All'aggressione militare della Jugoslavia da
parte italiana dell'aprile 1941 seguì, nei ventinove mesi
dell'occupazione, una politica di "pacificazione" attuata
attraverso l'esercizio sistematico e pianificato della violenza
ai danni della popolazione civile. All'indomani della cessazione
della guerra, il governo jugoslavo presieduto da Tito reclamò,
perché potessero essere giudicati, i militari e civili
italiani ritenuti responsabili dei crimini. Per la prima volta presentati nella loro interezza, l'atto d'accusa jugoslavo e i documenti della difesa italiana, qui raccolti e commentati, risultano uno strumento prezioso per comprendere le logiche e i metodi che si accompagnarono alla spietata occupazione italiana e per far luce sulle responsabilità nella copertura e nell'insabbiamento dei crimini.
Costantino Di Sante è ricercatore presso l'Istituto regionale per la storia del Movimento di Liberazione delle Marche e responsabile della Biblioteca provinciale di storia contemporanea di Ascoli Piceno. Tra le sue pubblicazioni, L'internamento civile nell'ascolano. Il campo di concentramento di Servigliano 1940-1944 (Ascoli Piceno, 1998) e il catalogo della mostra Fascismo e Resistenza nel Piceno (Ascoli Piceno, 2003). Ha curato I campi di concentramento in Italia. Dall'internamento alla deportazione, 1940-1945 (Milano, 2002).
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