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Ascanio Celestini
Lotta di classe
Einaudi,
2009, pp. 236, € 18,50 |
«Io passo attraverso i muri. Attraverso le villette antiladro controllate dagli allarmi antizingaro, protette da inferriate antinegro con vernice antiruggine dove antipatici padroni antisemiti con crema antirughe fanno antipasti antiallergici in bunker antiatomici.
Attraverso le banche videosorvegliate. Attraverso i muri delle caserme, dei manicomi, delle galere.
E mi viene da ridere mentre una guardia prova a fermarmi, perché attraverso anche lei con la sua divisa. Lei che si girerà dicendo: - Brigadiere, che facciamo? Questa è stregoneria!
E io le risponderò: - No, questa è lotta di classe.»
Questo è un libro in cui perdersi. Un saliscendi di storie, su e giù per le scale di un condominio di periferia. Sono torrenti di voci che corrono verso un burrascoso racconto corale, una miscela irripetibile di affabulazione, politica e poesia.
«Quando il dottore ha aperto mia madre, non ha trovato l'esofago.
S'era bruciato con l'acido. Mio padre ci ammazzava i topi nel gallinaro. Diceva che mio zio non ne prendeva manco uno con le trappole, che il formaggio e la trappola a molla funzionano solo nei cartoni animati di Tom e Jerry. Allora buttava l'acido nelle tane dei topi e li bruciava. Ma poi stava per cominciare l'inverno e voleva capire se col freddo l'acido si congela.
Diceva «magari gli butto l'acido e invece di bruciarsi i topi fanno pattinaggio su ghiaccio».
Ha messo la bottiglia in freezer per fare la prova e mia madre se l'è bevuta. È successo per sbaglio. Quando il dottore l'ha aperta non ha trovato l'esofago.»

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