TV 2022)
di James Watkins. Con Joe Cole, Lucy Boynton, Tom Hollander, Ashley Thomas, Paul Higgins

Harry Palmer è un abile truffatore che opera nei due settori di Berlino durante la guerra fredda. Viene arrestato, ma, viste le sue notevoli capacità, gli offrono di lavorare per una sezione segreta dei servizi. Per controllarlo gli affiancano un'esperta agente, e insieme si troveranno a contrastare un pericoloso complotto. Il personaggio è tratto dal bellissimo libro di Len Deighton ma dell'originale resta ben poco. Se poi pensiamo al film del 1965, non c'è partita tra il grande Michael Caine e questo ragazzetto con l'aria da liceale secchione.

The Recruit
(Id., USA, TV 2022 - 2025)
di Alexi Hawley. Con Noah Centineo, Laura Haddock, Aarti Mann, Colton Dunn, Fivel Stewart, Kristian Bruun

Chi entra nella CIA  non necessariamente ha un ruolo operativo, sul campo: ci sono analisti, informatici, psicologi, ecc., ed un giovane avvocato, appena assunto, e quindi privo di qualsiasi esperienza, si trova ad affrontare problemi legati alla politica internazionale che vanno ben al di là delle sue competenze. Ma, paradossalmente, lo aiuterà proprio questo suo essere ancora una recluta (recruit). Un'insolita rappresentazione del mondo dei servizi, in cui si muovono figure piuttosto distanti dai cliché narrativi.

L'arma dell'inganno
(Operation Mincemeat, UK - USA, 2022)
di John Madden. Con Colin Firth, Matthew Macfadyen, Kelly Macdonald, Penelope Wilton, Johnny Flynn

Geniale trovata dei servizi segreti britannici: nel 1943 fanno in modo che i tedeschi recuperino il cadavere di un ufficiale alleato con addosso i piani (falsi) dello sbarco in Sicilia. L'operazione di disinformatja è molto complessa, ma riesce egregiamente. Ispirato ad un fatto vero, il film, nonostante qualche divagazione, si regge su un ottimo equilibrio tra verosimiglianza ed efficacia spettacolare, suspense e realismo, cinismo e humor, patriottismo e distacco documentaristico. Remake di L'uomo che non è mai esistito (1956).

Tatami - In lotta per la libertà
(Id., IR, 2023)
di G. Nattiv & Z. Amir Ebrahimi. Con Arienne Mandi, Zahra Amir Ebrahimi, Jaime Ray Newman, Nadine Marshall

Campionati mondiali di judo: un'atleta iraniana vince ripetutamente e arriva in finale. Ma l'avversaria è israeliana e Teheran non vuole l'incontro, e intima alla judoka di ritirarsi fingendo un infortunio. Malgrado esplicite intimidazioni lei vuole a tutti i costi andare avanti, anche contro il parere della sua allenatrice, a sua volta minacciata duramente. E la lotta sul tatami sarà, appunto, anche lotta per la libertà. Niente pallottole (che pure in Iran si sprecano) in un thriller giocato sulla tensione delle due protagoniste e sul continuo interrogarsi.

Una spia tra noi - Un amico leale fedele al nemico
(A Spy among Friends, UK, TV 2023)
di Alexander Cary. Con Damian Lewis, Guy Pearce, Anna Maxwell Martin, Stephen Kunken, Adrian Edmondson

Un'anonima ma acuta funzionaria del MI5 interroga a lungo e con cura un dirigente dei servizi, sospettato di aver agevolato la fuga di Kim Philby, arrivato quasi ai vertici del MI6 mentre in realtà faceva il doppio gioco a favore dell'NKVD sovietico. I due erano grandi amici, e quindi il tradimento era duplice: in realtà questo aspetto fu quasi secondario nella vera storia di chi, come Philby e gli altri, non si sentivano legati al mondo occidentale. Una serie che rinuncia al manicheismo e indaga sulla vera realtà dello spionaggio ai tempi della guerra fredda. Interpreti perfetti.

Rabbit Hole
(Id., USA, TV 2023)
di J. Requa & G. Ficarra. Con Kiefer Sutherland, Meta Golding, Enid Graham, Rob Yang, Walt Klink

John è un esperto di spionaggio industriale e quindi ne ha viste di tutti i colori, ma quando viene coinvolto in uno strano caso si ritrova accusato di omicidio e dovrà mettercela tutta per uscirne. Perchè il cuore della vicenda è la costante e massiccia raccolta di informazioni da parte di istituzioni pubbliche e private, ad alta tecnologia, che così possono fare i propri interessi manipolando l'opinione pubblica. Il tema non è certo nuovo, ma qui la narrazione è particolarmente tesa e accurata, ed il cliché hitchcockiano dell'uomo solo contro tutti funziona.

