|

Dopo lo sbarco di Colombo nelle nuove, e sconosciute, terre, tra le due principali potenze europee, la Spagna ed il Portogallo, si aprì un forte contenzioso sulle rispettive sfere di influenza.
Nel 1493 la bolla del papa Alessandro VI mise fine alla disputa assegnando alla Spagna tutte le terre ad ovest del meridiano nei pressi di Capo Verde e al Portogallo quelle ad est. L'anno dopo i due imperi siglarono l'accordo (trattato di Tordessilas) con cui si spartivano il nuovo mondo.







Raya (riga, confine) fu il termine con il quale veniva designato il meridiano, ma, naturalmente, la demarcazione ebbe valore solo per un certo tempo, finché, cioè, verso la fine del XVI secolo sullo scenario mondiale non si imposero due altre grandi potenze, Francia e Inghilterra, che si spartirono - non pacificamente - l'America del nord.
Da sottolineare che all'espansione delle potenze coloniali
contribuì notevolmente la pratica dello schiavismo.
E gli Stati Uniti (diventati indipendenti da Londra nel 1776-1783), a partire dal celebre discorso del Presidente nel 1823 (dottrina Monroe), dichiararono che non avrebbero tollerato ingerenze di qualsiasi genere su tutto il continente americano: dunque anche l'America del sud veniva considerata sotto il controllo USA, e infatti tutti i paesi di quell'area nel XX secolo subirono feroci dittature anticomuniste promosse o appoggiate da Washington: il famigerato piano Condor.
La politica imperialista fu analizzata a fondo dal socialdemocratico austriaco Rudolf Hilferding e soprattutto da Lenin in uno dei suoi più brillanti studi: L'imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916).
Il criterio arbitrario e disumano degli europei di considerare come proprio tutto il pianeta
fu in seguito applicato in altre zone del mondo, dal Medio Oriente alla Cina e in particolare rispetto all'Africa, che a fine '800 era ancora suddivisa in molteplici stati:

Colonialismo e imperialismo
Colonia, colonialismo, colonizzazione, imperialismo
Nell’uso corrente oggi si tende a confondere i concetti di colonizzazione, colonialismo e imperialismo.
Quando si parla dell’impero di una potenza, in genere, si intende indicare l’insieme delle sue colonie. Invece, originariamente, colonie e imperi erano gli esiti di sviluppi molto diversi e rimanevano realtà non assimilabili.
La parola colonia deriva dal latino colere cioè «coltivare» ma anche «abitare», una parola che, significativamente, ha la stessa etimologia di «cultura».
Originariamente il termine colonia indica semplicemente lo stanziarsi di gruppi di cittadini in un luogo esterno ai confini del loro Stato. Così, per i Greci la colonia designava il gruppo di cittadini che si trasferiva in un territorio esterno, vi fondava una città-stato, mantenendo un legame politico e/o religioso più o meno stretto con il Paese di origine ma recidendo un legame giuridico. Per la Roma imperiale la colonia era il gruppo di cittadini che si trasferiva in un territorio di recente conquista e vi svolgeva compiti politici e militari. Tale stanziamento aveva abitualmente luogo in regioni desertiche o scarsamente abitate, oppure abitate da autoctoni tecnicamente a uno stadio inferiore. La colonia greca di Marsiglia, nell’antichità, le colonie arabe della costa orientale dell’Africa in Medioevo, il Canada, gli Stati Uniti nell’età moderna sono esempi di questo fenomeno. Si tratta di quella che si potrebbe chiamare colonizzazione-migrazione, cosa che rappresenta una forma particolare di espansione demografica. A differenza della semplice migrazione (per esempio quella degli italiani in America del Sud), essa presuppone il mantenimento di un certo collegamento politico con la metropoli, che rimane garante della sicurezza.
Le colonie si possono in questo senso formare sia a seguito di conquiste (come i coloni francesi in Algeria dopo il 1830) o può accadere anche l’inverso, vale a dire che la migrazione avvenga prima e prepari il terreno dell’espansione politica. In altri termini si può dire che la colonizzazione-migrazione può essere la causa o l’effetto dell’impero.
Col passare del tempo, alla colonizzazione demografica si affiancò un nuovo concetto di colonie, di interesse puramente economico e senza che ciò implicasse trasferimento di cittadini: le colonie erano acquirenti dei prodotti finiti esportati dalla metropoli, alla quale fornivano materie prime.
Anche in questo caso si presuppone un gap tecnologico importante tra europei e popolazioni locali.
