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Umberto Eco
Vertigine della lista
Bompiani, 2009, € 39 |
Questo sito è colmo di elenchi: bibliografie, film gialli, immagini, e chissà cos'altro ancora.
Il dubbio che si trattasse di una qualche compulsione ritornava velenosamente: sostituire all'organicità, al ragionamento, la semplice enumerazione?
A dire il vero il sito è fatto poi soprattutto di contenuti (opere, saggi, approfondimenti, notizie), e dunque il rischio di essere aridi, burocratici, si diluiva nella (addirittura eccessiva) corposità della scrittura.
In ogni caso ecco un libro che ci tranquillizza. Intendiamoci, non è che tutto ciò che scrive Umberto Eco è da prendersi come esempio (anche perché sarebbe difficile assai star dietro a quel mostro di cultura), tuttavia è confortante che qualcuno si sia preso la briga di riflettere seriamente sull'utilità, o meno, di liste e dintorni.
Se vi è capitato di vedere in tv uno spezzone della conferenza tenuta da Eco al Louvre (peraltro in un accettabile francese) non sarete sfuggiti alla fascinazione suscitata dai riferimenti a celebri e utilissime liste, non ultima quella cantata da Leporello, che illustra il Catalogo di Don Giovanni.
Dunque...
Nella storia della cultura occidentale ricorre spesso il gusto dell'accumulo: liste di santi, schiere di soldati, cataloghi di esseri mostruosi o piante medicinali, accumuli di tesori, fino alle sfilate del '900, dal musical hall alla moda. La vertigine della lista non è casuale. Una cultura preferisce forme conchiuse e stabili quando è certa della propria identità culturale, mentre fa elenchi quando si trova di fronte a una serie disordinata di fenomeni di cui cerca un criterio. La poetica del catalogo attraversa così tutta la storia dell'arte e della letteratura; non la vediamo all'opera solo nelle file degli animali leggendari degli antichi bestiari, o nelle schiere celesti degli angeli e in quelle infernali dei diavoli, o nelle collezioni naturaliste del XVI secolo, o nel gusto militarista delle parate di ogni tempo. La ritroviamo più trasversalmente da Omero a Joyce, dai tesori delle cattedrali gotiche ai paesaggi onirici di Bosch e alle Wunderkammern, per arrivare fino al '900 e ad Andy Warhol o Arman.

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