The Night Agent
(Id., USA, TV 2023 -)
di Shawn Ryan. Con Gabriel Basso, Luciane Buchanan, Fola Evans-Akingbola, Hong Chau, Enrique Murciano

Un agente dell'FBI è relegato a rispondere alle telefonate d'emergenza di colleghi in pericolo, ma scoprirà il solito tremendo complotto contro la Presidente ed entrerà in azione fra mille insidie, divenendo così un agente sul campo, inesperto ma determinato. A complicare le cose un'ingegnera informatica al corrente di importanti segreti. Ennesima, e non originalissima, variazione sul tema uno contro tutti, con cattivi annidati ovunque (e improbabilmente) e buoni (americani, ovviamente) che sventano insidie mortali.

The Diplomat
(Id., USA, TV 2023 - )
di Liza Johnson. Con Keri Russell, Rufus Sewell, David Gyasi, Rory Kinnear, Ato Essandoh

L'ambasciatrice statunitense a Londra cerca di far luce su una gravissima crisi internazionale a seguito di un feroce attentato a una nave britannica. Si tratta di una complessa cospirazione che forse vede coinvolti sia il governo di Sua Maestà che quello di Washington. La donna non sa di chi fidarsi, addirittura nemmeno di suo marito, già esperto diplomatico. Malgrado varie forzature narrative, lo sguardo sugli oscuri e inquietanti intrighi della politica mondiale è acuto e insolito.

One Life
(Id., USA, 2023)
di James Hawes. Con Anthony Hopkins, Jonathan Price, Helena Bonham Carter, Johnny Flynn, Lena Olin

Il giovane Nicholas Winton, un agente di borsa che lavora a Praga, alla vigilia della guerra si rende conto del progetto nazista di eliminazione degli ebrei e organizza ben otto treni, diretti nel Regno Unito, con a bordo centinaia di bambini altrimenti destinati ai lager. Per anni Winton non parla di questa incredibile impresa e solo a metà degli anni '80 la vicenda, assolutamente reale, viene alla luce nel corso di una trasmissione della BBC. La terribile tensione della vicenda si risolve, magnificamente, nel ricoscimento pubblico dell'eroismo di questo "Schindler" britannico.

The Agency
(Id., USA, TV 2024 - )
di George Clooney. Con Michael Fassbender, Jeffrey Wright, Jodie Turner-Smith, Katherine Watterson

Un funzionario della CIA lascia il suo lavoro clandestino e torna ad occuparsi di garantire sicurezza ed efficienza agli agenti sotto copertura che si trovano ad operare in complessi scenari internazionali. Questa attività di coordinamento, già di per sé molto delicata, si complica terribilmente quando ci si mette in mezzo un tormentato rapporto amoroso. Parziale remake della migliore storia di spionaggio, Le Bureau des légendes, la buona serie ne riprende i temi centrali ma non ne eguaglia la ricchezza di sfumature.

Il simpatizzante
(The Sympathizer, USA, TV 2024)
di Park C. & D. McKellar. Con Hoa Xuande, Robert Downey Jr., Toan Le, Fred Nguyen Khan

Durante la guerra del Vietnam un ufficiale vietcong si infiltra nei servizi del regime fantoccio di Saigon e costruisce buoni rapporti con gli americani. Quando questi perdono la guerra e se ne vanno (1975) l'agente si trasferisce negli USA e continua il suo lavoro clandestino. La nuova realtà in qualche modo lo disorienta e lui si trova combattuto tra le proprie radici rivoluzionarie e la ricchezza culturale dell'occidente. La serie rinuncia a tesi ideologiche e si concentra sul dramma privato, che è assolutamente politico.

La testimone - Shahed
(Shahed, D - A, 2024)
di Nader Saeivar. Con Maryam Boobani, Nader Naderpour, Abbas Imani, Ghazal Shojaei

A Teheran Zara avvia un'attività insolita: una scuola di danza. Verrà uccisa da suo marito, che, permeato della cultura maschilista che domina la società, considera quel lavoro immorale. L'anziana insegnante, e sindacalista, che a suo tempo aveva adottato Zara sa tutto e dunque è una pericolosa testimone. Questo non la ferma. Incredibile personaggio questa coraggiosa vecchia, che urla e agisce contro l'orribile regime teocratico, il quale addirittura riesce a convincere molte donne di non essere vittime.