Nella storia coloniale moderna, il termine colonia viene usato non perindicare i cittadini trasferiti, ma un territorio conquistato o occupato da uno Stato. Cioè, al concetto etnico-demografico, è stato sostituito un concetto territoriale. Lo Stato sottopone il territorio della colonia alla sua sovranità, lo governa secondo i suoi criteri e ne assume la difesa. Sul piano del diritto internazionale, il territorio coloniale non ha personalità giuridica; sul piano del diritto interno, non è parte costitutiva dello Stato colonizzatore ma oggetto di un diritto di tale Stato. Gli abitanti non sono cittadini ma sudditi.
I territori conquistati o occupati si chiamavano colonie, talvolta precisando che si trattava di colonie politiche o statali, per distinguerle da quelle etniche.
Il termine di colonizzazione indica l’opera colonizzatrice di uno Stato dopo la conquista o l’acquisto di una colonia e lo sfruttamento economico di tutti i settori, dal minerario all’industriale all’agricolo. Ma il termine colonizzazione può essere utilizzato anche nella accezione etimologica di colonizzazione agricola. Il termine colonialismo originariamente veniva usato nel senso di fenomeno coloniale, obiettivi coloniali, politica coloniale, ecc., e definiva la volontà di creare o confermare un sistema di assoggettamento di popolazioni a uno stadio tecnico inferiore. Agli inizi del XX secolo esso cominciò ad essere adoperato in senso.
Come si è detto, nell’antichità la colonia era anzitutto legata a un fenomeno migratorio; ma con un preciso carattere politico e con un esito fondamentale: la creazione di uno Stato distinto, nuovo, che conservava con il Paese d’origine solo una comunità di credenze, di valori e eventualmente legami sentimentali che potevano essere la base di alleanze temporanee in caso di minacce o di pericolo. La colonia, è stato detto, è come un ramo staccato del popolo originale che, piantato a grande distanza, fa germogliare un’altra pianta.
L’impero è una cosa molto diversa. Imperator in latino è il generale; imperium è il comando, meglio, il supremo potere, la suprema autorità investita in una persona, ente o Stato. L’impero non è a base demografica, ma militare; alla sua base non vi è l’emigrazione, ma la conquista. Cioè si presuppone un popolo forte che ne sottomette un altro, debole, al suo dominio: un fenomeno di espansione che può condurre all’assorbimento totale o a una simbiosi imposta. Quest’ultimo è il caso più frequente.
L’impero è allora un amalgama più o meno riuscito, il raggiungimento di un equilibrio più o meno stabile che designa la potenza rispettiva del dominatore e del dominato. L’impero è infatti dominio, conquista, comando, soggezione, sfruttamento economico, preponderanza degli interessi metropolitani.
Spesso l’impero si appoggia sul conservatorismo politico e sull’oscurantismo, per naturale diffidenza dell’evoluzione degli autoctoni, i quali rappresentano anzitutto manodopera a buon mercato, da sfruttare secondo i metodi e in funzione degli interessi della madrepatria. Ma l’impero è anche, nello stesso tempo, un fattore di unità, di pacificazione, di circolazione di scambi e, in ultima analisi, di civiltà. L’impero è unione perché sopprime le barriere tra comunità umane; esso presuppone anche organizzazione, trasformazione, progresso materiale, allargamento degli scambi intellettuali. Insomma, la creazione degli imperi è un fenomeno che ha portato con sé una rivoluzione. Gli imperi egizio, caldeo, assiro, persiano, romano sono da questo punto di vista imperi classici. Delle colonie possono acquisire abbastanza forza da fondare esse stesse imperi, come Cartagine.
In sintesi si puà definire ’imperialismo come la tendenza di uno Stato, nazione o popolo ad acquistare il dominio o il controllo politico o economico, diretto o indiretto, su un altro Stato, nazione o popolo.
Nella storia moderna e contemporanea il termine impero, a parte casi particolari come l’impero tedesco, è stato usato nel senso di un complesso di territori di civiltà inferiore o diversa, caduti sotto il dominio, o imperium, di un altro Stato, o di una compagnia commerciale cui erano riconosciuti poteri statali.
Da impero è derivata la parola imperialismo, coniata da Benjamin Disraeli, primo ministro inglese dal 1874 al 1880.
Insomma, con il termine «imperialismo» si intende generalmente un fenomeno di espansione nazionalistica, che punta ad affermare i valori morali, spirituali, materiali e tecnologici, politici ed economici di una nazione o di un popolo rispetto ad altri.
