La campagna
di Russia

 

 

            


"Che Dio maledica chi ci ha tradito, lasciandoci sul Don e poi è fuggito"  
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Un tempo si diceva che in Italia non si può parlare male di Garibaldi, ma taluni idioti "meridionalisti" continuano a dipingerlo come avventuriero, ladro e stupratore. Invece non c'è nessuno che osi criticare gli Alpini: una gloria nazionale assolutamente intoccabile. E via con le immancabili (e assai partecipate) adunate nazionali e locali, le commemorazioni, i ricordi.

Nel Friuli, in occasione del terremoto del 1976, gli alpini, in servizio o congedati, diedero un contributo eccezionale agli interventi di soccorso e di ricostruzione, e analogamente si sono prodigati in altre situazioni di calamità: quindi è più che doveroso il riconoscimento del loro impegno.

Se poi si parla delle due guerre mondiali i discorsi sono granitici: eroismo, spirito di sacrificio, lealtà, tenacia. Che sicuramente ci furono, ma...

A partire dal celebre canto "La leggenda del Piave" (addirittura adottato cone inno nazionale dall'8 settembre 1943 all'estate 1944), che viene regolarmente suonato in molteplici occasioni, compreso il 25 aprile! La canzone patriottica per eccellenza, se non fosse basata su una ignobile falsificazione storica, facendo credere che la battaglia sul Piave fosse l'inizio della liberazione del suolo patrio dall'invasore austriaco. Ma quella battaglia si svolse nel luglio 1918, non tre anni prima, e in ogni caso (nelle cerimonie, nelle scuole) questo terribile conflitto - definito dal papa Benedetto XV "un'inutile strage" - viene esaltata come un'altra guerra d'indipendenza, dimenticando che l'Italia era stata per trent'anni alleata con Germania e Austria (e con Vienna erano di fatto già state concordate le soluzioni in merito alle controversie sui confini) e che solo nel 1915 il governo di Roma cambiò furbescamente le alleanze, sperando di ricavarne più cospicui vantaggi territoriali.
E infatti fu l'Italia ad aggredire l'Austria, non viceversa. Una guerra imperialistica, insomma, ma questo non si può dire, malgrado i fatti siano incontrovertibili.

Sì, gli alpini (così come i reggimenti di fanteria e l'aeronautica) si comportarono con fermezza e dignità, così come poi fecero in Russia, in Albania, in Grecia nel secondo conflitto mondiale. Tuttavia anche qui si omette un piccolo particolare: decine di migliaia di uomini mandati al macello dalla follia criminale di Mussolini, e non certo per nobili motivi patriottici.
E di quella sciagurata impresa nazifascista si ricorda soprattutto la battaglia di Nikolaevka (gennaio 1943), in cui effettivamente gli italiani combatterono con valore, ma sempre in un'assurda guerra di aggressione. Per non parlare delle vicenda dei soldati fatti prigionieri dai sovietici, migliaia dei quali scomparsi in qualche gulag, anche per volontà di Togliatti, nientemeno...

Un altro aspetto, ancora più nascosto, riguarda numerosi episodi, in Jugoslavia, Grecia e Albania, che videro reparti italiani, e spesso proprio di alpini, commettere atrocità analoghe alle SS nei confronti dei civili e dei partigiani.


* Dalla canzone partigiana "Pietà l'è morta" (ripresa da un canto alpino della prima guerra mondiale), in cui si ricorda come i tedeschi si guardarono bene dall'aiutare le truppe italiane, malamente equipaggiate e prive di mezzi di trasporto, nel corso della ritirata (dic. 1942 - gen. 1943) in cui decine di migliaia di italiani rimasero uccisi, dispersi o prigionieri (89.000 complessivamente nel corso della campagna di Russia).