Black Doves
(Id., UK, TV 2024)
di Joe Barton. Con Keira Knightley, Ben Whishaw, Sarah Lancashire, Andrew Buchan, Ella Lily Hyland

La moglie del Ministro della Difesa britannico è, nientemeno, una spia al servizio di una losca e improbabile agenzia privata di intelligence e si trova in mezzo ad un oscuro intrigo che vede coinvolti la Cina, la CIA, la malavita londinese. E non mancano i tormenti amorosi. Una serie palesemente ambiziosa che si rivela un enorme pasticcio, a partire dalla protagonista che tradisce non si sa bene perché; e ugualmente senza logica i complicati intrecci, con supercattivi spuntati dal nulla e le solite frenetiche sparatorie in cui i buoni la fanno sempre franca.

The Day of the Jackal
(Id., USA, TV 2024 - )
di Ronan Bennett. Con Eddie Redmayne, Lashana Lynch, Ursula Corberò, Chuckwudi Iwuji, K. Abdalia, L. Williams

Il capo di un'azienda high tech dispone di un software in grado di svelare clamorosi segreti, e quindi va eliminato. Se ne incarica il miglior killer in circolazione, celebre per la sua efficienza e abilissimo nei travestimenti. Un'agente del MI6 lo insegue in tutta Europa. La serie finge di ispirarsi al grande film di Zinnemann (1973, da un bel libro di F. Forsyth), ma si sviluppa, tortuosamente, con un'attualizzazione improbabile e una rete malvagia simil-Spectre. L'ottimo protagonista è gelido e camaleontico.

Black Bag - Doppio gioco
(Black Bag, USA, 2025)
di Steven Soderbergh. Con Michael Fassbender, Cate Blanchette, Marisa Abela, Tom Burke, N. Harris, P. Brosnan

Nel MI5 c'è una talpa in possesso di informazioni segretissime e l'incarico di individuare il traditore viene affidato ad un esperto agente: ma anche sua moglie è nella ristretta cerchia dei sospetti, peraltro amici fra loro, e ciò rende la situazione particolarmente delicata. Due cliché, lui & lei, e il doppio gioco (black bag), che richiamano alcuni classici del genere, sono gestiti con maestria, anche se i due principali protagonisti, lui & lei, appunto, sono decisamente troppo fascinosi, un po' come altre celebri coppie hitchcockiane.

L'agente segreto
(O agente secreto, BR, 2025)
di Kleber Mendonça Filho. Con Wagner Moura, Maria Fernanda Candido,Gabriel Leone, Carlos Francisco, A. Carvalho

Anni '70: quasi tutta l'America Latina è sotto le feroci dittature militari appoggiate dagli USA. In Brasile un professore universitario, socialista, si è messo contro un potente industriale che cerca di farlo ammazzare dalla spietata polizia. La vicenda è molto tesa, e maggiormente drammatica perché si svolge durante il vulcanico carnevale. Tutto il film (dal titolo assurdo) è giocato sui contrasti, però il grottesco non stempera, anzi, l'atmosfera violenta e disumana. Ma l'equilibrio fra thriller e politica è talvolta minato da un'eccessiva lentezza.

Il nibbio
(I, 2025)
di Alessandro Tonda. Con Claudio Santamaria, Sonia Bergamasco, Sergio Romano, Antonio Zavatteri

Iraq, 2005: Giuiana Sgrena, giornalista de il manifesto, viene presa in ostaggio da un gruppo armato, e per ottenerne la liberazione il governo italiano avvia una complessa trattativa: a gestirla in prima persona è un alto funzionario del SISMI, Nicola Calipari, che a un posto di blocco viene ucciso da un soldato americano (naturalmente gli USA daranno una falsa versione dei fatti e l'assassino rimarrà impunito). La narrazione è condotta egregiamente, con l'equilibrio giusto tra realismo e spy story. I servizi come li vorremmo.

Sara - La donna nell'ombra
(I, TV 2025)
di Carmine Elia. Con Teresa Saponangelo, Claudia Gerini, Flavio Furno, Chiara Celotto, Carmine Recano, A. Gerardi

Sara ha lavorato a lungo nei servizi segreti ma dopo la morte del proprio mentore e compagno si è ritirata, stanca e delusa. Lo strano incidente in cui ha perso la vita il figlio la porta a indagare sulla vicenda, anche con l'aiuto di una vecchia collega, e verrà alla luce una complessa trama delittuosa, collegata ad alcuni vecchi casi irrisolti. Dagli ottimi romanzi di Maurizio De Giovanni una serie ben strutturata, e interpretata egregiamente, che, fra l'altro, riprende vari temi legati alla strategia della tensione.