Dagli europei l’imperialismo è stato interpretato come manifestazione di una civiltà altamente progredita e veicolo di trasmissione di tale civiltà a popoli arretrati, ma, al di là e al di sotto della rappresentazione di valori etici (la pax romana, la missione civilizzatrice, la pax britannica, ecc.), l’imperialismo fu anche e forse soprattutto espressione e manifestazione di valori economici e politici, manifestandosi quindi nella veste di imperialismo economico (controllo finanziario, industriale e commerciale di uno Stato sovrano su altri Stati sovrani) e di imperialismo coloniale (conquista di territori sotto forme giuridiche varie, portati sotto la diretta sovranità di uno Stato europeo).
Le due forme di imperialismo possono coincidere in uno stesso Stato, cosa che solleva la questione della loro correlazione cronologica, in altri termini pone la domanda se l’imperialismo economico abbia o no preceduto la forma politica di controllo. La differenza fondamentale è comunque che, se l’imperialismo economico può prescindere dal possesso di colonie, l’imperialismo coloniale si basa sul possesso delle colonie ed è caratterizzato dalla volontà di dominio e di preminenza e dalla forza espansiva del capitalismo finanziario-industriale. In altri termini, il possesso di alcune colonie non è sufficiente per attribuire la qualifica di «imperialistico» a uno Stato.
C’è una differenza sostanziale tra il fenomeno espansionistico territoriale dell’Europa moderna e la conseguente formazione di imperi coloniali da fenomeni concettualmente analoghi dell’antichità.
Gli imperi persiano e macedone ebbero un carattere militare quasi esclusivo, furono opera personale di grandi re e imperatori, a capo di grossi eserciti di terra e consistettero nell’ampliamento a macchia d’olio dei confini nazionali e nella sottomissione con le armi dei popoli confinanti. Anche l’impero romano ebbe un carattere prevalentemente militare ma fu, come gli imperi moderni, il risultato di un’opera che si protrasse per secoli, voluta da intere classi dirigenti, da eserciti e da flotte e si estese non solo sui popoli confinanti ma anche su regioni lontane di altri continenti, praticamente sull’intero mondo conosciuto.
Malgrado questa analogia, tra impero romano ed imperi europei dell’età moderna vi sono differenze sostanziali, non solo di scopi - nel primo quasi esclusivamente militari e politici; nei secondi economici, demografici e di politica di potenza - ma anche di organizzazione giuridica dei rapporti tra organi centrali ed organi periferici. Inoltre, gli imperi moderni furono opera di flotte più che di eserciti, cioè di Stati potenti più sul mare che sulla terra (con l’eccezione dell’impero russo, analogo forse a quello persiano, perché tutto contiguo al nucleo centrale di origine).
Altra diversità fondamentale tra gli antichi imperi e quelli moderni risiede nel fatto che quando i primi caddero, le loro capitali, cioè i loro centri motori, decaddero a posizioni secondarie; la fine degli imperi europei dell’età moderna ha avuto ripercussioni sulle metropoli, ma non di carattere così disastroso. Inoltre, negli imperi antichi, i popoli hanno conquistato la propria indipendenza con lotte e guerre, mentre, negli imperi moderni, l’indipendenza è stata spesso l’esito di un negoziato. Un’ulteriore differenza è geografica: per motivi fin troppo ovvi, gli imperi dell’antichità classica si sono originati tutti entro, o nei pressi, del bacino del Mediterraneo; gli imperi moderni si sono originati in tutti i continenti e hanno avuto, in alcuni casi (come quello della Gran Bretagna e della Francia), una vastità sconosciuta agli imperi antichi.
grazie anche a: Bruna Bagnato, L’Europa e il mondo, Le Monnier, 2006
Il neonato impero germanico, l'Olanda, il Belgio, l'Italia, avevano anch'essi l'obiettivo di assicurarsi una fetta del ricco bottino rappresentato dall'immenso continente africano, e così un altro tavolo, la conferenza di Berlino del 1884, sancì il dominio europeo su questa parte di mondo.
Il colonialismo classico, vale a dire il possesso di uno Stato da parte di un altro Stato, in pochi decenni entrò in crisi, sia per i complessi conflitti geopolitici tra le potenze europee, sia per le spinte indipendentiste di molti paesi africani, che a partire dagli inizi degli anni '60 del XX secolo conquistarono la propria indipendenza. Che tuttavia non equivaleva ad una vera e propria autonomia, perché comunque le ex colonie restarono (e restano) rigidamente sotto il controllo del capitalismo europeo e poi delle multinazionali.

Africa oggi
|