Schiavismo

Come recita la Convenzione delle Nazioni Unite "La schiavitù è lo stato o la condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di proprietà o taluni di essi, e lo "schiavo" è l'individuo che ha tale stato o condizione."
La schiavitù è stata formalmente abolita nel XIX secolo (ma il regno di Danimarca l'aveva fatto nel 1792): in Bolivia nel 1825, nel Regno Unito nel 1833, in Francia nel 1848, negli Stati Uniti nel 1865, in Brasile nel 1888.
Furono processi diversi tra loro, e in ogni caso la riforma giuridica (che non sempre corrispondeva al sentire comune) subì essa stessa diverse trasformazioni: negli USA, ad esempio, il diritto di voto ai neri è stato concesso nel 1870, cinque anni dopo la fine della guerra civile, ma subì varie limitazione a livello statale, e potè realizzarsi pienamente con un provvedimento vincolante su tutto il territorio federale, il Civil Rights Act (1957), peraltro anch'esso ripetutamente ostacolato. Un significativo esempio di quanto perdurasse un regime di apartheid (v. anche Rosa Parks, M. L. King, Malcolm X, Angela Davis) sta nel fatto che solo nel 1967 furono dichiarate incostituzionali tutte le norme che vietavano i matrimoni iinterrazziali.

Nel 1948 in seguito alla Dichiarazione universale dei diritti umani, la schiavitù e la tratta di esseri umani furono bandite in tutto il mondo.

Ma tuttora in varie parti del globo sussistono molteplici forme di sfruttamento intensivo (particolarmente odiose quella riferite ai bambini o alle donne come oggetto sessuale), di fatto equiparabili alla schiavitù, di persone che non sono in gado di ribellarsi o di rivendicare anche i più elementari diritti: impossibile avere dati certi, ma si stima che le persone schiavizzate siano oggi più di 45 milioni, quasi come l'intera popolazione della Spagna.
Anche se la schiavitù è ufficialmente illegale in ogni paese del pianeta, il traffico di esseri umani continua ad essere una pratica diffusa ed estremamente redditizia.

Per secoli la schiavitù è stata giudicata una pratica accettabile e funzionale, e il cristianesimo contribuì solo parzialmente a modificare tale visione, anche perché i "selvaggi" non venivano considerati umani, in quanto non cristiani (ma c'è un bellissimo film, Mission, di Roland Joffé, 1986).
Fu sostanzialmente il pernsiero illuminista (in debito con Rousseau e Locke) a modificare in modo radicale queste convinzioni, che pure furono dure a morire: negli Stati Uniti d'America, il primo Stato democratico al mondo, la schiavitù si protrasse fin dopo la guerra civile (1861-1865) e comunque i diritti civili degli afroamericani furono fortemente limitati ancora per un secolo. E in qualche modo assimilabile a una forma di schiavitù è il regime di apartheid a cui sono stati sottoposti i neri nel sud dell'Africa, o che Israele impone ai palestinesi.

Dopo Colombo, Paesi Bassi, Spagna, Portogallo, Francia e Inghilterra iniziarono a stabilire proprie colonie in tutto il mondo.

Con il continuo aumentare della domanda di beni, specialmente canna da zucchero per la produzione di alcolici e cotone, si rese necessaria una quantità maggiore di forza lavoro: e l'Africa Occidentale era una miniera inesauribile, oltre a tutto sulla rotta per le Americhe.

Le incursioni sulla costa, e poi sempre più all'interno, divennero una pratica costante e massiccia: tra il XV ed il XIX secolo, si stimano in oltre 10.00.000 le persone rapite (metà delle quali bambini e donne). I viaggi sulle navi avvenivano in condizioni disumane, e circa il 10% non sopravviveva.
Arrivati a destinazione gli schiavi venivano venduti all'asta e destinati al lavoro nei campi: orari impossibili, poco cibo, abitazioni improvvisate, malattie che nessuno curava, furono per secoli le condizioni normali di milioni di esseri umani.
A volte il lavoro era remunerato con la stessas merce prodotta, come nel caso degli alcolici, concorrendo da una parte a peggiorare lo sfruttamento della manodopera e dall'altra a diffondere diverse leggende sulle qualità terapeutiche della sostanza.

L'economia di Bristol, Nantes, Liverpool, e di tante altre città portuali, ebbe un formidabile impulso proprio grazie al commercio degli schiavi e, più in generale, aziende e governi realizzarono profitti immensi.

Sebbene intervenissero vari mutamenti nel modello schiavista, il trattamento riservato agli schiavi rimase invariato: turni di lavoro massacranti, privazione della dignità, punizioni crudeli. Solo verso l'inizio del XIX secolo Spagna e Portogallo avviarono alcune timide riforme, concedendo taluni diritti, come ad esempio il matrimonio e la possibilità di denunciare un padrone particolarmente violento.